sabato 2 novembre 2019

Il Re

The King

di David Michôd.

con: Timothée Chalamet, Joel Edgerton, Sean Harris, Ben Mendelsohn, Robert Pattinson, Lily-Rose Depp, Thomasin McKenzie.

Drammatico/Storico

Australia, Inghilterra, Ungheria 2019













Sembrava che David Michôd dovesse sottostare alla "maledizione degli esordi folgoranti", incapacitato a bissare il livello raggiunto con il suo "Animal Kingdom", sopratutto dopo la visione del deludente "The Rover" e del mediocre "War Machine". Per fortuna, non è stato così: ritornando a collaborare con Joel Edgerton, il regista australiano crea un'interessante e riuscita rilettura del personaggio di Enrico V d'Inghilterra e del suo amico John Falstaff, allontanandosi dal modello shakespeariano per trovare una propria, inedita, dimensione.



Agli inizi del XV secolo, il giovane Hal (uno straordinario Timothée Chalamet), primogenito del re Enrico IV (Mendelsohn), si abbandona all'alcool e alle donne assieme al amico e mentore Falstaff (Edgerton, ingrassato appositamente per il ruolo). Alla morte del padre è però chiamato, suo malgrado, a prendere in mano le redini di un regno dilaniato dalle rivolte, sedendo su di un trono che fa gola a molti.



Il personaggio di Hal/Enrico V diviene, nelle mani del duo di autori, un giovane schiacciato dalle aspettative. Per prima, quella del genitore, ormai morente, dal quale si era allontanato anni prima e che vede in lui un erede più necessario che degno. In secondo, quella del regno, che chiede a gran voce una guida salda. In ultimo, quella della corte, composta da nobiluomini grondanti ambizioni sinistre.



Enrico diviene così un giovane chiamato a dover dimostrare il suo valore, attorniato da due figure che surrogano quella paterna. Da un lato il Giudice Capo, che ne sprona le ambizioni, ne canalizza il malcontento e gli impulsi giovanili affinché il regno ne risenta positivamente. Dall'altro Falstaff, angelo custode, che ne rappresenta anche la coscienza.
Il tema della macchinazione diviene centrale: tutti cercano di manipolare il giovane re, di usarlo per un tornaconto personale. L'unico che crede davvero in lui e dimostra effettiva sincerità è Falstaff, che qui viene spogliato da ogni singolo risvolto comico e patetico per divenire, come detto, coscienza del re e angelo custode.



La famiglia, in tal caso "allargata", è di nuovo al centro della dissezione effettuata da Michôd, una famiglia fatta da legami tossici a qualsiasi latitudine (esemplare e irresistibile è il personaggio del Delfino di Francia, interpretato con un umorismo viscido da un Robert Pattinson visibilmente divertito). Una famiglia tenuta insieme dalle menzogne e dai sotterfugi, che trova le sole eccezioni nel rapporto apparentemente più blando, quello del compagno di bevute, il legame più saldo e genuino. Legame che forse si genererà di nuovo con un matrimonio di convenienza, o forse no.




Alle prese con un budget sostanzioso, Michôd dimostra abilità nel muovere i grandi mezzi che la produzione di Netflix gli permette. Riprendendo anch'egli la lezione di Kenneth Branagh per le battaglie del suo "Enrico V" (ossia la focalizzazione sul duello individuale piuttosto che sulla massa di individui), crea battaglie drammatiche e epiche, impreziosite dall'uso inedito del piano sequenza per seguire i duelli del giovane re. L'effetto è di buona fattura ma, malauguratamente, non può essere gustato a pieno su di uno schermo casalingo: anche per questa sua produzione, Netflix avrebbe ben fatto ad optare per una distribuzione in sala.




Incapacità di piena fruizione a parte, "Il Re" resta un dramma storico potente e coinvolgente, graziato da un cast superbo e una direzione sicura, riprova del talento dei suoi due autori.



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