lunedì 13 maggio 2019

Pet Sematary

di Kevin Kölsch & Dennis Widmyer.

con: Jason Clarke, John Lithgow, Amy Seimetz, Jeté Laurence, Hugo Lavoie, Lucas Lavoie, Obbsa Ahmed, Alyssa Brooke Levine.

Horror

Usa 2019















---CONTIENE SPOILER---


Negli ultimi due anni, si è assistito ad un vero e proprio ritorno in auge di Stephen King al cinema, dal quale sembrava essere stato esiliato nel corso degli anni '00; laddove giusto una trentina d'anni fa, gli adattamenti, cinematografici e televisivi, delle sue opere erano innumerevoli, per un decennio circa lo scrittore del Maine era tornato in un angolo relativamente oscuro della produzione hollywoodiana. Di certo ha giovato al suo ritorno l'enorme successo commerciale di "It", così come la rinascita produttiva del cinema horror americano post-Blumhouse.
E' però spiacevole constatare come i progetti originali di adattamento delle opere di King, oggi come oggi, siano ben pochi; così come la storia del clown Pennywise e del Club dei Perdenti era già stata portata con successo in immagini, anche "Pet Sematary", pubblicato per la prima volta nel 1983, era già arrivato su schermo nel 1989; e oggi, ossia 30 anni dopo la prima, ha una nuova trasposizione su Grande Schermo. E proprio come quello effettuato dai coniugi Muschietti, anche il lavoro svolto da Kölsch e Windmyer è un adattamento più libero rispetto al precedente.
























Questo perché l'originale "Cimitero Vivente" era stato sceneggiato da King in persona, per paura che la materia del suo romanzo venisse rimaneggiata sino a perdere di significato; con la conseguenza, paradossale e inevitabile, di divenire un adattamento talmente fedele da risultare altalenante e privo di mordente. A fronte di una storia inquietante, innumerevoli erano le derive grottesche, date dalle apparizioni fantasmatiche, che inondavano la trama con uno humor nero che si amalgamava male con una storia basata sull'elaborazione del lutto e la paura dell'ignoto; decisamente ridicola era poi l'immagine del piccolo Gage ritornato in vita come infante zombi fuori controllo, la quale su carta faceva un effetto praticamente opposto.



Elementi che non si ritrovano, difatti, in questa "nuova versione", che scinde la narrazione in due; nella prima parte, assistiamo ad un adattamento lineare della pagina scritta, che, per forza di cose, viene semplificata sino all'essenziale: la famiglia Creed si trasferisce a Ludlow nel Maine (ovviamente...), in una proprietà che confina con uno strano cimitero ove gli abitanti del luogo seppelliscono i propri animali defunti. Dopo aver fatto conoscenza con l'anziano vicino Judd (un intenso John Lithgow), il padre di famiglia e medico Louis (Jason Clarke, anch' egli perfettamente in parte) vive un trauma quando non riesce a salvare la vita del giovane Victor (Obbsa Ahmed). Nel frattempo, nella mente di sua moglie Rachel (Amy Seimetz) riaffiorano i ricordi del suo rapporto, terribile, con la sorella, morta anni addietro.



In questo primo tempo, il nuovo "Pet Sematary" è la classica storia della "casa infestata", dove a far da padrone sono le visioni di Luois e di Rachel, causate entrambi dai sensi di colpa: entrambi hanno causato involontariamente la morte di qualcuno, entrambi ne sono ossessionati sino al punto di impazzire, tra follia vera e vere apparizioni. Ma se nel romanzo di partenza, la tematica del trauma del lutto trovava sempre un'adeguata rappresentazione (grazie alla scrittura fluviale e densa di King), neanche questa volta, su schermo, la tematica riesce davvero a convincere, essendo usata più che altro per creare un'atmosfera macabra; atmosfera che riesce a comunicare la giusta dose di tensione, ma che al contempo è causa della piattezza generale. Piattezza che fa capolino sovente anche nella messa in scena, che troppo spesso si affida a inutili e ridicoli jump-scare.



Nella seconda parte, lo script tradisce la controparte letteraria e a morire sotto il diciottoruote è questa volta la figlia Ellie; da qui, il racconto si fa ancora più convenzionale, divenendo una variazione sul classico filone zombie, con un'infante assassina la quale vuole far riunire la famiglia nella sua condizione di non-morte. Anche qui i due registi riescono a creare una tensione talvolta buona (la scena del bagno), ma senza mai riuscire a toccare davvero le corde del disturbante; tanto che se la scena regge, spesso è solo grazie all'ottima performance della piccola Jeté Laurence.



Tanto che alla fine, questo nuovo adattamento non riesce ad essere né migliore, nè peggiore, restando situato in un limbo di magnifica mediocrità, pur essendo più compatto e meno sfilacciato del precedente.




EXTRA

Oggi come oggi forse in pochi lo ricordano, ma nel 1983 ci fu un'altra storia con al centro un terreno in grado di riportare in vita i morti.



Diretto da Pupi Avati e scritto assieme a Maurizio Costanzo, "Zeder" è un originale e interessante variante sul tema del non-morto, dove Avati da prova di essere un ottimo cineasta di genere. Che King si sia davvero ispirato a lui per il suo romanzo?



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