venerdì 15 ottobre 2021

I Diavoli

The Devils

di Ken Russell.

con: Oliver Reed, Vanessa Redgrave, Dudley Sutton, Max Adrian, Gemma Jones, Murray Melvin, Georgina Hale.

Inghilterra 1971
















Inutile negarlo: il nome di Ken Russell resterà per sempre legato a "I Diavoli", non solo la sua opera più riuscita, potente e importante, ma anche uno di quei film per i quali il termine "maledetto" sembra essere stato coniato appositamente.
Selezionato da Fellini, Visconti e De Sica per partecipare alla Mostra del Cinema di Venezia, allora diretta dall'ultracattolico Gian Luigi Rondi, viene proiettato nell'agosto del 1971 scatenando l'ira dei conservatori: troppo licenzioso verso la rappresentazione "dannata" dei suoi personaggi, troppo leggero e oltranzista nella descrizione degli equilibri di potere tra Stato e Chiesa, troppo progressista nell'affrontare il tema, da sempre dibattuto, del celibato dei preti cattolici. Una tripletta che finisce per bollare il film come "scandaloso" e immorale sino ai limiti del blasfemo. Il che è in parte veritiero, ma non così scandaloso quando ci si accorge non solo dell'urgenza delle tematiche che l'autore sviscera, ma anche grazie ad una rappresentazione del corpo e dell'estasi sessuale spinta, ma mai veramente compiaciuta.


Russell si ispira al romanzo "I Diavoli di Loudun" di Aldous Huxley, in particolare ad una sua trasposizione teatrale operata da John Whiting.
Francia, inizi del XVII secolo. Finite le guerre di religione contro i protestanti, schiacciati dalla repressione cattolica, nella cittadina di Loudon il patriarca cattolico Urbano Grandier (Oliver Reed) detiene l'effettivo potere politico sui sudditi, garantendo la convivenza anche con i protestanti. Vero e proprio edonista, Grandier porta avanti una vita sregolata, concedendosi a tutte le donne che desidera a prescindere dal suo status di ecclesiasta; e senza che lui lo sappia, è il sogno erotico delle suore Orsoline del posto, la cui madre superiora Jeanne (Vanessa Redgrave) smania per possederlo. Le cose precipitano quando, da un lato, il prelato decide di sposare in segreto la bella e pudica Madeleine (Gemma Jones), dall'altro Richelieu (Christopher Logue) prende la decisione di revocare i privilegi di autogoverno della cittadina, insidiando il potere lì costituitosi. All'opposizione di Grandier, la Chiesa decide così di istituire un processo per possessione demoniaca facendo leva sugli istinti frustrati delle monache del posto.


I "diavoli" del titolo sono per prima cosa i sentimenti umani, le sensazioni corporali che si fondono con le istanze spirituali. La pulsione erotica, nella sua primordiale accezione sessuale, è un tabù, condannata dalla dottrina cattolica, bollata come sintomo diabolico e per questo va sottomessa, repressa e annegata in una spiritualità totalizzante. Da qui l'incontrollabilità del desiderio puro che porta al delirio misticheggiante, alla confusione tra sacro e profano e quindi alla pura blasfemia.
Grandier accetta il richiamo dei sensi, lo fa suo nonostante il suo ruolo di chierico e l'obbligo di castità, puntualmente disatteso, poiché visto come irrazionale anche alla luce delle Scritture. Madre Jeanne, d'altro canto, non soddisfa le sue pulsioni e queste finiscono per divorarla, dapprima nelle forme della visione, ai limiti del satanico, di un Cristo fatto di carne e sangue, quelle dell'oggetto del desiderio, che si fa corpo da possedere, icona della carnalità venerata come un dio, irrefrenabile appunto perché  primordiale, del tutto connaturata alla forma umana.


I diavoli sono i potenti, la Corona e la Chiesa, divisi e al contempo accomunati in un imbelle gioco di potere, dove quello spirituale si confonde e sovrappone con quello secolare. Il potere politico, detenuto da Luigi XIII, è ritratto come debole, incarnato da un sovrano effeminato perso nel culto dell'effimero; la prima sequenza è chiarificatrice: ebbro di narcisismo, il re interpreta Venere in una rappresentazione teatrale, i cui spettatori si scambiano effusioni erotiche, mentre il tutto culmina con il bacio dell'anello del Cardinale. Il sovrano non è che un pupazzo, una testa di legno manovrata dal potere temporale, da quella Chiesa e in quegli anni in Francia (e in Italia con Mazzarino) operava come vero potere politico centrale. Un potere che deve essere assoluto, che non può tollerare limitazioni di sorta, né altri soggetti che ne comprimano la portata. Da qui la necessità di distruggere Grandier, uomo il cui carisma tiene in piedi il borgo ancora più delle fortificazioni.


I diavoli sono i demoni (inesistenti) che posseggono Madre Jeanne e le sue consorelle, portandole oltre i limiti della follia. Demoni interiori, quelle pulsioni represse che prendono la forma di raptus erotici incontrollabili, che si sfogano sugli oggetti sacri trasformandoli in feticci erotici (tra tutti, il crocefisso con cui Jeanne si incide una stimmate erotica e l'osso a forma di fallo, reliquia di Grandier, con il quale si masturba in una famosa scena tagliata) per arrivare ad un'estasi orgiastica nella quale soddisfano ogni istinto in modo immorale e blasfemo.


Lo scontro tra Chiesa e Stato è in realtà inesistente: è la Chiesa a detenere il vero potere e i nobili prendono le forme di dandy buoni a nulla, dediti solo all'edonismo. Ma il potere ecclesiastico è basato sul nulla, su di una forma di credenza che è in realtà manipolazione delle superstizioni popolari, come sottolineato dalla scena in cui, durante l'esorcismo, il prete scopre come la reliquia portata dal nobile sia in realtà finta, pur avendo avuto effetto sul rituale.
Fasullo o meno che sia, quello della religione è comunque potere assoluto, che non tollera eccezione nella sua dottrina, né opposizione ai suoi dogmi. Da qui la figura di Grandier, uomo prima che prelato, che vive la propria fede in modo libertino, quasi un cattolico di mentalità moderna trapiantato nel XVII secolo: non si lascia schiacciare dai dogmi, né vede le pulsioni come diaboliche e, anzi, le accetta senza che ciò contrasti con la propria fede, comunque solida. Una mentalità moderna che ben ricorda i cattolici del XX secolo, da cui lo status di "profeta" del personaggio, un messia iconoclasta e per certi versi blasfemo, ma pur sempre un uomo di fede, la cui ragione non è ottenebrata dai dogmi e le cui azioni non sono guidate dalla volontà di affermare sé stesso. E se all'inizio afferma di voler appagare i sensi in modo quasi distruttivo, con lo sbocciare del rapporto con la pura e fedele Madeleine riesce a mediare le proprie sensazioni con la propria spiritualità, trovando un equilibrio sano e a suo modo coerente.


Lo scontro tra autorità e tra carnalità e spirito prende le forme di un sogno delirante, di una visione infernale e febbricitante. A Russell non interessa il realismo nella messa in scena e, anzi, opta per uno stile onirico sino ai limiti dello psichedelico. Affidandosi a scenografie essenziali e alternando costumi dalla verosomiglianza ricercata ad altri smaccatamente moderni, cala gli eventi in una bolla a-temporale, un tempo fuori dal tempo che rende le immagini ipnotiche, anche grazie alla composizione geometrica e pittorica. Il racconto diviene così incontenibilmente visionario, trabordante nella sua forza espressiva, un vero e proprio capolavoro di stile.


Il grande regista crea un'opera eccessiva, visionaria e irriducibile nella sua carica distruttiva, l'apice del suo cinema per espressività e stile. E quanto al suo lascito, basti sottolineare come le immagini di suore indemoniate da lui create hanno dato vita ad un filone di pellicole di serie B, la famosa "Nunsploitation", mentre ancora oggi, persino dopo la morte dell'autore, la versione integrale del film non è ancora mai stata pubblicata. Il che è un peccato immane.

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