venerdì 8 giugno 2018

L'Odore della Notte


di Claudio Caligari.

con: Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Emanuel Bevilacqua, Giorgio Tirabassi, Federico Pacifici, Alessia Fugardi, Little Tony.

Noir

Italia 1998

















Arriva a quindici anni di distanza da "Amore Tossico", "L'Odore della Notte", seconda opera nel percorso di fiction di Caligari; e, inutile dirlo, nel frattempo tutto è cambiato: l'industria del cinema è crollata e nel panorama italiano desolato e desolante di fine anni '90, il noir di Caligari è opera a sè, che rifugge da tutte le derive falso intimiste e finto impegnate che incrostano il cadavere del cinema italiano per rifarsi a quello di un maestro d'Oltreoceano, quel Martin Scorsese che apprezzerà gli omaggi espliciti. E con esso, il grande autore romano riesce a fondere con efficacia inusitata gangster movie e impegno sociale, scavalcando le convenzioni narrative e sperimentando soluzioni visive ancora oggi frizzanti.



Ispirato in parte ad un libro di Dido Sacchettoni che ricostruisce i fatti della "banda dell'Arancia Meccanica" che terrorizzò i quartieri bene di Roma tra gli anni '70 e i primi '80, Caligari costruisce il film sulla figura di Remo Guerra, interpretato da un esordiente Valerio Mastandrea.
Remo è un poliziotto della squadra mobile di stanza a Torino che, in licenza nella nativa Roma, si abbandona a violente rapine ai danni dei ricchi. Lui, ex ragazzo di vita delle borgate, trova nella violenza un'ispirazione di vita: l'atto del furto è affermazione individuale del quale adora la scarica di adrenalina, al punto di vivere per quei momenti; non ci sono alternative alla vita violenta: quella da membro delle forze dell'ordine è una vita che gli va stretta, l'onestà non è nemmeno contemplata; non può esistere un'alternativa che gli permetta di vivere al massimo e senza dover rendere conto a nessuno. Remo è un drogato di emozioni, come i personaggi di Kathryn Biegelow e, sofrtunatamente, Mastandrea non riesce a comunicare a pieno la carica di vita del personaggio, in una perferomance piatta e monocorde.



Laddove il personaggio di Remo trova nelle rapine una ragione di vita a causa delle forti emozioni, Caligari carica di un significato ulteriore le sue azioni, una sorta di vendetta sociale dei sottoproletari contro la classe dirigente. Dopotutto il periodo storico è indicativo già per sè stesso della situazione sociale: il boom economico si è concluso da almeno un decennio, la scala sociale si è chiusa, i poveri restano poveri, i ricchi schifosamente agiati. Nell'atto della rapina, lo spiantato delle borgate romane spoglia letteralmente il ricco dei suoi averi e se ne appropria come in una forma deviata di esproprio proletario.
Ma non c'è idealizzazione nelle azioni di Remo e soci: Caligari li descrive sempre e comunque come personaggi negativi, persi nel proprio vizio, al pari dei tossicodipendente di "Amore Tossico".



I rimandi a Scorsese sono espliciti e diretti: la scena della tv scalciata e quello dello specchio come in "Taxi Driver" sono vere e proprie dichiarazioni di intenti. Ma la vera ispirazione sta in "Quei Bravi Ragazzi", nel modo in cui il regista italoamericano rilegge la forma filmica; il montaggio spezza le azioni, talvolta interrompendole con fotogrammi neri o rossi; la cinepresa si muove talvolta libera per gli ambienti, divenendo personaggio ulteriore; e tra voice off e sfondamento della quarta parete diretto, si assiste a tutto per il tramite del punto di vista del protagonista.
Il risultato è semplicemente magnifico: Caligari trova una sua forma, pur manierista, nel quale far confluire le intuizioni noir ed estetiche; forma che permette al narrato di avere una marcia in più, di imprimersi con maggior forza nei sensi dello spettatore, pur non raggiungendo i livelli delle fonti di ispirazione.



Duro ed irredento e bello nello stile, "L'Odore della Notte" è un noir riuscito ed interessante, una vera perla di puro cinema di genere come in Italia non se ne facevano da tempo.




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