sabato 4 ottobre 2014

Cuore Selvaggio

Wild at Heart

di David Lynch

con: Nicolas Cage, Laura Dern, Diane Ladd, Willem Dafoe, Harry Dean Stanton, Isabella Rossellini, J.E. Freeman, Crispin Glover, Freddie Jones, Grace Zabriskie, Sherilyn Fenn, David Patrck Kelly, Sheryl Lee.

Usa (1990)
















---SPOILERS INSIDE---

1990: l'anno più fulgido della carriera di Lynch. In televisione spopola il rivoluzionario "Twin Peaks", mentre al cinema trionfa "Cuore Selvaggio", ennesimo capolavoro premiato con la Palma d'Oro a Cannes. Un'opera solo apparentemente meno complessa, più lineare e meno inquietante del precedente "Velluto Blu" (1986), che Lynch trae dal romanzo omonimo di  Barry Gifford e con la quale crea la perfetta (anti)favola americana.


Sailor Ripley (Nicolas Cage) e Lula Fortune (Laura Dern) sono giovani e follemente innamorati; dopo essere stato arrestato per omicidio colposo, Sailor decide di fuggire insieme a Lula dalla di lei madre, la perfida Marietta (Diane Ladd), per raggiungere la California; quello che non sa è che Marietta vuole ucciderlo e che per farlo ha incaricato lo spietato Marcellos Santos (J.E Freeman), suo ex amante; la fuga d'amore dei due amanti si trasforma così in un viaggio verso la salvezza.


Un fuoco che brucia incessantemente, il fuoco della passione selvaggia che scorre tra Lula e Sailor, il fuoco della violenza insita nel cuore di Sailor, il fuoco distruttivo che anima Marietta e che scorre sotto la pelle di ogni personaggio secondario; un fuoco creatore e distruttore, che anima l'America che i due ragazzi attraversano e che Lynch imprime a forza negli occhi e nella mente dello spettatore. Perchè "Cuore Selvaggio" altro non è se non il racconto di una passione indomita che sgorga dai personaggi e si riversa negli strani ed oscuri luoghi che attraversano; una fuga dai toni fiabeschi, che qui si fondono con il sostrato onirico per creare un'atmosfera unica, impalpabile eppure vicinissima al reale.


La fuga dei due amanti è un road movie senza meta, dove la salvifica California presto si arena nei non-luoghi del deserto del mid-west e del Texas, svuotati di ogni epicità classica per diventare un vero e proprio "nulla" che inghiotte chiunque vi capiti.
Il pellegrinaggio formativo diviene viaggio nel rapporto vivo e pulsante tra i due amanti, non due personaggi semplicemente speculari (il ruvido e romantico maschio e la dolce e salvifica ragazza), bensì vere e proprie anime gemelle, che intrattengono una conversazione lunga un film, entrando direttamente nella mente e nel cuore dello spettatore. Perchè Sailor e Lula sono gli archetipi stessi dell'amore: due metà inscindibili perennemente avvinghiati, due lati della passione più pura e genuina che si confrontano, si amano, si confortano ed insieme attraversano un mondo ostile ed alieno, il quale mette costantemente alla prova la loro unione.


E la riuscita dei due personaggi si deve anche e sopratutto alle peculiari scelte di casting effettuate da Lynch. Da un lato Laura Dern, l'angelica Sandy di "Velluto Blu" ora sbocciata in una giovane donna dalle curve sensuali, ma dal volto ancora candido ed innocente, amante pura e allo stesso carnale. Dall'altro un Nicolas Cage in gran spolvero, che Lynch riesce sempre a trattenere tra le righe, annientandone l'overacting fatto di faccette ed occhi sgranati; ed è proprio Cage che riplasma il Sailor di Gifford tratteggiandolo in modo ancora più colorato e memorabile: cuce addosso al focoso bad boy la sua passione smodata per Elvis ed il rock 'n roll, lo fa parlare come il compianto Re di Memphis e compiere acrobazie marziali come nelle sue esibizioni a Las Vegas; e sopratutto lo barda nella celeberrima giacca in pelle di serpente, il simbolo della sua individualità e fede nella libertà, omaggio al Marlon Brando di "The Fugitive Kind" (1960) con il quale (ri)crea una vera e propria icona.
Sailor e Lula divengono così i simboli stessi di un'America ideale, di una gioventù appassionata ed arrabbiata in cerca di sé stessa e della propria affermazione, che con i corpi aggraziati e sensuali di Cage e della Dern viene elevata a simbolo totale e totalizzante della gioventù tutta e della passione più genuina e verace.


Ma se l'amore dei due ragazzi è puro e vivo, il mondo nel quale sono prigionieri è l'emblema stesso dell'ipocrisia più bieca: l'America più vera, quella del perbenismo oltranzista, che Lynch decontestualizza da ogni riferimento spazio-temporale preciso per isolarla in una sorta di limbo sospeso tra la modernità e gli anni '50, ossia il cuore pulsante di quella società sobria e pulita che negli antri più scuri generava mostri disumani e terrorizzanti.
La favola dei due amanti in fuga viene colorata da Lynch con personaggi e rimandi della più celebra fiaba made in Usa di sempre: Il Mago di Oz; Marietta diviene la strega cattiva, Lula una sensuale Dorothy, le highways un moderno di mattoni gialli. "Cuore Selvaggio" è così la definitiva favola americana: una fuga irreale e postmoderna, specchio deformato ed allucinato di una società, dei suoi mostri e dei suoi eroi.


La fuga dalla morte e nel nulla viene colorata da incontri casuali, inquietanti, surreali e storie passate ancora sanguigne e sanguinanti, che a poco a poco traformano la relazione di Sailor e Lula rinsaldandola definitivamente. Alle spalle dei due, la Strega Cattiva viaggia con il suo amante Johnnie Farragut (Harry Dean Stanton) ed il suo ex Santos, apparendo come una visione di puro terrore a Lula. Le due killer sorelle Perdita e Juana Durango (Isabella Rossellini e Grace Zabriskie), doppleganger sensuali e sfatti di sé stesse, ingannano, uccidono, amano, scopano e distruggono tutto quello che toccano.Una bellissima ragazza (Sherilyn Fenn) emerge dalle tenebre di uno spaventoso incidente stradale per annunciare un possibile epilogo della fuga disperata ai due innamorati. E sopratutto un marcio e folle Willem Dafoe, in uno dei suoi ruoli più memorabili, attende i giovani all'epilogo texano nelle vesti del lercio Bobby Peru, incarnazione della follia dirompente e distruttiva di un mondo "selvaggio nel cuore e folle nella mente", pronto a distruggere psicologicamente Lula e fisicamente Sailor.
E l'America aperta e desertica che cinge i personaggi diventa la dark room definitiva, una prigione a cielo aperto nella quale si consumano gli incubi più truci, abitata da personaggi corrotti dall'eccesso e trasfigurati in mostri.


Lynch vota ogni elemento all'eccesso: vira i colori verso una saturazione inusuale nel suo cinema, con il rosso delle fiamme che brucia gli occhi e il cervello e il blu del cielo che schiaccia i personaggi come il coperchio di un'ideale scatola cinese. Distrugge il suono delle voci riverberando echi industriali o velocizzando battute e contrappone le noti dolci e sensuali del tema d'amore di Badalamenti ad un rock duro, metallico fino ai limiti dell'incubo per tratteggiare il carattere indomito delle figure che popolano la sua fiaba. La narrazione viene spezzata in flashback vividi, come l'inquietante scena dell'aborto o la sensualissima scena in cui Sailor va letto con una maniaca delle armi; un montaggio lento, che si concentra sui dettagli delle fiamme, sui punti di vista dei personaggi secondari e che trasforma il road-movie in uno spaccato tra la fiaba vera e propria e il thriller con tinte noir.


Un fiaba dura e secca, con la sensualità che si traduce in puro erotismo e la violenza che sfora i limiti dell'iperrealismo per raggiungere il grottesco più puro: teste che schizzano in aria, crani spappolati ed arti rubati da cani; la perfetta favola americana, appunto, che fa dell'eccesso uno stile senza mai scadere nel patetico o nel pretenzioso; perchè Lynch sa come catturare l'occhio, la mente e il cuore dello spettatore, che si trova così a tifare smaniosamente per l'amore di Lula e Sailor, sino a gridare di gioia dinanzi ad un finale trionfante, sulle note romantiche e sensuali dell'immortale "Love Me Tender" del Re del Rock.



EXTRA

Fu il produttore musicale Monty Montgomery a segnalare a Lynch il romanzo di Barry Gifford e a trovare i 9 milioni e mezzo di dollari necessari per la produzione; nel 1981, Montgomery aveva prodotto e co-diretto "The Loveless", esordio alla regia di Kathryn Biegelow anch'esso ambientato negli anni '50 e con protagonista un giovanissimo Willem Dafoe.


Nel 2001 Montgomery avrebbe collaborato nuovamente con Lynch apparendo nei panni del misterioso cowboy in "Mulholland Drive"




Nel 1997, Alex De la Iglesia ha diretto "Perdita Durango", tratto dal romanzo di Gifford "59 Degrees and Raining", nel quale torna il personaggio omonimo, questa volta interpretato da Rosie Perez.


Diversi gli "abituèe" del cinema lynchano che fanno capolino tra le strade di "Cuore Selvaggio"; Laura Dern aveva già interpretato la Sandy di "Velluto Blu" e sarebbe tornata a lavorare con Lynch 16 anni dopo nel superbo "INLAND EMPIRE- L'Impero della Mente"; sempre da "Velluto Blu" torna Isabella Rossellini, nei panni della bieca doppiogiochista Perdita Durango; Grace Zabrieskie, qui nei panni di Juana Durango, lavorerà con Lynch anche in "Twin Peaks" (1990-1991) e nella sua trasposizione cinematografica "Fuoco Cammina con Me" (1991), in "INLAND EMPIRE" e in "My Son, My Son, What have ye done?" (2009). Freddie Jones appare nei panni di uno stralunato avventore nel bar di New Orleans, mentre Jack Nance in quelli di un attore porno; Sherilyn Fenn e Sheryl Lee (che appare nella penultima scena nei panni della Strega Bianca) sono anch'esse tra le protagoniste di "Twin Peaks" e "Fuoco Cammina con Me", mentre David Patrick Kelly, il mitico Luther de "I Guerrieri della Notte" (1979) appare nei panni del killer Dropshadow e in quelli di Jerry sempre in "Twin Peaks".

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