lunedì 8 luglio 2019

L'Angelo del Male- Brightburn

Brightburn

di David Yarovesky.

con: Elizabeth Banks, Jackson A.Dunn, David Denman, Abraham Clinkscales, Jennifer Holland, Emmie Hunter.

Horror/Supereroistico

Usa 2019













---CONTIENE SPOILER---


"Cosa sarebbe successo se..." è una domanda che rimbomba da sempre nella mente dei fan dei supereroi; cosa sarebbe successo se Matt Murdock fosse stato reclutato dallo S.H.I.E.L.D. in giovane età o se l'Uomo Ragno si fosse unito ai Fantastici Quattro? Domande che generano domanda, soddisfatta in casa Marvel dalla serie antologica "What if...", in casa DC dagli "Elseworld", altri mondi in cui in cui Batman è invecchiato e si è ritirato dallo scene, solo per effettuare un trionfale ritorno quando la società è sull'orlo del collasso; o, ancora meglio, in cui l'Ultimo Figlio di Krypton è atterrato in Unione Sovietica piuttosto che in Kansas.
E forse è stato proprio pensando agli Elseworld di Mark Millar o Grant Morrison che James Gunn, con il fratello Brian e il cugino Mark, ha concepito "Brighburn", vero e proprio Elseworld su Superman travestito da horror.



James Gunn, si sa, è uno che non lo da a dire a nessuno e sforna questo exploit nello spazio di incertezza (per fortuna durato poco) tra il suo ignobile licenziamento per i tweet volgari e il ritorno in pompa magna alla Marvel Studios e l'ingresso alla DC Warner; "Brightburn", nonostante sia stato diretto dall'amico e collaboratore David Yarovesky, è in tutto e per tutto un'opera di Gunn, che si inserisce nel solco tracciato dallo sfacciato e irresistibile "Super" (che appare anche di sfuggita nel finale, preannunciando un probabile multiverso fatto di supereroi psicopatici), che re-immagina il superuomo come un'entità malvagia; e lo fa con un registro horror tout court, fuso in maniera impeccabile con la trama di base delle origini di Superman.




Tutti i luoghi comuni di questa sono presenti: la cittadina del Kansas a fare da sfondo alla vicenda e a dare il titolo al film; i genitori amorevoli e preoccupati; la scoperta dei poteri come scoperta di sé che coincide con l'accesso alla pubertà; persino la love-interest simil Lana Lang. Tutti elementi declinati verso il macabro: Brandon Brayer è infatti inequivocabilmente malvagio, mandato sulla Terra da un altro mondo non per scampare alla catastrofe, ma per conquistarla. I suoi poteri divengono così abilità da villain, uno più spaventoso dell'altro; e su tutti, come ne "L'Uomo d'Acciaio", è lo sguardo calorifero ad essere il potere più spaventoso.




La struttura dello script è quello di uno slasher vero e proprio, con le vittime che si susseguono in modo seriale; e la regia non si tira indietro quando c'è bisogno di esagerare: lo splatter gronda in ogni sequenza di morte, virando spesso verso un body-horror talvolta incredibilmente disturbante, anche per la totale assenza di humor, sia nelle sequenze di morte che nel resto della narrazione.
Come horror, "Brightburn" funziona a dovere; come parodia riesce a sovvertire i canoni del padre dei supereroi, perdendosi però nella caratterizzazione del suo protagonista, che resta schiacciata sulla pura malvagità; Brandon nasce cattivo e riscopre meccanicamente la sua natura, non c'è conflitto tra questa e l'istruzione che gli è stata data nei dieci anni di vita sulla Terra, caratterizzandosi come un semplice "mostro", piuttosto che come un supereroe tormentato e collocandosi anni luce sia dal Superman di Christopher Reeve che da quello, più stratificato, di Henry Cavill.




Limite che lascia "Brightburn" prettamente confinato nei limiti del genere orrorifico; del quale è però degno esponente.



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