lunedì 13 ottobre 2014

Zombi

Dawn of the Dead

di George A.Romero

con: Ken Foree, David Emge, Gaylen Ross, Scott H.Reiniger, Tom Savini.

Horror/Splatter

Usa, Italia (1978)
















---SPOILERS INSIDE---

1978, ovvero 10 anni dopo lo spatiacque de "La Notte dei Morti Viventi"; il cinema americano non è più lo stesso: la New Wave di autori formatosi sulla falsariga della Nouvelle Vague francese ha invaso Hollywood e ne ha rigenerato stili e stilemi; l'horror americano vive una sua seconda giovinezza grazie ad artisti del calibro di John Carpenter, Tobe Hooper e Wes Craven, che riprendono i topoi del cinema d'autore europeo e lo innestano nel clima di disillusione che permea l'intera società americana.
George Romero ritorna nel suo mondo fatto di morti viventi per proseguire il discorso iniziato nel decennio precedente, con una nuova e inedita consapevolezza; e grazie all'aiuto di Dario Argento, del produttore Alfredo Cuomo e degli effetti speciali di Tom Savini crea la sua opera più vivida ed amata, un seguito non solo ideale del suo precedente capolavoro, bensì la sua perfetta evoluzione.


"Zombi" comincia letteralmente "dal lato opposto" de "La Notte dei Morti Viventi", nella stazione televisiva che i personaggi in bianco e nero guardavano voracemente in cerca di informazioni; dall'altro lato, dieci anni dopo, troviamo un'umanità allo sbando, immersa nei colori vivi e pulsanti degli anni '70 che sottolineano magistralmente la loro natura sanguigna. La notte non è ancora finita: mentre alla stazione televisiva gli addetti stampa e gli ospiti si scontrano sul come arginare l'apocalisse incombente, nelle strade l'umanità più che cercare di sopravvivere, si autodistrugge; guerriglia urbana nelle forme di assedi di polizia, scontri tra tutori dell'ordine e portoricani divengono l'iperbole di quella violenza razziale urbana che, sopita nel decennio precedente, esplode nel corso dei '70 con un fragore mai visto prima; e la prevaricazione totale dei tutori dell'ordine razzisti e beceri diventa fin dalla prima sequenza una presenza molto più pericolosa ed incontenibile dei non-morti


La razza umana, messa alle strette dalla soverchiante minaccia infernale, mostra il suo lato peggiore, la sua totale idiozia fatta di arroganza e superstizione; la società comincia a collassare su sè stessa e persino gli scienziati, mostrati nel corso del film a più riprese tramite gli inserti televisivi, si dimostrano ben presto non migliori della gente comune, come arroccati nelle loro stesse ossessioni ed incapaci di comunicare con il resto della società. Il morto vivente torna così ad incarnare la paura totale e definitiva che striscia fuori dalla notte per distruggere e divorare tutto e tutti; ma questa volta il gruppo di protagonisti decide di fuggire, di non resistere passivamente all'orrore e di cercare una via di scampo dalla notte; i quattro protagonisti Stephen (David Emge), Peter (Ken Foree), Francine (Gaylen Ross) e Roger (Scott H.Reineger) fuggono dalla città, ora bastione di morte, in cerca di salvezza; e sulla loro strada faranno un incontro spiazzante: i miliziani del primo film, che ora Romero ritrae con distacco ed ironia come un gruppo di amici impegnati in una scampagnata domenicale; una categoria di persone, cioè, talmente assuefatta alla violenza da vedere la caccia all'orrore come un passatempo allegro, da concepire l'uccisione di figure umanoidi alla stregua di uno sport.
Ed è con l'arrivo al centro commerciale che l'autore disvela la sua nuova visione, pessimistica e tragica, in tutta la sua potenza.


Il Mall (all'epoca delle riprese era il più grandi di tutti gli Stati Uniti) diviene il punto di salvezza per i quattro protagonisti; un ideale nuovo eden nato dall'implosione della società dei consumi nel quale possono vivere senza lavorare o faticare, avendo a portata di mano (letteralmente, come suggerisce Roger) tutto ciò di cui necessitano; una El Dorado moderna che va conquistata dai suoi indigeni, i non-morti che lo hanno invaso e che ora rappresentano una nuova visione dell'autore. Lo zombi antropofago non è più l'emblema della paura nascosta della società borghese, ma la società borghese stessa; o per meglio dire, la società del consumo, che continua a divorare qualsiasi cosa gli capiti a tiro anche dopo la morte, in un rito eterno nel quale la fame non è più necessità effettiva, ma azione inconscia incontrollabile; i morti viventi sono i consumatori, attratti dalle luci e dai suoni del Mall come un canto di sirene, che vi si aggirano con sguardi vacui e mani pronte ad afferrare qualsiasi cosa pur di soddisfare sé stessi. Il centro commerciale diviene così ancora di salvezza e tempio di un moderno Moloch al quale gli esseri viventi e non si sacrificano, i primi in cerca di salvezza, i secondi per assuefazione totale.


I quattro protagonisti, questa volta, sono una sorta di "unicum", un personaggio unitario dato da quattro personalità distinte; Fran, la donna e primo personaggio ad essere introdotto, è il lato più debole della compagnia nei primi minuti, del tuto incapace di reagire all'orrore che si consuma innanzi ai suoi occhi; ma a partire dal secondo atto anche lei diventerà avezza al combattimento per sopravvivere sino alla fine; Stephen, il pilota, e Peter, il primo poliziotto, ereditano il ruolo di maschi alfa che nel primo capitolo apparteneva a mr.Cooper e a Ben; ma questa volta lo scontro tra i due è solo momentaneo, superato dopo la prima sortita ai piani bassi del centro: le diseguaglianze e le perplessità vengono superate definitivamente dalla collaborazione per arrivare ad un rispetto reciproco fino ad una vera e propria amicizia; Roger, infine, è il più emotivo del gruppo: all'apparenza ed inizialmente infaticabile, cederà presto all'orrore dal quale verrà divorato. Tutti e quattro rappresentano quattro facce dell'umanità: il cinismo, l'attitudine alla sopravvivenza, l'avventatezza e la disillusione; e collaborando riescono a sconfiggere lo spirito peggiore dell'uomo, quel consumismo onnipresente e strisciante per conquistare il paradiso in Terra. 
Ma poi?


Appurata l'impossibilità di una fine all'epidemia di zombi (Peter citerà un vecchio adagio vodoo, divenuto celebre, per cui "quando non ci sarà più posto all'Inferno, i morti cammineranno sulla Terra", spiegazione anch'essa pretestuosa che sostituisce la tesi fantascientifica del primo film e che ricongiunge parzialmente il morto vivente di Romero con quello della tradizione), arginata la minaccia dei redivivi antropofagi, il gruppo si ritrova a vivere come una moderna famiglia dell'alta borghesia: immersa fin nel midollo nel lusso e attanagliata dalla noia; l'istinto di sopravvivenza si è spento, al suo posto è cresciuta l'accidia più pura, nutrita dalle richezze del Mall; e i personaggi divengono così, volutamente, le ombre di sè stessi, soffocati nel lusso e più simili agli zombi che combattevano che ai guerrieri che furono. Per Romero quello del consumismo è un ciclo incorrutibile: non vi è differenza effettiva tra strati sociali, chiunque si trovi in una situazioni di agio è portato per sua stessa natura a divenire un imbelle, a retrocedere ad una forma larvesca dedita all'ozio più completo.


E se i quattro signori del Mall rappresentano quella parte di umanità che ha conservato la sua indole civile anche dopo l'apocalisse, i bikers che invadono il loro "regno" sono invece la perfetta personificazione del lato peggiore della razza umana. Laddove i protagonisti hanno "conquistato" i loro averi con la forza e la sagacia, i bikers invadono senza ritegno, saccheggiano, razziano e distruggono per il puro gusto di farlo. Lo scontro tra i due gruppi è inevitabile: l'uomo non riesce a rinunciare a ciò che ha "costruito" nemmeno quando sa di non poter competere con i suoi nemici, ben più pericolosi dei lenti redivivi; scoppia così la catastrofe definitiva.


Il terzo atto di "Dawn of the Dead" è anarchia allo stato puro, forse la più efficace rappresentazione dello "stato di natura" che sia mai apparso su schermo; la lotta per il dominio tra i bikers, i sopravvissuti e gli zombi si trasforma presto in un massacro totale, dove Romero e Tom Savini inventano la scena di morte più atroce e visivamente agghiacciante che si possa immaginare: uno sventramento a mani nude con conseguente divorazione delle viscere; ed è proprio la violenza grafica a farla da padrone: arti staccati, teste mozzate, nuche che esplodono e amenità assortite che rendono Romero il re indiscusso dello splatter; un "gore", il suo, che viene sempre tenuto al di sopra del limite dell'iperealismo per sfociare nel grottesco più puro, anche grazie alla ricercatezza visiva (sopratutto nei colori brillanti) e nel commento musicale ironico, che avvicinano il film alle atmosfere dei fumetti pop più truci, piuttosto che al neorealismo del suo predecessore.


E se la guerra per il dominio della "res" si chiude con una sconfitta schiacciante per i vivi, Romero questa volta decide di non concludere il film con una vera tragedia: con un colpo di scena di classe, lascia fuggire i sopravvissuti verso una meta indefinita, senza far intendere se vivranno o moriranno, dirigendosi alla cieca verso l'alba di un nuovo giorno.


Gli effetti speciali artiginali e ameni e la lettura politica e scettica dell'umanità garantiscono a questo secondo capitolo del Ciclo degli Zombi dell'autore di Pittsburgh una freschezza che ben pochi altri splatter degli anni'70 possono vantare; "Dawn of the Dead" è probabilmente il punto d'arrivo di tutta la "poetica" sul morto vivente a cui l'horror nudo e puro può aspirare; e di fatto, tutte le pellicole sui morti viventi successive si sono in qualche misura ispirate (talvolta anche solo graficamente) ad essa; lo stesso Romero con i successivi capitoli declinerà temi e personaggi in modo diverso, abbandonando momentaneamente il genere vero e proprio con il successivo "Il Giorno degli Zombi" (1985), terzo capolavoro dell'autore e capitolo più politico e disperato dell'intera serie.




EXTRA


Sono ben tre le versioni esistenti del film, tutte incluse nel cofanetto DVD edito dalla Alan Young Home Video-CVC ancora facilmente reperibile.
La versione europea, curata da Dario Argento, manca di circa 15 minuti di film, tagliati per aumentarne il ritmo e non, come si potrebbe intuire, per motivi di censura; sempre in questa versione sono presenti diverse tracce sonore aggiuntive della splendida OST composta dai Goblin, assenti nelle altre versioni.
La versione americana è la director's cut approvata da Romero, che aggiunge scene che meglio sottolineano la trasformazione dei protagonisti da sopravvissuti a edonisti. Esiste poi una versione estesa, che aggiunge alcune sequenze inizialmente eliminate dal montaggio della director's cut per motivi di durata.
In nessuna versione del film, né edizione home-video vi è però traccia del misterioso finale alternativo, nel quale i sopravvissuti al terzo atto si sarebbero dovuti suicidare; a detta di Romero, tale finale è stato girato, ma il materiale non è mai stato pubblicato in alcun modo.


Nel 1979, sull'onda del successo globale del film, Lucio Fulci diresse "Zombi 2", sequel apocrifo che gli valse persino una condanna per plagio; cult plurigenerazionale, "Zombi 2" (o semplicemente "Zombies" come è conosciuto nel resto del mondo) è un piccolo gioiello di horror splatter nostrano: teso, sanguinoso e cattivo, con un finale da antologia ed una iconografia del morto vivente ancora più terrificante di quella romeriana, che si avvicina ulteriormente alla tradizione haitiana; per chi non lo avesse ancora visto, è un must.


Nel 2004, l'immancabile remake "L'Alba dei Morti Viventi", esordio alla regia dell'odiato Zack Snyder, che, manco a dirlo, snatura completamente il capolavoro di Romero, appiattisce i personaggi su stereotipi fumettistici (nel senso peggiore del termine), elimina quasi ogni traccia dello splatter grottesco e disturbante che fecero la fortuna dell'originale e fa correre gli zombi come centometristi olimpionici, plaginado il cult di due anni prima "28 Giorni Dopo"; classico esempio remake inutile e deleterio.


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