lunedì 18 febbraio 2013

Cosmopolis


di David Cronenberg
 

con: Robert Pattison, Paul Giamatti, Juliette Binoche, Jay Baruchel, Sarah Gadon, Samtnha Morton, Mathieu Amalric.

Canada, Francia, Portogallo, Italia (2012)


 













David Cronenberg è un'artista che non ha bisogno di presentazioni; filosofo nell'essenza ed esteta raffinatissimo, da più di quarant'anni utilizza il media cinematografico per portare avanti un'unica e complessa tesi: il rapporto, complesso e mutevole, tra la persona, il suo corpo, inteso come "carne", e la sua/le sueidentità. "Cosmopolis" è non solo il suo ultimo film, ma anche il punto d'arrivo, definitivo e completo, della sua lunga riflessione.



  
Durante una visita del Presidente, il giovane yuppie newyorkese Eric Parker (Robert Pattison) decide di andare a farsi tagliare i capelli dal suo barbiere di fiducia, attraversando l'intera città, sconvolta dalle manifestazioni; sulla strada incontrerà una serie di strani personaggi, emblemi di un'umanità ormai irriconoscibile.
"Cosmopolis" è un saggio sul post-umanesimo, ossia sulla mutazione dell'essere umano da individuo di carne e sangue ad automa o, come viene suggerito da Cronenberg, a "software", pura informazione sprovvista delle funzioni corporali primigenee; il protagonista, Eric, è, nel contesto dell'opera, l'unico umano rimasto, che si dimena tra i suoi istinti animaleschi e l'evoluzione in atto; in proposito va rimarcato come il belloccio Robert Pattison, con la sua bellezza efebica, quasi asessuata e il suo viso poco espressivo, sia semplicemente perfetto per il ruolo, riuscendo ad essere credibile in un film d'autore nonostante i pessimi trascorsi e le poche credenziali da attore; l'evoluzione in atto, si diceva, ha le sue radici nello yuppismo: l'edonismo sfrenato degli anni '80, di cui Eric e compagni sono figli, si è mutato nel corso degli anni in una forma di lusso onanistico, dove al compiacimento del corpo si è sostituito un compiacimento del tutto fine a sè stesso.



Emblema di tale trasformazione è la lussuosa limousine su cui è ambientato gran parte del film: super-accessoriata e dotata di ogni comfort, è un orpello del tutto inutile, che esiste solo per un compiacimento fine a sè stesso; durante lo scorrere della pellicola, essa, così come il suo protagonista, sarà sottoposta ad una mutazione, ritornando ad essere un oggetto non più esistente per sè, ma inserito in un contesto vivente; ecco, dunque, che la sua vernice bianca e immacolata viene sporcata, come a recuperare una dimensione corporale che sembrava perduta; stesso discorso vale per il protagonista; se i personaggi che incontra sono ormai figure del tutto prive di umanità, come la sua novella sposa dalla bellezza fredda e distaccata che rifugge dalla consumazione e che vive come sospesa nel limbo del non-essere, Eric, d'altro canto, ha ancora un corpo vivo: lo si vede defecare, avere rapporti sessuali, essere attratto da altre donne, mangiare, sporcarsi, perdere gli abiti, passare da un lindo yuppie  ad un essere lercio e sfatto, prova che ha ancora un corpo, che è ancora un umano. Il processo che ha portato gli altri personaggi ad uno stato di non-esseri è chiaro: la sostituzione dell'economia reale con una finanziaria, ossia basata, letteralmente, sul nulla, e l'estrema informatizzazione della società; processi che hanno trasformato gli esseri umani da corpi di carne a pura informazione priva di sostanza; società che ora reclama indietro una propria corporalità, così come rappresentato dai contestatori che gettano topi morti in segno di protesta. Tuttavia, il processo è ormai compiuto: tutti i soggetti che Eric incontra sono informazione, dialogo, azione fine a sè stessa.


Se i personaggi sono pura informazione,la messa in scena ne diviene perfetta metafora: tutto il film altro non è che un lungo insieme di dialoghi, non ci sono azioni e reazioni vere e proprie, se non che nella parte finale; inoltre non vi sono catarsi: i personaggi entrano ed escono di scena quasi senza soluzione di continuità, quasi fossero ombre o manifestazioni ectoplasmatiche di ciò che furono un tempo; perfino il finale è aperto: il confronto tra l'ultimo umano e il primo post-umano, passato profeta degli anni '80, resta sospeso, senza soluzione, a rimarcare la mancanza di sostanza propria della società odierna. E Cronenberg dimostra ancora di essere un grande costruttore di scene: nonostante l'unità di tempo e luogo, la pellicola non assume praticamente mai un tono teatrale, grazie ad un uso sapiente, quasi certosino, dei primi piani e dei movimenti di macchina.



"Cosmopolis" è un flm complesso, ostico per gli spettatori meno pazienti, duro, a tratti insopportabile, la cui complessità è volutamente fastidiosa e indigeribile e che quindi riesce davvero a rappresentare la deriva disumanizzante della società odierna.

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