lunedì 18 febbraio 2013

El Topo


di Alejandro Jodorowsky

Con: Alejandro Jodorowsky, Alfonso Arau , David Silva, Mara Lorenzio.

Western/Surreale

Messico (1970)


 












“El Topo”, ovvero “la talpa”: un animale che passa la sua vita scavando tunnel sotto terra in cerca della luce del sole e che quando la trova ne resta accecato; per Jodorowsky questo animale è il perfetto simbolo dell’essere umano: smarrito in un mondo buio e alla ricerca della grazia divina.



La storia si svolge in una sorta di far west perso nel tempo e nello spazio; in un villaggio messicano governato da un generale corrotto, giunge il pistolero El Topo (interpretato dallo stesso regista) il quale, dopo essere stato ammaliato dalla donna del boss, lo uccide e fugge via con la donna; nel deserto, il pistolero dovrà affrontare una serie di avversari (“profeti”) per dimostrare alla donna di essere degno di lei; tradito e ucciso, El Topo risorge come un santone bianco in un altro villaggio, sottomesso da un culto opprimente e mendace.
Surrealista nell’anima e provocatore per vocazione, Jodorowsky è in realtà una figura molto più interessante di quanto possa sembrare ad una visione superficiale della sua opera; la sua passione per la spiritualità non si risolve mai in una mera contemplazione del bizzarro stile new age, ma si sostanzia in una perenne ricerca del divino e nell’esaltazione di ogni via per raggiungerlo; per comprendere appieno lil suo pensiero bisognerebbe guardare con attenzione il suo capolavoro, “La Montagna Sacra”, e leggere i suoi scritti religiosi, in particolare i commenti al Vangelo. 


“El Topo” è il suo secondo lungometraggio e risente molto dell’atmosfera dei primi anni ’70; sebbene l’intera pellicola sia incentrata sulla ricerca del sacro e sulla lotta alla corruzione terrena, i forti simbolismi che l’autore usa sono di matrice smaccatamente lisergica: tutto il film appare come un gigantesco trip in acido in cui si mescolano simboli divini, attacchi politici, pietre falliche, frutti vaginali, spaghetti western e ascetismo assortito; simboli e significati si inseguono forsennatamente, ma talvolta il risultato è infelice: davvero troppo criptici appaiono molti dei personaggi e delle loro caratteristiche, tra questi alcuni dei “profeti” e, soprattutto, il personaggio femminile che si affianca a El Topo e alla ragazza durante il viaggio nel deserto. 


Fortunatamente le tesi di Jodorowsky riescono comunque ad emergere con chiarezza e forza: il potere, sia esso politico o religioso, ingabbia l’uomo, il quale deve smascherare le finzioni che questo usa per affermarsi (il “trucco e parrucco del generale, il simbolo mistificatore della chiesa che copre il vero simbolo sacrale); nel suo cammino l’uomo viene sedotto e tentato dal male sotto ogni forma (la donna, in questo caso) e l’unico modo che ha per proseguire il suo viaggio è quello di fondere anima e corpo in un tutto unico, senza mai scindere l’uno dall’altro (le “due parti” di El Topo si alleano nell’ultimo atto). Il risultato è una pellicola curiosa e bizzarra: un western folle eppure intelligente, con cui Jodorowsky si affermò all’epoca sul piano internazionale e che contiene in nuce tutti gli aspetti contenutistici e formali che faranno la fortuna del suo cinema.

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