lunedì 18 febbraio 2013

La Strada

di Federico Fellini

Con: Giulietta Masina, Anthony Quinn, Richard Basehart, Aldo Silvani.

Drammatico

Italia (1954)


 












E’il 1954: il neorealismo ha ufficialmente chiuso la sua stagione con “Umberto D.” (1952) ma la sua influenza continua (e continuerà) a farsi sentire nel cinema italiano; Federico Fellini, all’epoca già conosciuto grazie a “Lo Sceicco Bianco” (1952) e “I Vitelloni” (1953) decide di creare uno spaccato di vita dell’Italia del Secondo Dopoguerra allontanandosi dai canoni estetici e narrativi propri del neorealismo, dimostrando che è possibile fare un cinema fortemente ancorato alla realtà usando simbolismi e metafore: nasce “La Strada”, uno dei suoi capolavori.



Il gigante di strada Zampanò (Anthony Quinn) acquista per diecimila lire Gelsomina (Giulietta Masina), la sposa e comincia a girare l’Italia mettendo in scena numeri da circo della strada.
L’intenzione di Fellini è di ritrarre il rapporto tra uomo e donna e la scissione tra le componenti interne dell’uomo stesso; Gelsomina è il simbolo della donna italiana prima dell’emancipazione: piccola ed insicura, dolce e sottomessa al marito, ha nei suoi confronti un ruolo totalmente ancillare; Zampanò è invece il simbolo del maschio, di cui però rappresenta solo la componente fisica: rozzo e spregiudicato, pensa solo al proprio tornaconto e non si accorge di ferire chi gli sta intorno; tutto ciò che gli interessa è sopravvivere, non ha ambizioni né ideali. 




Controaltare a questa figura quasi bestiale è “Il Matto” (Richard Basehart), altro artista di strada: un giocoliere ed equilibrista che “salta verso l’alto”, metafora dell’intelletto che si eleva verso forme più alte di esistenza; Il Matto si rivolge con dolcezza a Gelsomina e ne conquista subito la simpatia; Zampanò, invece, lo detesta: la parte bestiale dell’uomo trionfa e ne schiaccia ogni vocazione elevata; l’uomo quindi si autocondanna alla solitudine e al vagabondaggio: una vita simile a quella dei cani; nel finale, Fellini decide di compiere un avvicinamento definitivo alla figura del bruto: il punto di vista della narrazione diventa il suo, non più quello di Gelsomina, e con i suoi occhi assistiamo alla tragedia che lui stesso ha creato.



“La Strada” è una pellicola commovente e geniale, il primo vero capolavoro di Fellini, in cui il maestro comincia ad elaborare la sua poetica surreale e visionaria creando un nuovo modo di avvicinarsi alla realtà nel cinema italiano.

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