venerdì 4 settembre 2015

The Wicker Man

di Robin Hardy.

con: Edward Woodward, Christopher Lee, Britt Ekland, Diane Cilento, Ingrid Pitt, Aubrey Morris.

Inghilterra (1973)

















Il semplice status di "pellicola di culto" non rende giustizia ad un film come "The Wicker Man"; l'affetto dei fans e le celebrazioni che ogni anni si tengono in Gran Bretagna ed in America per ricordarne i fasti, sulla falsariga di quelle mostrate nel film stesso, non aiutano certo a comprendere il valore immenso del lavoro dei suoi autori, né a rievocarne la travagliata storia distributiva.
Se non fosse per "Cannibal Holocaust" (1980), si potrebbe tranquillamente etichettare il film di Robin Hardy il più censurato di sempre; ma se nel caso del film di Deodato la censura era intervenuta a causa delle immagini splatter e provocatorie, per "The Wicker Man" il discorso è più complesso e poggia sulla secolare avversione che l'Inghilterra conservatrice ha per il sesso. Era impensabile, all'epoca, non sforbiciare i fotogrammi di un film che portava la nudità in scena senza filtri, ma anche senza malizia; né era ammissibile un film che scavasse sulle radici pagane e libertine di quella società all'epoca (ed in parte tutt'oggi) ipocritamente perbenista.
Ma "The Wicker Man" non è pura rievocazione di un passato scomodo, quanto la messa in scena di uno scontro totale tra le credenze pagane ed il cattolicesimo; scontro culturale, prima ancora che religioso, tutt'oggi affascinante.


La genesi del film è stramba e spiazzante quanto la storia che racconta; sarebbe facile pensare, di fronte alle forti immagini, come "The Wicker Man" fosse il frutto di menti avanguardiste e votate alla provocazione; ben più prosaica è la realtà: il progetto è partito grazie alla collaborazione tra il produttore Peter Snell e il drammaturgo Anthony Shaffer, all'epoca fresco del successo di "Sleuth" (1972); Snell voleva creare un film per rilanciare la carriera di Christopher Lee, arenatasi a seguito del declino delle produzioni Hammer, mentre Shaffer rimase affascinato dalla lettura del romanzo "Ritual" di David Pinner, vero e proprio palinsesto per la sceneggiatura, sebbene non accreditato. Sempre Shaffer decise di dare un taglio oltranzista allo script come reazione alla riscoperta dei rituali celtici da parte della controcultura inglese e mitteleuropea: orde di hippie, che di lì a poco sarebbero scomparsi a seguito del fallimento della grande comune di San Francisco, si dedicavano ai rituali della fecondità pre-cristiani, in opposizione alla severa cultura cristiana che predicava l'astensione e il martirio delle carni.
Ben si potrebbe pensare, guardando le ultime dichiarazioni di Shaffer prima della sua scomparsa, ad una sua simpatia verso la cultura celtica e druidica; ma non ci sarebbe nulla di più sbagliato: "The Wicker Man" bolla il passato "allegro" delle religioni arcaiche come una barbarie oscurantista; e paradossalmente, la religione cristiana, pur non esaltata, diviene nel film portatrice di razionalità, a dimostrazione di come i vecchi rituali non siano altro che pura superstizione.
E merito infine del regista Robin Hardy, di fatto poco prolifico e forse finanche poco talentuoso, se la tensione regge e il modno ricreato da Shaffer affascina tutt'oggi.


Portatore dei dettami del Cattolicesimo è il poliziotto Howie (Woodward), introdotto come un buon cristiano che legge i passi del Nuovo Testamento con fervore; chiamato ad investigare sulla scomparsa della piccola Rowan Morrison, Howie si ritrova sull'isola di Summerisle in un mondo altro, nel quale sono stati reintrodotti i culti elementali; in un indagine simile a quella dell'agente Cooper in "Twin Peaks", si ritroverà circondato da strani individui, tra i quali l'eccentrico Lord Summerisle (Lee), in un crescendo di follia e fanatismo.



L'arrivo a Summerisle, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, spiazza per l'atmosfera viva e gioviale; i "nuovi barbari" non vengono descritti come una popolazione inselvatichita, ma come allegri paesani che celebrano la vitalità con canzoni armoniose; l'avvento della primavera e il risveglo dei sensi ha la forma delle canzoni di Paul Giovanni, sulle quali Hardy costruisce intere sequenze come in musical; le melodie dolci e i testi sottilmente sconci rievocano il rapporto tra gli isolani e il corpo, mentre lo spettatore non può che sentirsi ammaliato dalla beltà di luoghi e situazioni; a differenza dell'insofferente protagonista, che si vede subito spiazzato dall'apertura mentale inusitata che vi trova.



Lo scontro tra le due culture cattolica e quella pagana è totale: il culto antimondano cristiano non può tollerare la sublimazione della nudità o l'esaltazione del corpo; così come i rituali orgiastici e vitali del paganesimo non concepiscono la castrazione dell'individuo o, men che meno, le pratiche della continenza.
Dinanzi allo spettacolo dell'accoppiamento pubblico, il cristiano non può che essere spiazzato; al richiamo della carne, sublimato nella magnifica sequenza della seduzione da parte di una splendida Britt Ekland, il buon cristiano deve resistere e non cedere in tentazione; poichè corpo e spirito sono entità separate ed inconciliabili, la sensualità è nemica della beatitudine e della salvezza. D'altro canto, una religione fortemente attaccata alla civiltà contadina e al ciclo stagionale, non può che venerare la fecondità e l'atto del coito, essenziale non solo per la perpetrazione della specie, quanto anche solo per la semplice sussistenza.
Howie è così un corpo estraneo chiamato a confrontarsi con un nuovo (e al contempo antico) modo di concepire il rapporto con il corpo; nei dialoghi, affiatati ed affilati, con Lord Summerisle e l'insegnate Miss Rose (Diane Cilento), la sua concezione a-sessuata della religiosità viene costantemente messa in discussione, sino a farlo risultare antiquato, come un mormone evirato dinanzi ad una ritrovata gioia spirituale che passa attraverso la carne.


La riesumazione del culto è opera di un antenato di Lord Summerisle, un positivista che nel XIX secolo tentò di importare colture fruttifere sulla sterile isola e decise di bandire il Cristianesimo non per ragioni prettamente spirituali, ma per meglio sfruttare la mano d'opera locale: il contadino, chiamato a lavorare duramente per rendere fertile l'isola, trovava appagamento totale nella gioia del sesso, usato come strumento per venerare gli dei; il ritorno al culto delle origini ha così sul piano narrativo una valenza simile a quella reale: la riscoperta del corpo come semplice forma di appagamento travestita da rituale. Con il corso del tempo, tuttavia, la religione si è sedimentata sino a diventare pratica totale, con tutte le relative conseguenze.
Lord Summerisle diviene l'incarnazione di una ritrovata sensibilità verso la natura, esordendo con uno monologo recitato da un ispiratissimo Lee sulla gioia del regredire allo stato animale, dove non bisogna inginocchiarsi dinanzi a nessuno. Culto naturale che trova nell'accoppiamento una fase rituale essenziale, al punto che il personaggio entra in scena scortando il giovane McGregor dalla Willow della Ekland, incaricata di iniziarlo al sesso.
Ancora più importante è il dialogo con Howie dinanzi al rituale del fuoco, dove l'accoppiamento con la divinità fa scorgere un inquietante parallelo con i dogmi cristiani, a sottolineare la comunanza ritualistica e misterica tra culti.


Man mano che la ricerca di Howie procede, l'isola si disvela: da luogo pacifico ed idilliaco si colora di una luce sinistra, di un'atmosfera scomoda; il culto campestre porta con sé tutte le antiche credenze, che rifuggono dalle conquiste illuminate che il Cristianesimo, pur con noti ed inescusabili limiti, ha fatto filtrare nella società occidentale; il rimedio della rana per il mal di gola viene a simboleggiare una cultura arretrata e superstiziosa, del tutto fuori luogo nel XX secolo, residuato di un passato antiquato. Mentre già l'incontro con Miss Rose fa presagire l'ottusità del popolo isolano, incapace di concepire la resurrezione del corpo poichè avulsa dal naturale ciclo di morte e rinascita proprio della natura.
Il paganesimo di impronta celtica si rivela così come un culto prettamente materiale, volto a santificare i singoli gesti insiti nel lavoro per dar loro una dignità fittizia, piuttosto che ad interrogarsi sugli effettivi misteri della vita e del mondo. Una religione arcaica, vecchia, del tutto scevra dalla effettiva dimensione spirituale; un culto totalmente superstizioso, nel quale la divinità viene temuta; e per questo, violento e realmente oscurantista.


Finito il gioco nel quale l'incauto poliziotto è stato attirato, il culto pagano rivela tutta la sua carica ottusa e distruttiva: il sacrificio al dio del sole di un essere nella cerimonia dell' "uomo di vimini", l'effigia umana nella quale i sacrificati sono rinchiusi per essere consacrati ad una morte rituale. Il cristiano diviene così ineluttabilmente il portatore della ragione, non solo di un culto che ha superato la barbarie del sacrificio o della paura del dio, ma anche di una religione che non ammette vere superstizioni; l'atto di conformare la coltura isolana a quella della terraferma è contro natura, ma il culto della natura non riesce ad ammettere il suo errore, solo ad interpretare il fallimento delle ultime messi come un capriccio della divinità; l'incapacità di concepire il ciclo naturale come un'essenza priva di volontà porta alla paura e alla venerazione incondizionata, vera e propria sottomissione  ad un dio più crudele di quello cristiano: l'ignoranza.
Il paradosso è lampante: l'emancipazione da una religione notoriamente repressiva e contraria ad ogni forma di scientificità non porta automaticamente alla scoperta di valori positivi, quanto alla regressione ad uno stato selvaggio, più pericoloso e distruttivo della castrazione dei sensi.


La disperazione e la paura di una follia collettiva viene incardinata in quell'ultima, agghiacciante sequenza, nel quale la perdita di ogni ragione in favore della venerazione incondizionata si fa puro, genuino orrore.


EXTRA

I guai del film cominciarono con il cambio di direzione alla Thorn EMI Screen, depositaria dei diritti di distribuzione nel Regno Unito. Il nuovo esecutivo trovava l'operato di Shaffer e Hardy orrendo e tagliò circa 10 minuti dalla versione intergale di circa 100, andati perduti a seguito delle "pulizie" nei magazzini della società. Successivamente, la censura nazionale e la distribuzione americana, hanno in seguito tagliato altri 20, eliminando tra l'altro la splendida sequenza introduttiva di Lord Summerisle. Uscito nei due mercati nel tardo 1973, "The Wicker Man" si rivelò un cocente flop. Ma grazie al passaparola, al successo nei festival internazionali e alle proiezioni di mezzanotte, venne riscoperto da un numero crescente di spettatori sino a divenire il cult più amato e ricercato dell'epoca.
A partire dal 2000 è possibile reperire in DVD un'edizione "director's cut" che riassembla parte del girato scartato. Quest'anno, inoltre, Studio Canal ha distribuito un'edizione Blu-Ray restaurata e rimontata da Hardy, più corta però della precedente director's cut.

Se l'idea di fare un remake di "The Wicker Man" appare strampalata e ridicola, è perchè lo è: oggi come oggi i culti pagani gaelici sono nuovamente relegati al puro folkrore, mentre al contempo il conservatorismo cristiano-cattolico ha perso la sua presa sulla società occidentale. Questo non ha impedito a Neil LaBute e Nicolas Cage di confezione una nuova versione di "The Wicker Man" nel 2006, la quale, nella più pura tradizione dei remake ottusi made in Hollywood, cambia personaggi, ambientazioni e tematiche, aggiungendo però dosi da rinoceronte di ridicolo involontario.


Da antologia del trash la sequenza delle api, divenuta un vero e proprio tormentone su Youtube ed inizialmente tagliata nella theatrical cut per motivi facilmente intuibili:



Di peggio è riuscito a fare solo lo stesso Robin Hardy con "The Wicker Tree":


Concepito inizialmente come una continuazione di "The Wicker Man", "The Wicker Tree" è divenuto un suo seguito "spirituale" in seguito all'impossibilità di Christopher Lee di riprendere il suo ruolo di Lord Summerisle, dovuta ad un brutto incidente accorsogli sul set di "Resident" (2011). Dall'originale ritorna il tema dello scontro tra cristianesimo e paganesimo, ma la scrittura di Hardy è fiacca e superficiale e gli scarsi valori produttivi rendono il prodotto finale inguardabile.

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