giovedì 30 ottobre 2014

Terminator 2- Il Giorno del Giudizio

Terminator 2: Judgement Day

di James Cameron

con: Arnold Schwarzenegger, Edward Furlong, Linda Hamilton, Robert Patrick, Joe Morton.

Fantascienza/Azione

Usa, Francia (1991)















Può un blockbuster creare emozioni vere? Dopo la caduta dallo stato di grazia delle grosse produzioni made in Usa, è ancora possibile divertire in modo intelligente? In sostanza, una produzione colossale può riuscire a dare allo spettatore qualcosa in più di un pugno di minuti di puro svago?
Vedendo le odierne mega-produzioni, la risposta può essere solo negativa; non che all'epoca in cui uscì il sequel del cultissimo "Terminator" (1984) le cose fossero poi tanto differenti: sequel roboanti e privi di mordente quali quelli di "Rocky" e "Rambo", cloni di pellicole vecchie di decenni come la sequela infinita di film su James Bond, e lo stesso Cameron che annegava (sè stesso ed Ed Harris) nelle sue ossessioni con "The Abyss"; l'unica speranza per l'intrattenimento intelligente proveniva dalle grosse produzioni affidate a veri e propri autori: le trasposizioni di "Batman" (1989) e "Dick Tracy" (1990) o il "Dune" (1984) di Lynch e gli exploit americani di Paul Verhoeven "RoboCop" (1987) e "Atto di Forza" (1990), che giusto un anno prima aveva anticipato i record che la pellicola di Cameron avrebbe di lì a poco infranto.
Perchè proprio "Terminator 2" si impose fin da subito come un record assoluto: maggiore incasso della stagione, tra i maggiori incassi di sempre, uno dei film più amati e citati dell'intera storia del cinema americano e non; ma anche la più grande produzione della storia di Hollywood, con 100 milioni di dollari di budget; e sopratutto, un film che come il suo protagonista ha un corpo artificiale, ma un cuore umano.


"Terminator 2" è sicuramente una pellicola ascrivibile all'action più che alla fantascienza vera e propria: ancora più che nel suo predecessore, a farla da padrone sono gli inseguimenti e le sparatorie, piuttosto che la storyline in sé per sé; trama che, pur nella sua costruizione solida, crea il paradosso temporale più famoso dell'intera storia della Settima Arte, che fortunatamente non infrange la sospensione dell'incredulità solo grazie alla regia incalzante e fantasiosa.
Eppure, e paradossalmente, "Terminator 2" è anche un film fatto di personaggi, costruito su di loro piuttosto che sull'azione fine a sé stessa; personaggi che qui, nella migliore tradizione della fantascienza hardcore, sono volti ad esplorare il complesso rapporto tra uomo e macchina.
Da una parte c'è lui, il Terminator, il cyborg cinematografico per antonomasia che, svestiti i panni del villain, si ritrova ad indossare quelli, all'epoca inediti, di angelo protettore; una macchina chiamata ad agire come un uomo, che si toglie di dosso i rimasugli della filosofia iperviolenta del genere anni '80 per comprendere il valore della vita umana in un finale struggente, che muove facilmente alla commozione; commozione per un cyborg con il volto da golem di Schwarzenegger, prova di come un personaggio ben caratterizzato valga molto di più della sola presenza scenica e delle capacità recitative del suo interprete.


Dall'altra Sarah Connor, trasfigurata in una guerriera androgina spinta dal proprio istinto materno alla violenza; una donna che non ha più fede nell'essere umano, del quale riesce a percepire solo il lato più distruttivo: il suo sogno sull'olocausto atomico è a tutt'oggi una delle visioni apocalittiche più vivide e terrorizzanti mai apparse su schermo; ma Sarah è al contempo una madre, per la quale la vita umana è il più sacro degli elementi; e sceglie la violenza non per vendetta, ma come strumento lucido per preservare quella vita che tanto ama.


Oggetto della furiosa caccia all'uomo è questa volta John Connor, che un esordiente Edward Furlong incarna come il tipico ragazzo della Generazione X: imbelle, a tratti cattivo, privo di risvolti positivi, riesce però a mostrare il suo lato più umano proprio nella relazione con il Terminator, sua figura paterna putativa "più umano di molti molti altri umani", al quale insegna il valore della vita. E, sopratutto, che riesce a dare un ritratto lucido e un pò divertito di una generazione allo sbando, priva di ideale ma, in cuor suo, ancora lontana dalla disuamanizzazione vera e propria.


Mentre il ruolo del villain viene letteralmente cucito addosso al T-1000, che Robert Patrick tratteggia in modo freddo, rendendolo ancora più inquietante del cyborg di Schwarzennegger; se quest'ultimo era un killer inarrestabile e colossale, il T-1000 è assassino silenzioso e letale, capace di mimetizzarsi nella folla ed assumere l'aspetto di chiunque, ideale contraltare della violenza cieca del suo alter-ego.


Proprio le animazioni del T-1000 sono la punta di diamante dell'intero film: ancora oggi realistiche (anzi, più verosimili di molta CGI recente), all'epoca sbalordirono il pubblico per la loro resa; per la prima volta, l'effetto speciale digitale diventa un vero elemento narrattivo (come avveniva con gli SFX nel cinema di Croneneberg e Carpenter): non un semplice effetto per animare una trasformazione come avveniva in "Willow" (1988), ma un vero e proprio personaggio al quale l'effetto speciale dà una caratterizzazione al pari del suo interprete, anni prima degli exploit di "Star Wars- Episodio I" e "Le Due Torri".
Ma gli sbalorditivi effetti speciali non si limitano alla sola computer graphic; ogni singolo effetto usato nel film raggiunge, grazie alla maestria di Stan Winston e agli alti valori produttivi, lo stato dell'arte: le miniature e gli animatronici usati nel prologo creano un'illusione perfetta, il futuro da incubo del primo film trova un nuovo corpo, ancora più credbile e dettagliato; il sogno di Sarah, forse la scena più memorabile di tutto il film, è la rappresentazione della guerra nucleare più vivida e verosimile mai apparsa su schermo; il make-up del T-800 è talmente realistico da credere che sotto la pelle di Schwarzenegger ci sia davvero un cyborg; e sopratutto gli stunt, girati tutti rigorosamente dal vivo e spesso dagli stessi attori, creano sequenze action al fulmicotone e dalla fisicità oggi inusuale, prova di come il lavoro in-camera sia sempre e comunque superiore di quello in post-produzione, retaggio di un cinema oramai scomparso.


Sarebbe quindi facile affermare che "Terminator 2" è un sequel in tutto e per tutto superiore al suo predecessore; facile e anche ingiusto: il primo film venne girato con meno di un decimo del budget del secondo, con una crew agli effetti visivi meno numerosa e con effetti speciali ancora involuti; proprio per questo, per quel suo alone da B-Movie, resta una pellicola ancora affascinante e tecnicamente migliore del suo seguito.
"Terminator 2" resta però il perfetto esempio di sinergia tra istanze spettacolari e gusto del racconto, tra tradizione dell'intrattenimento e volontà di sperimentazione tecnica, ossia il perfetto blockbuster estivo capace, di regalare emozioni vere e durature anche allo spettatore più incallito.


EXTRA

L'epilogo poetico e sinistro con la voce-off di Sarah non era inizialmente voluto da Cameron e fu imposto dai produttori per creare un eventuale terzo capitolo della saga (arrivato solo nel 2003); il finale girato e voluto da Cameron è questo:





Giudicate voi se ne valeva la pena.

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