giovedì 3 aprile 2014

Nymphomaniac- Volume 1

Nymphomaniac: Vol. I

di Lars von Trier

con: Stacy Martin, Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgaard, Shia LaBeouf, Christian Slater, Uma Thurman, Connie Nielsen, Sophie Kennedy Clark.

Erotico

Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Belgio (2013)







---SPOILERS INSIDE---

Cercare di dare una dignità artistica alla pornografia è un'impresa ai limiti dell'impossibile; Oshima Nagisa ci aveva tentato con lo scandaloso "Ecco l'Impero dei Sensi" (1976) e con il suo seguito "L'Impero della Passione" (1978), fallendo miseramente; ora tocca a Lars von Trier, il cui cinema è da sempre foriero di provocazioni e scandali e che già con "Antichrist" (2009) si era avvicinato al limite tra il cinèma veritè e il porno; "Nymphomaniac- Volume 1" non è però la pellicola "oscena" che tutti si aspettavano: il sesso c'è, ma non è quasi mai mostrato esplicitamente; sopratutto, più che un film sul sesso, è, nella migliore tradizione del cineasta danese, un film sulle ossessioni e sulle paranoie private e comuni.


Londra; in una fredda notte, il mite ed erudito Seligman (Stellan Skarsgaard) soccorre Joe (Charlotte Gainsbourg), ninfomane apparentemente reduce da un brutale pestaggio; una volta a casa di lui, Joe comincia a narrare al suo soccorritore la storia della sua vita: la scoperta della sessualità avvenuta a soli due anni, i giochi erotici fatti sin da piccoli con l'amica "B" (Sophie Kennedy Clark), la sua perdita della verginità, avvenuta a quindici anni con lo scanzonato Jèrome (Shia LaBeouf), le sue innomerevoli avventure sessuali, ma anche il complesso rapporto con i genitori (Christian Slater e Connie Nielsen) e l'ossessione per il suo primo (e forse in realtà unico) amore.


Il tono di Von Trier è al solito algido e distaccato; camera a spalla, luce imrpovvisata e attori al naturale come il Dogma '95 impone(va), "Nymphomaniac" non comporta nessuna evoluzione stilistica nella filmografia dell'autore, che trova come uniche note originali delle splendide incursioni nella video-art (i diagrammi, spesso usati a fini umoristici) e nell'uso della colonna sonora, che mischia reminiscenze kubrickiane ai Rammstein. Quello di Von Trier è qui come non mai un cinema di contenuto, totalmente basato sulla descrizione del personaggio di Joe e sul suo confronto con Seligman, suo ideale alter-ego, talvolta semplice confessore, talatra vero e proprio psicoanalista; se la prima ammette candidamente l'immoralità della sua vita e della sua sfrenata pulsione sessuale, il secondo cerca di razionalizzarla, di creare un contrappunto ad ogni sua confessione; il punto di vista sulle vicende, benchè narrativamente ancorato a Joe, si sfasa in un duplice racconto, in una sintesi volta a capire quanto di davvero immorale e scandaloso vi sia negli episodi narrati.


Narrazione che si snoda nel corso di cinque capitoli, ognuno dei quali volto a svelare un frammento della vita e della personalità di Joe ed ognuno costituente un racconto a sè stante. Il primo capitolo, "The Compleat Angler" è l'ideale introduzione al mondo della ninfomania; Joe e la sua amica "B" viaggiano su un treno ingaggiando una sfida di sesso; la pulsione sessuale diviene così gioco, vera e proprio gioco a punti purgato di ogni riferimento carnale vero e proprio; per chi vive la sessualità come un'ossessione irrefrenabile, il coito può tramutarsi in caccia, o, meglio, pesca come spiegato da Seligman, dove è la donna ad adescare la preda con la sua esca (il suo corpo) e l'uomo diviene pesce da prendere all'amo per avere una ricompensa (un sacchetto di dolci); metafora ittica azzeccata, che Von Trier giustappone con ironia alle immagini sensuali, tutte basate (come nel resto del film) sulla fisicità acerba ma irresistibile dell'esordiente Stacy Martin.


Il secondo capitolo, "Jèrome", è il più complesso e divertente tra tutti; Joe e "B" in passato avevano fondato una comune di ninfomani volte alla venerazione del sesso nella sua accezione strettamente carnale e compulsiva, ostracizzando ogni forma d'amore e criticando la chiusura mentale della società perbenista e puritana mediante la provocazione di stampo religiosa, con un inno satanico ad aprire le sedute ed un mantra che recita "mea vulva, mea maxima vulva"; intenzioni che si sfaldano quando "B" si innamora, contravvedendo ai suoi stessi dettami. Ma anche Joe, pur più razionale e selvaggia, non è immune al virus dell'amore, che per le ha fattezze di Jèrome, colui che la liberò dalla verginità e che ora si ripresenta nella sua vita come suo datore di lavoro; quello tra i due è un vero e proprio duello: entrambi sono attratti l'uno dall'altra in una accezione non solo fisica, ma nessuno lo vuole ammettere; lo scontro tra sessi viene metaforizzato mediante la schermaglia amorosa, la quale tuttavia non porta da nessuna parte: alla fine, Joe tornerà alla sua quotidianità fatta di incontri casuali e strettamente sessuali e Jèrome scapperà via con un'altra donna.


Nel terzo capitolo, "Mrs. H", Von Trier delinea il caos della vita di Joe, fatta di una serie di incontri giornalieri (fino a dieci) regolati in modo fiscali per permetterle di incontrare il maggior numero di parter possibili; ma quando uno di questi lascia moglie e figli per trasferirsi da lei, Joe deve fronteggiare la moglie piantata, identificata solo come "Mrs. H" ed interpretata da una Uma Thurman in stato di grazia; Von Trier descrive il caos mentale generato dal tradimento appoggiandosi totalmente alla performance della Thurman, che improvvisando la parte inveisce contro Joe stigmatizzandone il comportamento; il matrimonio in frantumi, la distruzione della famiglia e il trauma generato sui figli diviengono per Joe il peccato, inteso, come specificato all'inizio della pellicola, in un senso strettamente laico, lontano dai dogmi della religione; peccato ancora più grave di quello originario, ossia della lussuria, e che Joe confessa senza ricevere assoluzioni di sorta.


Il capitolo quarto, "Delirium", è il più toccante, nel quale ritorna l'atavica paura dell'autore per gli ospedali; il padre di Joe sta morendo e lei assiste alle sue ultime ore di vita e al delirio mentale che precede la morte; unico capitolo in bianco e nero: il colore è assente, la monocromia diviene vestito del lutto, o meglio della perdita intesa anche come perdizione; il sesso, ora, è una punizione fisica ed una forma di umiliazione per l'incapacità di ovviare al dolore fisico che attanaglia il genitore e a quello affettivo della protagonista; umiliazione che diviene totale e definitiva di fronte alla reazione fisica al lutto, l'eccitazione, scevra da tendenze necrofile ma stigmatizzata da Joe in quanto immorale; Seligman però attenua il tono: la reazione incontrollata del corpo dinanzi ad un grande stress non è una vergogna, ma un mero dato fisico.


Ultimo capitolo: "The Little Organ School"; Seligman confessa a Joe il suo amore per Bach, per i suoi cori polifonici reinvanti tramite l'organo a canne e per la numerologia, in particolare per la stringa di Fibonacci, della quale due dei numeri (3+5) erano presenti nel momento in cui Joe perdette la verginità; la donna assimila la lezione e gli spiega come anche nella sua vita ci sia un trio di voci polifoniche che le hanno regalato piacere: una voce di basso, ossia un uomo più sensibile e delicato; un'esecuzione da mano destra, più selvaggio e dominatore; ed infine una terza voce, il perno dell'armonia: Jèrome, con il quale ha miracolosamente riaperto i rapporti; tuttavia, nella scena che chiude il capitolo (e con esso il film), Joe scopre, tra le braccia dell'amato, di non provare più sentimenti di sorta.


La pornografia di Von Trier riesce miracolosamente a non scadere mai nel volgare o nel compiaciuto; l'autore sa sempre quando mostrare gli amplessi e quanto mostrarne; non eccede nel vouyerismo, nè nella provocazione (a differenza di quanto accadeva in "Antichrist") lasciando che siano i racconti a stupire ed ammaliare, più che le immagini dei rapporti; e nonostante questo, "Nymphomaniac" è un'opera altamente visiva, nel quale il gusto per la pittoricità delle inquadrature evocative proprio dell'autore ritorna più forte che mai, cone nel prologo del quarto capitolo; e in cui la camera a mano e il montaggio sfasato ben riescono a raccontare la deriva mentale di una donna al limite. E se l'immoralità viene sempre tenuta a freno è probabilmente anche a causa della divisione in due parti dell'intera opera: stando all'anteprima contenuta sui titoli di coda, il "Volume 2" in uscita a breve pare essere il vero "film scandalo"; fatto sta che, grazie alla certosina caratterizzazione e alle splendide metafore, questo "Nymphomaniac- Volume 1" può essere tranquillamente considerato come uno degli esiti migliori del cineasta danese.

1 commento:

  1. Confezionato benissimo e con un'intrigante colonna sonora ma, per il resto, a me è sembrato tanto fumo e niente arrosto, anche troppo didascalico e moralista.
    Il Volume 2 è più cupo ma posso assicurare che di "film scandalo" nemmeno l'ombra :)

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