giovedì 22 maggio 2014

Solo gli Amanti Sopravvivono

Only Lovers Left Alive

di Jim Jarmusch

con: Tom Hiddleston, Tilda Swinton, Anton Yelchin, John Hurt, Mia Wasikoska, Jeffrey Wright.

Inghilterra, Germania (2013)













Il mito del vampiro è ormai tramontato; lungi dal venir rappresentati come demoni tanto belli quanto dannati o come immortali incarnazioni del peccato, ridotti a sex symbol per quindicennii arrapate, i vampiri e i temi ad essi collegati fin dalla loro prima apparizione non intrigano, non stupiscono né spaventano; per fortuna con la sua nuova opera Jim Jarmusch riesce a ridare dignità ad una figura ormai "esangue", intessendo una storia che sta al vampirismo in maniera non dissimile da quanto il precedente "The Limits of Control" (2009) stava al noir.
Adam (Tom Hiddleston) e Eve (Tilda Swinton) sono due vampiri plurimillenari; ma nella visione di Jarmusch essi non sono i rappresentanti di un orrore atavico, quanto degli antichi aristocratici, due incrostazioni di passato ormai logoro; i vampiri sono delle muse che ispirano gli uomini alla grandezza; come Adam e Eve, che in passato hanno ispirato artisti e scienziati, compare niente meno che Christopher Marlowe (John Hurt) come ultimo esponente di un mondo ormai perduto. Tutti e tre i personaggi si aggirano tra le rovine di un pianeta in decadenza: la Detroit post crisi economica così come la Tangeri dello sballo facile; un mondo che ha rifiutato ogni forma di bellezza così come di grandezza (l'ira disillusa di Adam per la cattiva sorte toccata agli scienziati) e che sguazza in un post-modernismo divenuto indice della totale incapacità di concepire qualcosa di nuovo; e a loro non resta che affrontare tale desolazione attraversandola come un safari, soffermandosi, di volta in volta, sui suoi aspetti più curiosi.


Da un lato Adam, un vero e proprio antiquario; impossibilitato a riprendere la grandezza ormai perduta, si trincera in una casa-museo nella quale accumula oggetti del passato, in particolare antichi strumenti musicali; per lui il tempo si è fermato agli anni'60, prima della controcultura, dell'iconoclastia cieca, dell'edonismo sfrenato, del nichilismo e dell'apatia; apatia che lui e la sua razza non sopportano, finendo addirittura per apostrofare gli umani (ossia i vivi) con l'epiteto di "zombie", morti viventi incapaci di produrre senza un ispirazione esterna.


Dall'altro lato (anche geografico), Eve tenta ancora di vivere la vita, di cercare disperatamente qualcosa per cui valga la pena esistere, sia esso un dialogo con il suo vecchio amico Marlowe, sia esso l'amore (eterno) per Adam. Ma entrambi non sono che delle reliquie, le testimonianza di un mondo che non esiste, a loro volta perse in un mondo al limite del collasso; non resta loro, dunque, che amarsi, disquisire sui misteri dell'universo ed abbandonarsi alla contemplazione di ciò che li circonda.


Opposto ideale dei due amanti è Eva (Mia Wasikoska), sorella di Eve; giovane irrequieta, eterna ragazzina dal carattere gioviale ma distruttivo, che interrompe il polveroso idillio dei due amanti con una carica di vitalità inedita; Eva non è necessariamente un personaggio positivo a causa della sua verve incontrollabile, ma Jarmusch, piuttosto che umiliarla, la utilizza come forma dialettica verso il pietoso conservatorismo dei due protagonisti, che lei definisce come "vecchi snob"; la contrapposizione tra i tre (il più disilluso Adam, la più comprensiva e materna Eve e la vivace Eva) è lo scontro tra due modi di intendere la vita opposti e inconciliabili, entrambi però votati all'autodistruzione.


E nel narrare la parabola di questi "amanti immortali", Jarmusch assume un tono ancora più rarefatto e lento del solito; si compiace, talvolta fin troppo, del ritmo meditativo e costruisce tutta la narrazione come un cerchio, un ciclo eterno che si ripete e che non trova conclusione neanche nel (bellissimo) finale.

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