giovedì 13 giugno 2013

Cinecomix Overdose Parte III- "Escono dalle Fottute Pareti!"



E forse mai citazione fu più calzante; a seguito del successo di "Blade" (1998), "X-Men" (2000) e sopratutto "Spider-Man" (2002), la mania dei film super-eoristici invade definitivamente Hollywood; le produzioni tratte da fumetti non si contano: praticamente tutti i personaggi Marvel e Dc vengono trasposti su schermo, con risultati il più delle volte sconcertanti: l'opera di adattamento spesso non ha nulla a che vedere con la fonte d'origine e, ancora peggio, gli autori messi in cabina di regia non hanno quasi mani una cognizione specifica (o anche semplicemente sufficente) del mezzo cinematografico; perfino registi del calibro di Sam Raimi ed Ang Lee restano distrutti dal contatto con i fumetti, filmando le loro pellicole peggiori; unica nota positiva nel marasma di personaggi in calzamaglia ed effetti speciali scadenti è dato dall'avvento (e il termine non è messo lì per caso) di Christopher Nolan, autore già apprezzato nel cinema indipendente inglese ed americano che riesce a ridare dignità al personaggio di Batman e, sopratutto, agli eroi su Grande Schermo; exploit che, però, non riesce a segnare un punto di svolta vero e proprio: a seguito della fondazione dei Marvel Studios, il modello di riferimento che si impone è quello di "Iron Man" (2008), che toglie ogni forma di dignità al filone.
Ben altro discorso merita il settore dei cinecomic veri e propri; grazie all'impiego della tecnologia digitale e all'estro visionario di Robert Rodriguez, il linguaggio dei comic trova una fusione completa e totale in "Sin City" (2005), erede estetico e spirituale del "Dick Tracy" di Warren Beatty; lo stile degli autori di comics viene sempre più spesso spostato pari pari su pellicola, con esiti talvolta interesanti, talaltra improbabili, come dimostrato da Zack Snyder con "300" (2007); la migliore trasposizione da fumetto si deve però al grande David Cronenberg, che con il bellissimo "A History of Violence" (2004) traspone su schermo una splendida graphic novel purgandola di ogni riferimento grammaticale al fumetto, prova che anche le storie nate su carta possono tranquillamente essere trasposte su schermo senza scadere nel semplice esercizio estetico.

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