lunedì 15 giugno 2020

Santa Sangre- Sangue Santo

Santa Sangre

di Alejandro Jodorowsky.

con: Axel Jodorowsky, Blanca Guerra, Guy Stockwell, Jesus Juaréz, Thelma Tixou, Sabrina Dennison, Adan Jodorowsky, Faviola Elenka Tapia.

Messico 1989















Nel 1989, Alejandro Jodorowsky è un autore affermato, che si è fatto un nome anche come scrittore saggista e fumettista; un artista completo e poliedrico, dotato di un proprio stile e tematiche subito riconoscibili. L'opportunità di creare un nuovo lungometraggio arriva così grazie all'incontro con il produttore Claudio Argento, fratello di Dario, che da anni vuole collaborare con lui. L'esito è "Santa Sangre", la pellicola più "particolare" di Jodo, una rievocazione dell'infanzia tra Freud e Fellini, con un gusto per il macabro marcato e la capacità di sorprendere e spiazzare ad ogni scena.




"Santa Sangre" è opera dai mille volti e molteplici significati, come molteplici sono le (apparenti) fonti di ispirazione. Ben si potrebbe definirlo come una versione surreale e quasi lisergica di "Psycho", dal quale riprende l'idea del fantasma di una madre come super-io che castiga le tendenze erotiche del protagonista; così come lo si potrebbe vedere come la descrizione di una caduta in disgrazia e della perdita dell'innocenza. Tutte definizioni e etichette che ben calzano, ma che non rendono giustizia ad un'opera che ha comunque una sua identità forte ed è caratterizzata da simbolismi a loro modo originali.
Di certo è da notare come l'autore riesca a disinnescare lo schematismo tipico del thriller, lasciando che lo spettatore capisca sin da subito la soluzione all'enigma dell'assassino e la verità sull'identità della madre rediviva.



L'epiteto più completo e calzante potrebbe quindi essere quello di "romanzo di de-formazione", visto come scandaglia quanto i traumi dell'infanzia possono effettivamente incidere sulla psiche di un infante. Perno della narrazione è Fenix, ossia l'uccello che dalla morte ritrova nuova vita. Fenix è un mago, ossia un essere in grado di mutare la realtà; la metafora ornitologica trova duplice declinazione: da un lato il volto del protagonista e l'innocenza data dal cigno, dall'altra i piccioni e le galline, simboli negativi di una rapacità che divora imbelle il corpo.
Fenix è un bambino che assiste suo malgrado alla morte della madre per mano del padre. La madre, Concha, è la sacerdotessa di un culto, quello di una santa alla quale hanno strappato le braccia; un culto che non viene riconosciuto dalla Chiesa; qui, però, Jodorowsky non sembra voler condannare i falsi culti o la corruzione dell'autorità, quanto presentare un sistema di valori che vengono seguiti ciecamente a prescindere dalla loro validità.
Concha muore come la sua santa, trasfigurata in quella forma che adora sino a prenderne il posto. La morte dell'innocenza prende invece la forma del funerale dell'elefantino, un bambino morto anzitempo le cui carni vengono razziate subito dopo la morte. Fenix diviene così vuoto, perso nella contemplazione passiva del mondo e dei suoi accadimenti.



Il risveglio arriva quasi per caso, con una liberazione estemporanea e il ritrovamento di quella figura materna che da martire si fa carnefice, pronta a punire ogni manifestazione di sessualità. Il trauma, in fondo, era esplicito: un castigo inferto contro chi ha provato a bloccare il coito del marito traditore, ossia violenza che veicola una sessualità repressa.
L'atto sessuale viene così sublimato nell'omicidio, con il sangue che scorre come se fosse liquido libidinoso, a coronare un orgasmo internalizzato. Una metafora semplice, un connubio di eros e thanatos di certo non originale, ma che Jodorowosky conduce con mano fermissima.




Meno riuscito è il parallelo che viene tracciato con l'Uomo Invisibile, con Fenix che tenta di far sparire la propria immagine, che non sopporta; una metafora sin troppo blanda, che non aggiunge nulla alla caratterizzazione del protagonista.
Con un buon budget a disposizione, le immagini sono plastiche, pittoriche e spettacolari, dei piccoli quadri in movimento che l'autore crea con un gusto certamente più modesto rispetto a "La Montagna Sacra", ma altrettanto efficace.
"Santa Sangre" finisce così per essere il più particolare tra i film dell'autore, una sorta di anti-thriller che riprende i gusto del genere per la caratterizzazione psicologica e si fa quadro deformato di una psiche alla deriva. Non ha la forza espressiva di "El Topo", ma riesce lo stesso ad imporsi come opera ben riuscita e interessante.



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