giovedì 20 aprile 2017

La Mia Droga si Chiama Julie

La Siréne du Missisipi

di François Truffaut.

con: Jean-Paul Belmondo, Catherine Deneuve, Nelly Borgeaud, Martine Ferriére, Michel Bouquet.

Francia, Italia 1969

















E' strano come talvolta le opere più riuscite di un autore siano anche quelle più sottovalutate, incomprese, spesso lasciate per ultime nelle varie (vane) classifiche o retrospettive; per Truffaut questa "maledizione" casca su "La Siréne du Missisipi" (al solito, il titolo italiano è fantasioso, ma ben rappresenta la tematica del film), noir ripreso dalle pagine dell'amatissimo Cornell Woolrich (firmate con lo pseudonimo di William Irish) spesso dimenticato, al quale vengono addirittura preferite opere meno riuscite quali "La Sposa in Nero" quando si tenta (inutilmente) di riassimilarlo al genere dal quale prende le mosse. Sarà a causa della nomea di pellicola strettamente "cinefila" che si è ritagliata nel tempo: Truffaut non perde infatti occasione per infarcirne le scene con rimandi ai classici da lui più amati e finisce per dedicarla all'amico Jean Renoir, quasi a perorare il carattere "ludico" della produzione.
Eppure, a prescindere dal divertimento che il gioco cinefilo può indurre, "La Sirène" riesce davvero a rappresentare a dovere tutte (o quasi) le ossessioni e le passioni di Truffaut, che piega una storia da tipico thriller letterario verso l'analisi di coppia per dare uno spaccato lucido, affascinante ed in parte disperato di quel sentimento amoroso da lui tanto questionato.




Al centro, una coppia di belli all'apice della fama e dello splendore. Jean-Paul Belmondo è l'imprenditore Louis Mahé, proprietario di una raffineria di tabacco sull'isola di Réunion, il quale decide incautamente di prendere moglie per corrispondenza; alla relazione epistolare risponde una certa Julie Roussel ed il giorno del matrimonio si presenta in modo vistosamente differente dalle foto che aveva inviato: ha il volto di una Catherine Denevue angelica e dai capelli rossi; spiazzato, Louis decide lo stesso di convolare a nozze, ma i misteri non tarderanno ad arrivare: ben presto Julie si scoprirà essere una truffatrice di nome Marion, il cui complice ha ucciso la vera Julie per raggirare Louis. Ma quando questi ritrova la bella moglie, non può che perdonarla, avvinto dall'attrazione irresistibile per quella creatura bella ed infelice, avviando una relazione malata ed instabile.




Truffaut pone al centro due caratteri opposti, quasi complementari. Louis è un ingenuo, un uomo che non conosce nulla dell'amore e che vi si fa iniziare nel peggiore dei modi; Marion una manipolatrice, una donna alla quale le sozzure della vita hanno insegnato molto, forgiandola come perfetta truffatrice. La relazione tra i due poggia su di una base mista: l'amore vero, marcatamente fisico ma non strettamente materiale che Louis prova per la compagna e le necessità di vita di quest'ultima, che si accompagna all'uomo al solo fine di sopravvivere. Una donna che è quasi parassitaria, una vedova nera pronta ad uccidere di nuovo il suo compagno quando l'occasione lo consenta. Una donna tipicamente "truffautiana", forte ed indipendente come la Catherine di "Jules & Jim" , determinata come la quasi omonima Julie di "La Sposa in Nero".




Entrambi sono dei solitari; Louis dedito al lavoro, letteralmente spiaggiato su di un isola lontano dal mondo; Marion vittima degli eventi sin da ragazza, che impara subito a dover badare a sé stessa e a non fidarsi di nessuno, di sicuro non di quella unica figura maschile, il suo complice, più volte evocata solo in contesti negativi.
Il loro peregrinare li avvicina poco a poco; l'amore pur folle è vero, l'attrazione di Marion, pur basata sui soprabiti, le auto di lusso e le impossibili fughe verso l'agognata Parigi, viene ricambiata con un sentimento effettivo, puro. Louis è forse un ingenuo? Possibile, anche se Truffaut decide di concedere lui una piccola vittoria.




In quel finale splendido, prima della chiusa, è Marion a crollare, a non riuscire a sostenere il peso del proprio egoismo: "Una donna non dovrebbe mai essere amata così". E Louis, pur mezzo morto, a "vincere", se di lotta si vuol parlare.
Ed è qui che Truffaut quasi si avvicina a quell'idea di amore come possessione di Fassbinder, annichilendola: la purezza di Louis redime la truffatrice, che lo salva.
L'amore trionfa? Forse, forse no; perché Truffaut di certo non è uno sprovveduto; decide infatti di lasciare i personaggi in sospeso, all'interno di una bufera letterale, laddove la loro bufera relazionale sembrava essersi sopita; non per nulla, tutta la relazione è basata su di un andirivieni, su di una truffa smascherata, su di un amore che si fa possessione, su di una comunione che vira più volte all'omicidio e che per questo non può avere un finale.



Poiché una chiusa definitiva sarebbe troppo ingenua e fuori luogo; da questa apertura, paradosso puro, deriva il perfetto equilibrio di scrittura, che traccia uno spaccato credibile ed intrinsecamente vero di ciò che è l'amore.
Truffaut raggiunge così un'apice nella sua poetica, una vetta ulteriore rispetto a quella degli esordi, che lo incorona tra i supremi dissezionatore del rapporto di coppia.



EXTRA

"La Siréne du Missisipi" è anche l'unico film di Truffaut ad essere stato oggetto di remake. Nel 2001, Michael Cristofer ha riadattato il racconto originale di Woolrich in "Original Sin"; film che ovviamente non vanta la profondità, né la sagacia dell'originale; dalla sua ha solo l'avvenenza dei due attori protagonisti: Antonio Banderas e sopratutto una Angelina Jolie all'apice del sex appeal.


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