lunedì 15 gennaio 2018

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Three Billboards outside Ebbing, Missouri

di Martin McDonagh.

con: Frances McDormand, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Peter Dinklage, Caleb Landry Jones, Kerry Condon, Abbie Cornish, Lucas Hedges, John Hawks, Samara Weaving, Amanda Warren, Zelijko Ivanek, Kathryn Newton.

Drammatico

Usa, Inghilterra 2017












Non proprio il film che ci si aspetterebbe da Martin McDonagh questo "Tre Manifesti", lontano anni luce dai precedenti "In Bruges" e "7 Psicopatici"; laddove McDonagh ci aveva abituati a commedie nerissime che si divertivano a sovvertire i clichè del noir, con questa sua ultima prova si cimenta in qualcosa di più rischioso, ossia contaminare il dramma umano con qualche spruzzata di umorismo, per creare qualcosa di unico, coinvolgente ma anche divertente. E per fortuna, grazie al suo polso saldo, la scommessa riesce.




Ci sono echi dei fratelli Coen  e di Cormac McCarthy per tutto il film; d'altronde, l'ambientazione para-rurale non può che puntare in quella direzione, così come l'uso del registro umoristico e le implicazioni della storia.
Una storia di dolore e di rivalsa, quella di Mildred, interpretata dalla McDormand ossia il volto coeniano doc; una storia di vendetta contro le forze dell'ordine, che hanno il volto umano di Woody Harrelson e quello strafottente di Sam Rockwell; la storia di una madre che decide di sputtanare la corruzione ed il malcostume della polizia in un modo inedito ed efficace, ossia affiggendo tre cartelloni appena fuori città, dove descrive la morte della figlia, stuprata mentre veniva uccisa, e la successiva inerzia delle indagini.
Da qui il conflitto verso l'ordine costituito, l'odio di una genitrice nei confronti di un'istituzione silente, arroccata nei propri vizi. Un conflitto che però non fa salvo nessuno.




La polizia è imbelle, ma il capo Willioughby non è un lavativo, nè corrotto; è in realtà un uomo ligio al dovere, che non è riuscito a trovare l'assassino pur avendo fatto tutto il possibile; un uomo dallo sguardo pregno di umanità, attaccato alla famiglia quanto se non più di Mildred, che cerca di temperarne l'animo e di tenere unito, al contempo, il corpo di polizia.
Di tutt'altra indole è l'agente Dickson, che Rockwell caratterizza come un redneck fuori controllo: perennemente ubriaco e mammone, si diverte a distruggere tutto quello che gli si para innanzi, iniziando una guerra aperta contro Mildred e la sua personale crociata.




Eppure, è proprio questo sfatto tutore dell'ordine a rappresentare il volto più umano della storia, che finisce per redimersi grazie al dolore. Quella stessa specie di dolore che ha ingenerato rabbia in Mildred ed in parte anche in lui, finisce per trasformarlo, per cambiarne in meglio l'indole scapestrata sino ad una maturazione totale.
In modo simile, anche Mildred realizza la futilità delle sue azioni più radicali mediante il confronto con il prossimo. La rabbia che prova non è sete giustizia, quanto rivalsa per un'offesa subita.




E Mcdonough, al pari dei Coen, si diverte a sovvertire i centri nevralgici del dramma: non c'è risoluzione vera e propria, solo una presa di coscienza da parte dei personaggi; tantomeno una ricomposizione vera e propria di tutti i drammi (primo fra tutti, quello della famiglia di Mildred e della sua relazione con James); così come l'umorismo al vetriolo finisce non tanto per alleggerire la vicenda, quanto per rendere più caustici personaggi e situazioni.
Il dramma, di conseguenza, non viene annacquato, anzi forse riesce persino a guadagnare qualcosa in potenza; non c'è voglia di ridicolizzare i personaggi e le situazioni: ogni volta che la drammaticità deve essere mostrata, entra in scena con livore, finendo per colpire al cuore ed allo stomaco.




"Tre Manifesti a Ebbing, Missouri" si configura così come un ibrido sorprendente: un dramma asciutto e potente innaffiato con dosi di umorismo nerissimo, ennesima prova di talento per un filmmaker ingiustamente poco conosciuto presso il grande pubblico.

2 commenti:

  1. Film bellissimo e sorprendente, hai perfettamente ragione. Tre manifesti... era un titolo che mi incuriosiva soprattutto per la presenza di un cast di mostri sacri, ma alla fine si è rivelato anche un film più profondo di quanto mi aspettassi.

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  2. Anche più drammatico, manca il cinismo divertito dei precedenti film ed è un bene.

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