giovedì 28 gennaio 2016

New Rose Hotel

di Abel Ferrara.

con: Willem Dafoe, Asia Argento, Christopher Walken, Yoshitaka Amano, Annabella Sciorra, Gretchen Mol, John Lurie, Ryuichi Sakamoto.

Cyberpunk/Erotico

Usa (1998)














Strano duo quello composto da Abel Ferrara e William Gibson. Il primo è l'autore newyorkese per antonomasia, sperimentatore, decostruttore del classicismo, ancorato (un tempo) a tematiche umanistiche ed esistenzialistiche urgenti e feconde. Il secondo il padre del cyberpunk, narratore postmoderno e in grado di fondere su carta istanze fantascienfiche, purgate tuttavia di ogni risvolto filosofico, con la narrativa pulp per anticipare l'era informatica, le sue mode, le sue ossessioni, le luci e le ombre che avrebbe portato.
Un'unione impossibile, quella tra i due autori. Talmente impossibile che beffardamente si avvera nel 1998 con "New Rose Hotel", trasposizione del racconto omonimo di Gibson che Ferrara tenta disperatamente di fare proprio, solo per firmare un'opera malriuscita ed insipida.




In un futuro prossimo, Fox (Christopher Walken) e X (Willem Dafoe) sono due truffatori specializzati nello spionaggio tra le potenti zaibatsu multinazionali che sembrano controllare tutto e tutti. In un ambiguo gioco di potere, Fox decide di compiere un colpo ardito per contro della Hosaka: far disertare il geniale scienziato Hiroshi (Yoshitaka Amano) dalla sua corporazione, la MASS. Per farlo convince X ad usare un'esca sessuale, la bellissima Sandii (Asia Argento).




Non un film di genere, non uno spaccato su di una società corrotta a venire, né una dissezione del rapporto tra personaggi, "New Rose Hotel" è una stramba visione alla perenne ricerca di una propria identità, nel quale Ferrara fa confluire tutta una serie di intuizioni, talvolta geniali, senza però riuscire ad amalgamarle in modo preciso.
Base della scialba narrazione sono i tre personaggi principali Fox, X e Sandii, le cui relazioni sono sviscerate scindendo il racconto in due: nella prima parte, la costruzione della flebile trama, sulla scorta dell'infinito dialogo tra Fox e X, nella seconda la decostruzione postuma della storia di non-amore tra X e Sandii. Dicotomia affascinante: nella prima parte Ferrara costruisce il racconto in modo lineare, mentre nella seconda, dopo la deflagrazione del piano, il retroscena si svela tramite la frantumazione totale di quanto visto e suggerito in precedenza.
I tre personaggi vivono in simbiosi con i corpi e i tic dei loro ottimi interpreti: lo stralunato Fox, impersonato da un gigionesco Walken, affarista irredento nonostante i traumi del passato. La bella Sandii, alla quale la sensualità carnale di Asia Argento dona un fascino irresistibile, angelo erotico la cui identità viene costantemente riscritta per appagare i bisogni del cliente di turno. E poi X, l'incognita, uomo senza passato e forse senza futuro, che si innamora dell'oggetto da usare, forse davvero, forse no, senza neanche saperlo.




Ambiguità a cui Ferrara dà la forma dello split screen e della ripresa nella ripresa: gli inserti video che sfasciano il punto di vista dei personaggi e che si congiungono con le inquadrature "d'ambiente" strette sui primissimi piani dei personaggi, alla perenne ricerca delle loro anime, a frammentare luoghi e corpi in più parti unite solo dal montaggio, sino a creare immagini sospese, incantate ed ipnotiche.
Quello che non funziona, semmai, è il contenuto. Non c'è una chiave di lettura precisa per la vicenda, che regredisce a puro pretesto per le incertezze del trio. L'intrigo e il colpo di scena sono puri vezzi usati per spezzare la narrazione. I personaggi sono solo pretesti: lo strano Hiroshi(che ha il volto del grande illustratore Yoshitaka Amano, che, al pari di Ryuichi Sakamoto, è del tutto sprecato), il quale sembra esistere solo nelle riprese video, quasi un'immagine fantasma che ossessiona i protagonisti, di fatto non ha nessuna vera valenza narrativa. A contare sono solo l'affiatato Fox, l'innamorato X e la misteriosa Sandii, Le loro peripezie non hanno un senso e la vicenda si fa presto noiosa e piatta.


Ferrara non sa come porsi verso il racconto, non riesce a valorizzarne a dovere le implicazioni metanarrative o fantascientifiche, arrancando lungo gli 86 minuti di durata senza mai trovare un "senso" pieno e completo che non sia quello puramente estetico.
La mancanza di una penna forte come quella di Nicolas St.John è fin troppo avvertibile, sopratutto se si tiene conto di come sia riuscito in passato a piegare alle esigenze del regista soggetti ben più lontani dalla sua poetica nel bel "Ultracorpi- L'Invasione Continua" (1993). La scrittura superficiale di Christ Zois è, come nel precedente "Blackout" (1997), incapace di dare corpo alle ossessioni dell'autore e finisce per appiattirsi su tematiche semplici: il mistero ed il rimpianto, senza concedere loro la benchè minima profondità.
Tanto che non sarebbe sarebbe sbagliato etichettare "New Rose Hotel" come l'esito peggiore del cinema di Ferrara, un'opera totalmente avvolta su sé stessa, priva di un senso compiuto ed incapace di colpire davvero.

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