domenica 14 settembre 2014

Velluto Blu

Blue Velvet

di David Lynch

con: Kyle MacLachlan, Isabella Rossellini, Dennis Hopper, Laura Dern, Hope Lange, Dean Stockwell, Brad Dourif, Jack Nance, Geroge Dickerson, Priscilla Pointer, Frances Bay.

Noir/Mystery/Erotico

Usa (1986)














---SPOILERS INSIDE---

Quando un regista dirige uno dei più grandi flop della storia di Hollywood, il suo destino è segnato: il ritiro dalle scene.
Ma in quel gennaio del 1985, quando ormai il fallimento dell'operazione "Dune" era stato assodato, portando Dino De Laurentiis sull'orlo della bancarotta, la carriera di Lynch, fortunatamente, non si interruppe; anzi: fu proprio De Laurentiis a convincerlo a portare in scena un suo vecchio script, un noir a tinte horror ispirato dalla canzone "Blue Velvet" di Bobby Vinton; e con un budget miserevole, di appena 6 milioni di dollari, Lynch creò uno dei suoi capolavori più famosi, trovando in Kyle MacLachlan la sua perfetta controparte su schermo ed in Dennis Hopper la magistrale incarnazione dei suoi incubi più sconcertanti.


Lumberton, nord degli Stati Uniti. Tornando a casa da una visita al padre ricoverato in ospedale, il giovane Jeffrey Beumont (MacLachlan) fa una scoperta raccapricciante: un orecchio umano mozzato ed abbandonato in un prato; con l'aiuto della giovane e bella Sandy Williams (Laura Dern), figlia del poliziotto incaricato delle indagini, Jeffrey scopre un mondo di violenza e soprusi celato tra le maglie della sua tranquilla cittadina; le indagini lo portano infatti a conoscere Dorothy Vallens (Isabella Rossellini), bellisima e misteriosa cantante ricattata e seviziata dal terribile Frank Booth (Dennis Hopper), criminale affetto da una violenta psicolopatologia sessuale.


Lynch rievoca il noir classico usando un impianto hitchcockiano: una persona qualunque viene risucchiata per caso in una storia pericolosa molto più grande di lui; ma nel farlo smonta uno ad uno tutti i topoi classici del mystery e costruisce una narrazione strutturata come un viaggio onirico.
Già con il suo protagonista, Lynch sovverte lo stereotipo dell' "eroe per caso" di Hitchcock: Jeffrey è un vouyer, uno scopofilo la cui attrazione per il mistero è ai limiti del patologico; il suo volto innocente nasconde una passione quasi selvaggia, che esplode a tratti nel rapporto con Dorothy sotto forma di sottomissione, ma sopratutto come attrazione verso un corpo estraneo, lontano dai canoni della bellezza cui è abituato e per questo irresistibile.
Dorothy Vallens è la sovversione del concetto di femme fatale del noir classico; personaggio erede della Evelyn Mulwray di "Chiantown" (1974) e del neo-noir, è una donna fragile, psicologicamente distrutta dagli abusi di Frank, che si abbandona disperatamente all'amore per Jeffrey in un impeto materno più che sessuale, un disperato tentativo di riavere l'innocenza perduta; innocenza che ora è stata soppiantata dalla dipendenza per la sottomissione: un masochismo, il suo, a cui si offre spontaneamente non per cupidigia, ma per paura di una violenza ancora maggiore.


Frank Booth è l'incarnazione del male; un uomo composto di pura violenza, che si eccita inalando gas e riesce ad esprimersi per il solo tramite di minacce e pugni; Frank è violenza sin dal nome: quel "Booth" che rimanda a John Wylkes Booth, l'assassino di Lincoln che sembra perseguitare Lynch in questi anni; e Frank compie i suoi misfatti in Lincoln Street, ossia viola un santuario dedicato al decano della libertà e della pace. Non è un semplice villain, come pure stato scritto, bensì un immagine statica nell'occhio dello spettatore, un incubo che cammina, un coacervo di quanto ci sia di più spaventoso nella psiche umana; Frank è un deviato, non solo psicologicamente, ma anche sessualmente: nella sottomissione di Dorothy rievoca la sottomissione materna, la congiunzione edipica negata che ora prende con la forza e persegue sino allo sfinimento, in un misto di orrore e ironia che lo trasforma in un mostro grottesco e brutale. Un mostro con la faccia da uomo che in realtà nasconde emozioni anche più profonde: una bestia innamorata, in grado in commuoversi sulle note di "Blue Velvet" cantate da Dorothy, rivelando una complessità affascinante ed inedita, che lo rende simile a Jeffrey; laddove quest'ultimo è un innocente che cela una sottile perversione, Frank è un diavolo che cela nel profondo del suo inconcio una parte ancora pura.


Se Frank è l'ideale immagine speculare di Jeffrey, Sandy è la controparte di Dorothy; laddove la cantante è una donna fragile, distrutta dalla violenza e ridotta ad un oggetto sessuale totalmente sottomesso, Sandy è un'immagine virginale, un angelo salvifico che profetizza il trionfo dell'amore e che tenta di salvare Jeffrey con la sua bellezza casta e sottile, con il suo sguardo amorevole e con un bacio gentile ed appassionato.


Con Lynch il noir diventa vero e proprio viaggio in un mondo "altro", una dimensione parallela situata appena al di là del visibile; un "mondo nel mondo", una dimensione fatta di orrore e repulsione situata al di sotto della patina di solare normalità, ossia un vero e proprio inconscio della società americana.
Lo stacco tra le due dimensione viene chiarito fin dal prologo: sulle dolci note di "Blue Velvet" scorrono immagini allegre, cartoline di un America solare e idealizzata nel quale regna una felicità assoluta; ma appena sotto quei prati fioriti strisciano creature ripugnanti, scarafaggi famelici, mostri disumani pronti a divorare qualsiasi cosa gli capiti a tiro.
La città di Lumberton diviene così ideale antesignana della più famosa Twin Peaks, e lo stesso "Velluto Blu" altro non è se non un embrione di tutti quei temi che saranno sviscerati nel corso dei trenta episodi del serial, così come Jeffrey e Sandy sono una versione più giovane e innocente dei Sailor e Lula di "Cuore Selvaggio" (1990); di fatto, tutte e tre le opere presentano i medesimi temi ed atmosfere: tre viaggi nel lato nascosto dell'America, nel suo inconscio violento e deviato, che culminano nella speranza di un amore salvifico, pronto a redimere i suoi personaggi dai propri errori o dagli orrori che li circondano.


Come primo capitolo, "Velluto Blu" è il più compatto e lineare, ma non per questo meno affascinante, essendo dotato di tutta la simbologia calssica lynchana, che qui diviene vera e propria icona immediatamente riconoscibile.
La storia di Jeffrey è una vera e propria discesa nel mondo sotterraneo, introdotta con un inquadratura da manuale: MacLachlan scende le scale della sua casa al buio, lasciandosi la luce alle spalle; l'indagine si fa via via più morbosa e disvela il suo carattere ossessivo, votato alla ricerca spasmodica del mistero. Ma fin dalle prime battute, Lynch usa un registro onirico: l'uso dei ralenty e dello splendido sound design di Alan Splet trasformano il mondo di Lumberton in un vero e proprio sogno e il viaggio di Jeffrey in una discesa nel suo subcosciente, un inconscio nell'inconscio.
Come si diceva, la simbologia classica lynchana ritorna in tutta la sua forza visionaria: il flash delle lampade che bruciano le immagini diventano elmblemi della paura inconscia che attanaglia il protagonista e che si spegne, letteralemnte, solo dopo la morte di Frank; i rumori industriali e le reminiscenze delle fabbriche divengono ora simbolo dell'orrore più puro, stagliandosi cone le loro ombre inquietanti sulla casa di Frank. E la famosa dark room già apparsa in "Eraserhead" (1977) cambia forma e significato; due sono le stanze simbolo del film: il salotto della casa di Dorothy e l'antro del postribolo di Ben, il "This is it".


L'appartamento di Dorothy è il crocevia in cui i tre protagonisti si incontrano e si scontrano; bardato in un rosso scuro, antesignano della Camera dell'Inconscio di Twin Peaks, il salotto è un ideale utero materno nel quale ha luogo una delle scene più celebri del film: lo stupro di Dorothy. Lynch introduce il personaggio di Frank e subito nel svela tutto il carattere: la furiosa indole violenta, il patetico attacamento al corpo femminile-materno, il grottesco autocompiacimento. L'appartamento di Dorothy è il corpo stesso della donna, nel quale si intrufolano i suoi due uomini e dal quale essa stessa non può/non vuole uscire; per quasi tutto il film, Dorothy è sempre richiusa in un interno: il suo appartamento, il locale in cui canta, il postribolo, la macchina di Frank; quando esce allo scoperto, disvela tutta la sua fragilità, mostrandosi come un corpo nudo e martoriato nella notte, un'opera d'arte sfatta, sfregiata, distrutta dalla violenza, nella scena più celebre del film, che all'epoca fu foriera di inutili e ridicoli scandali. L'appartamento ha così una doppia, ideale, funzione: una gabbia nel quale al donna viene tenuta prigioniera da Frank, ma anche un nido nel quale può trovare rifugio e conforto tra le braccia di Jeffrey.


La seconda dark room è la casa del ruffiano Ben, interpretato da un magnifico Dean Stockwell. Se la casa di Dorothy ha una doppia valenza di grembo materno e mattatoio, il This is It è invece un vero e proprio girone infernale perso nel cuore della notte, abitato da un gruppo di freaks sfatti e sottilmente inquietanti. Nell'antro di Ben, Lynch riversa totalmente la sua paura per una sessualità indecifrabile e per un corpo privato di ogni limite e controllo. Ben è visibilmente omosessuale e i suoi modi eleganti ed affabili celano una violenza non inferiore a quella del più eccentrico Frank; la paura che egli genera è la paura dell'incognito, dell'indecrifrabile, di una figura difficile da catalogare e per questo totalmente imprevedibile: non uomo, non donna, non gangster, non buono, Ben è la prima tappa nel viaggio della notte che si conclude con la totale distruzione di ogni certezza per Jeffrey e la sua definitiva perdita dell'innocenza. Le donne che popolano il suo bordello sono l'esatto contrario del canonico ideale di bellezza femminile: prostitute vecchie e grasse, dalle movenze sgraziate che incorporano il lato più disgustoso e suqallido della sessualità, generando una vena sottile di paura per la patologia del corpo.
E nel ritrarre le due stanze del mistero, Lynch fa sua la lezione di Kubrick in "Shining" (1980) ed esaspera le proporzione usando grandangoli che quadruplicano gli spazi, trasformando le piccole stanze in vere e proprie cornici nel quale far muovere i personaggi, racchiusi in pose statiche per sottolinearne ogni movimento ed accrescere l'atmosfera onirica.


Onirismo che viene raggiunto definitivamente anche mediante la dilatazione temporale; Lynch allunga a dismisura ogni scena ed ogni dialogo, eliminando le elissi e creando sequenze lunghe e statiche; ogni azione si carica di una tensione pronta a scoppiare in faccia allo spettatore, talvolta all'improvviso, talatra in modo più lento; la manipolazione temporale si fa così definitiva: la soggettivizzazione narrativa diviene riflesso della narrazione all'interno del solo punto di vista di Jeffrey, e lo spettatore è chiamato ad assistervi per il tramite non dei suoi sensi, ma del suo subcosciente, come un ideale doppio dello stesso Jeffrey che si cala nella sua mente così come il ragazzo discende nella psiche più malata del mondo in cui vive.


La trasformazione del mystery in viaggio inconscio è totale; Lynch ritrae impressioni, sensazioni, emozioni con frammenti visionari, riflessi condizionati dalla paura, eccitazione sporcata dal sangue; "Velluto Blu" è il sogno di un noir, la rappresentazione distorta delle impressioni che esso suscita nel suo protagonista, un'esasperazione grottesca ed affascinante di tutti i suoi punti cardini e la sovversione dei suoi topoi.
Un riflesso costante del reale nella mente nel quale l'erotismo diviene orrorifico, il corpo della sensuale Isabella Rossellini viene spogliato di ogni bellezza e ritratto come carne da macello, la violenza è esplicita e dolorosa ed ogni sensazione decuplicata nella sua intensità. Un viaggio che porta dall'altra parte del visibile per culminare nella sensazione pura, nel disturbo totale, nella paura più basilare e genuina: quella di un orco, sovrano di un mondo fatto di incubi, di un'ideale favola nerissima posta al di sotto del reale, dall'altro lato del sole, nell'anfratto più scuro della psiche umana, che affonda le sue radici nel passato solare degli Stati Uniti, quegli anni '50 apparentemente gioviali, ma del quale Lynch sa scovare l'orrore celato sotto i sorrisi smaglianti e i prati curati.


Un viaggio che culmina nella liberazione del mondo dal male che lo consuma, nel trionfo dell'amore come forza salvifica e nella ri-costruzione e neo-costruzione del gruppo familiare; in antitesi a quanto descritto da Lynch in "Eraserhead" (1977) e similmente a quanto accadeva in "The Elephant Man" (1980), la famiglia in "Velluto Blu" è l'oasi nel quale Jeffrey e Sandy possono vivere felici e nel quale Dorothy può ritrovare la sua ragione d'essere e la serenità; e l'amore, quello vero e puro, l'amore di due giovani innocenti e di una madre per il suo piccolo, alla fine divora il male, lo fa a pezzi, ne fa deflagrare le cervella: Jeffrey uccide Frank, ma nel farlo non prova nè piacere, nè ripugnanza; il suo è un puro gesto autoconservativo, il gesto del pettirosso che fagocita lo scarafaggio per liberare il mondo; quel "Strange world" più volte evocato da Sandy e che di lì a poco diverra il mondo "wild at heart and crazy on its top" che sconvolgerà le vite di Sailor e Lula, ma che ora può cullarsi tra le note sognanti e commoventi della splendida "Mysteries of Love" di Angelo Badalamenti.



EXTRA

La versione cinematografica del film, della durata di circa 2 ore, è la Director's Cut approvata da Lynch; ma inizialmente il film sarebbe dovuto durare circa 4 ore e presentare una serie di sottotrame e personaggi scomparsi nel montaggio per le sale; a lungo creduto perso per sempre, il materiale inedito è stato in parte recuperato qualche anno fa dagli archivi della MGM; e nell'ultima release in Blu-Ray, per il momento limitata al solo mercato americano, sono presenti circa 50 minuti di sequenze inedite, facilmente reperibili anche tramite YouTube.

Esistono diversi buoni motivi per odiare Gianluigi Rondi; emblema della critica snob italiana, dell'intellettualismo da salotto buono fintamente colto, studioso di cinema più interessato alla superficie degli autori che disseziona nei suoi saggi piuttosto che alla sostanza estetica e filosofica delle loro opere, Rondi è senza alcun dubbio la perfetta personificazione di quanto più sbagliato ci sia nella classe dirigente italiana fin dai tempi della Prima Repubblica. Il suo più grande "capolavoro" è, a tutt'oggi, la vergognosa esclusione di "Velluto Blu" dalla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia del 1986, motivata adducendo il mancato rispetto di Lynch verso la tradizione artistica del nostro paese; in pratica, nelle intenzioni di Rondi l'aver mostrato il corpo nudo e sfatto della figlia di Roberto Rossellini ed Ingrid Bergman è un affronto alla cultura italiana e chi si è reso colpevole di tale "scempio" non merita alcuno riconoscimento.
Non ci vuole certo un genio per capire il controsenso intrinseco ad un tale ragionamento: Lynch ha denudato la Rossellini non per puro divertimento proprio o dello spettaotre, ma per dare vita ad una scena drammatica, volta a creare empatia verso il suo personaggio, non per fini erotici e men che meno per scandalizzare gli italiani o insultare il lascito dei genitori della Rossellini; nel trattare Isabella Rossellini come "la figlia di Roberto e Ingrid", Rondi la priva di una sua proppria personalità; e nel dipingerla come un "patrimonio nazionale" arriva finanche ad oggettivizzarla, come se una donna, un attrice e la sua immagine fossero simili ad un quadro o ad una statua, privi di volontà o coscienza. L'esclusione del film sulla base di una tale, becera ed ottusa, scusa generò il vero scandalo, portò De Laurentiis alla furia e costrinse Marco Muller, direttore della mostra dal 2004 al 2011, a scusarsi con Lynch nell'edizione del 2006, quando fu presentato in anteprima "INLAND EMPIRE".
Sulla base di un tale, stupido ed insensato atteggiamento, possiamo dire con certezza che lo squallore che attanaglia la classe intellettuale italiana ha e avrà sempre un solo ed unico volto:






Concluso il montaggio del film, De Laurentiis dovette lottare disperatamente per ottenere una distribuzione decente negli Stati Uniti; per convincere la MGM ad accollarsi i costi, dovette fondare una sua propria compagnia di distribuzione, agganciata alla DEG- De Laurentiis Entarteinement Group, per dividere le spese di distribuzione. Il film, tuttavia, fu un buon successo al botteghino e garantì a Lynch il credito necessario per rimettere in sesto la sua carriera da regista a seguito del cocente fallimento di "Dune".





Nel 2014, l'utente di YouTube C-SPIT ha creato un fake trailer su un inpotetica versione de "Il Ritorno dello Jedi" diretta da Lynch; la base è lo splendido trailer originale di "Velluto Blu", montato assieme ad immagini di "Dune" e "Mulholland Drive" (2001) e del film di Richard Marquand; il risultato è un'esperienza ipnotica e divertente, un must per ogni appassionato del surrealismo lynchano.




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