lunedì 6 febbraio 2023

Bussano alla Porta

Knock at the Cabin

di M.Night Shyamalan.

con: Dave Bautista, Jonathan Groff, Ben Aldrige, Kristen Cui, Nikki Amuka-Bird, Abby Quinn, Rupert Grint.

Thriller

Usa 2023

















---CONTIENE SPOILER---

Con oltre vent'anni carriera alle spalle, M.Night Shyamalan oramai è più che cosciente del fatto che il pubblico si aspetta determinate cose dai suoi film, prima fra tutti il famoso "Shyamalan's twist", quel colpo di scena che rivolta totalmente la storia. Se già con "Old" aveva in parte scompaginato la costruzione classica dei suoi thriller, con "Bussano alla Porta" va oltre e gioca totalmente con le aspettative del pubblico, creando lo Shyamalan's twist definitivo, ossia la totale assenza dello Shyamalan's twist.




Forse perché riprende un soggetto non suo, basato sul romanzo di Paul Trembley, costruisce la storia in modo del tutto lineare. Il primo livello di racconto è quello più classico, una variazione sul canonico home-invasion; il setting è quanto di più scontato si possa immaginare in merito: un cottage nei boschi del nord degli Stati Uniti, una famiglia felice composta da due padri, il sensibile Eric (Jonathan Groff) e il più ruvido Andrew (Ben Aldrige) con la loro figlioletta adottiva Wen (Kristen Cui), presi di mira da quello che sembra un gruppo di fanatici religiosi guidato dall'imponente Leonard (Dave Bautista). 
Solo che le cose sviano dal tracciato praticamente da subito; in primis, l'aggressione non ha motivi omofobi, né il gruppo sembra davvero composto da invasati a causa dei loro modi gentili, che si concretizzano in un ricorso alla violenza solo in caso di estrema necessità. E quando questa si esemplifica oltre la necessità pura, va sempre a colpire uno di loro, mai uno degli ostaggi.




Da qui inizia il gioco delle aspettative. Ci si aspetta sempre che questa apocalisse, pur mostrata, si riveli davvero un falso, che ci sia una spiegazione logica immanente ai comportamenti dei rapitori, che quel sacrificio di sangue (simile a quello de "Il Sacrificio del Cervo Sacro", ma ora dagli echi biblici) che richiedono sia solo frutto di un loro delirio. E invece no, ogni salvezza razionale viene negata, ogni colpo di scena "alla Shyamalan" viene evitato. Tutto, alla fin fine, si svolge in modo lineare, come un vero e proprio rituale che segue regole precise. E il coinvolgimento deriva proprio da questo vistoso e inaspettato tradimento dell'aspettativa, da questo sapiente ricorso ad una costruzione ultraclassica che funziona proprio perché inserita all'interno della filmografia dell'autore.
Ma "Bussano alla Porta" non esaurisce tutte le sue carte sulla mera costruzione della tensione, incorporando anche una perfetta lettura sulla paranoia che insidia i membri della comunità LGBTQ+ ancora oggi e sulle paranoie moderne in generale.




C'è ovviamente la paranoia di una coppia omosessuale bruciata dall'ostilità di chi la circonda, la non accettazione del loro status persino da parte dei famigliari, che porta Andrew a sviluppare un carattere più duro; oltre alla paranoia della persecuzione, con l'aggressione nel bar percepita come omofoba anche quando in realtà non lo è. Da cui il concretizzarsi di tale paranoia nell'invasione dell'alveo famigliare, la distruzione di quel sancta sanctorum costruito a fatica e che ora si vede come distrutto solo a causa del proprio status sessuale.
Ma la paranoia è anche quella, più generica, dello spettatore. Se Shyamalan gioca con le attese di chi guarda il film sviandone costantemente le aspettative e lasciando che tutti gli eventi coincidano effettivamente con quanto descritto, allo stesso modo lo chiama a riflettere sul suo modo di porsi nei confronti di ciò che guarda su di un altro schermo, quello televisivo, sull'innato scetticismo che si ha ogni qual volta si assiste ad una notizia catastrofica. La mente è chiamata a razionalizzare, da cui la vera e propria necessità di categorizzare come falsa qualsiasi notizia che possa in qualche modo nuocere ai preconcetti (veritieri o fasulli che siano) che ciascuno si costruisce: è decisamente più facile credere ad una messa in scena, ad una sciarada, ad una forma di follia condivisa piuttosto che alla fine del mondo.
Il suo intento non è tanto quello di dare dignità ai gruppi complottisti stile QAnon et similia, quanto quello di farci riflettere sulla fallacia del nostro sguardo, sulla nostra incapacità di vedere le cose per quello che sono e sulla relativa, connaturata, difficoltà a farlo, riuscendoci in pieno.



La regia è come al solito solidissima. L'uso serrato dei primi piani, costruiti tramite inquadrature frontali e sguardo a filo di macchina, riesce a comunicare con poco e nulla una tensione schiacciante. Ogni inquadratura è misurata al millimetro e il montaggio serrato e preciso acuisce ulteriormente la sensazione di claustrofobia data dalla storia. Il tutto coronato da un sound design eccellente, che riesce nell'impresa di spaventare ad ogni sussulto.
Nella sua natura di eccezione, "Bussano alla Porta" non fa altro che confermare il talento di Shyamalan, la sua capacità innata di creare opere di valore e di saper costruire una tensione genuina già solo la pura messa in scena, costituendo l'ennesimo tassello di valore in una filmografia che, oramai lo si può affermare con certezza, ha visto più successi che cadute di stile.

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