venerdì 27 febbraio 2015

Vizio di Forma

 Inherent Vice

di Paul Thomas Anderson

con: Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Joanna Newsom, Katherine Watwerson, Owen Wilson, Jenna Malone, Reese Whiterspoon, Martin Short, Benicio Del Toro, Michael Kenneth Williams, Eric Roberts.

Noir

Usa (2014)











Il Fil Rouge di tutta la filmografia di Paul Thomas Anderson è in fin dei conti uno ed uno solo: raccontare il lato più oscuro dell'America, qualla sua faccia nascosta in piena vista che ne ha connotato la sua stessa natura ma della quale l'America stessa ha vergogna; siano essi gli anni d'oro del porno di "Boogie Nights" (1997), dove l'emancipazione porta alla totale anarchia nei rapporti umani, le famiglie scoppiate a causa dell'assurdità della vita di "Magnolia" (2000) e "Punch Drunk Love" (2002), il capitalismo come affermazione personale del capolavoro "Il Petroliere" (2007) o il fanatismo religioso di "The Master" (2012), la macchina da presa di Anderson è volta a ritrarre questa America scomoda, irritante e smarrita, dove tutte le figure paterne vengono meno o cercano tardivamente di redimersi (il suo splendido esordio "Hard Eights" del 1996).
Ma con "Vizio di Forma" l'auotore alza il tiro e tenta l'impossibile: adattare per il Grande Schermo il romanzo omonimo di Thoms Pynchon, scrittore la cui prosa è letteralmente intraducibile in immagini; il romanzo di partenza permette ad Anderson di confrontarsi con un genere per lui fino ad ora inedito, il noir classico americano, ed il periodo "caldo" per antonomasia: i primi anni '70. Il risultato è il suo film più ostico e complesso, talvolta impossibile da comprendere, ma che ben riesce a ritrarre un mondo all'apice del suo disfacimento.


Larry "Doc" Sportello (Joaquin Phoenix) è un detective privato nella Los Angeles del 1970; sfatto, dedito all'erba e all' LSD e avvolto perennemente in uno stato di distorsione sensoriale, Doc viene letteralmente trascinato in una storia più grande di lui quando la sua ex fidanzata, la bellissima Shasta Fey (Katherine Waterson) lo invita ad indagare su Michael Wolfmann (Eric Roberts), speculatore edilizio del quale è amante. Doc si ritrova invischiato in uno strambo giro di persone scomparse, droga e doppiogiochisti, nel quale viene affiancato da Christian "Bigfoot" Bjornsen (Josh Brolin), incorruttibile detective della polizia dai modi bruschi.


Pynchon da un lato, Anderson dall'altro riprendono la classica formula del noir hollywoodiano e la portano in scena in tutta la sua gloria originale: il punto di vista esclusivo è quello di Doc, mentre la moltiplicazione ad oltranza di fatti e personaggi rende la sua indagine pressocchè impossibile da seguire, complessa ai limiti della follia eppure sempre logica nei suoi passaggi, come se Doc non fosse che una versione hippie dei detective un tempo interpretati da Humphrey Bogart o Glenn Ford.
Anderson tuttavia abbandona la messa in scena classica per un approccio meno ortodosso alla materia: tolti di mezzo i canonici tagli di luce espressivi e la violenza, "Vizio di Forma" prende le vesti di un noir in pieno sole, nel quale la fotografia asciuga le tonalità calde di L.A. per creare un mondo freddo, estraneo rispetto ai personaggi e al protagonista; lo spettatore si ritrova così in mondo alieno che attraversa tramite il punto di vista di Doc; punto di vista sempre, perennemente fuori fuoco, sfatto alterato dalle quantità industriali di marjuana e cocaina alle quali i personaggi sono dediti; Anderson dà forma alla "messa a fuoco graduale" della scena con un escamotage geniale: un carrello in avanti che disvela di volta in volta il punto di interesse, avvicinando lo stesso allo spettatore per concentrarne l'attenzione altrimenti alterata, formando un tutt'uno con la psiche di Doc.


Man mano che la pellicola procede e i minuti scorrono, l'atmosfera plumbea si fa via via più paranoica; la ricostruzione dello stato di paura perenne nel quale versavano gli Stati Uniti dell'epoca viene ricreata alla perfezione, tra telegiornali con Nixon che inneggia come un tiranno, hippie sfatti agli angoli delle strade, poliziotti intolleranti, agenti dell' F.B.I. ritratti come membri di una neocostituita Gestapo, bikers noe-nazi a piede libero ed una serie di misteri che non trovano mai vera soluzione e quando lo fanno questa accade fuori scena, evocata solo tramite i dialoghi o, in modo ancora più estraniante, con un anticlimax che smonta ogni concetto o preconcetto che lo spettatore può essersi fatto. Nulla in "Vizio di Forma" è ciò che sembra: ogni personaggio vive di più anime, nessuna delle quali appare mai essere veritiera; ogni volto viene filtrato dallo stato di alterazione di Doc e il suo ruolo nella storia cambia a seconda dei casi, stravolgendo tutto quello che si era visto in precedenza; e il mistero che circonda i personaggi, la sparizione di Wolfmann e di Shasta, la strana voce narrante di Lège e il comportamento ambivalente di Bigfoot si infittiscono sempre di più sino a collassare su sè stessi una volta giunti al punto di rottura.


Non vi è volutamente alcuna catarsi per Doc; mentre Bigfoot sembra voler distruggere sé stesso, lo strano detective di L.A. Beach attraversa misteri e personaggi senza quasi rendersene conto, trascinato a destra e a manca dagli eventi. Allo stesso modo il film appare sballottato dal suo stesso senso di straniamento; poichè, laddove la ricostruzione dell'epoca e il gioco al rimando all'epoca d'oro del noir hollywwodiano appaiono impeccabili, vi è un difetto nella messa in scena di Anderson; un difetto inesplicabile, perso tra i fotogrammi della pellicola e per questo invisibile; un vizio che, al pari di quello che viene richiamato dal titolo, c'è ma è impossibile da percepire, rendendo l'ultimo film del grande autore una visione volutamente glaciale e scostante, ma anche fin troppo chiusa in sé stessa.


Forse Anderson ha volutamente lasciato che "Vizio di Forma" fosse un film incompleto, privo di mordente perchè volto a ritrarre un mondo nel quale la mancanza di una catarsi, di una realizzazione dello stato delle cose era (e talvolta è ancora) un imperativo, uno stile di vita; forse la mancanza di una risoluzione effettiva è coerente con lo stato di Doc; forse la sua mancanza di una chiusura è indice della totale distruzione delle certezze che l'America attraversava; forse tutto questo o forse no; poichè in "Vizio di Forma" non c'è volutamente nessuna certezza su nessun grado narrativo; e questo è un male, ma in un modo coerente con i temi trattati; e, di nuovo forse, è la totale coerenza interna ciò a cui Anderson mirava, rendendo l'opera, sì chiusa in sé stessa, ma anche definitivamente riuscita.

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