mercoledì 17 aprile 2013

Darkman

di Sam Raimi

con: Liam Neeson, Frances McDormand, Colin Friels, Larry Drake, Bruce Campbell.

Fantastico/Supereroistico/Azione

Usa (1990)














Da sempre appassionato di comics (la citazione di Superman in "La Casa 2" del 1987 è sottile e gustosa), Raimi tenta, alla fine degli anni '80, di realizzare un piccolo sogno: l'adattamento cinematografico di "The Shadow", noto crime comic degli anni '30 conosciuto in Italia come "L'Uomo Ombra" (da non confondersi, però, con l'omonimo classico del giallo del 1934); progetto che però sfuma quasi subito a causa di problemi di diritti d'autore (la pellicola verrà di fatto realizzata più tardi, nel 1994 per la regia di Russell Mulcahy e con una produzione differente); rimasto con l'amaro in bocca, Raimi decide di tentare un progetto ardito e del tutto inedito: creare un supereroe cinematografico, privo di qualsisiasi matrice cartacea, ed immergerlo in una pellicola che sia un cinecomic vero e proprio: nasce "Darkman", primo esempio di pellicola cinematografica non tratta direttamente da un fumetto che riprende, però, il linguaggio visivo e lo adatta a quello filmico.


Protagonista assoluto è Peyton Westlake (Liam Neeson), scienziato che lavora ad un progetto ambizioso: creare una pelle sintetica per guarire le ustioni; fidanzato con Julie Hastings (Frances McDormand), Westlake viene attaccato e sfigurato da un gruppo di gangsters; creduto morto, è costretto a vivere come un reietto in cerca di vendetta; grazie alla sua pelle sintetica può però assumere diverse identità; l'incidente gli ha inoltre conferito una forza ed una resistenza superiori alla norma, tutte abilità che gli permetteranno di farsi giustizia.


Westlake, alias Darkman, altro non è che un attore: la pelle sintetica si disintregra dopo 90 minuti esatti, ossia la durata media di un film; durante questi 90 minuti, egli può essere chiunque e fare qualsiasi cosa, ma allo scadere del tempo deve necessariamente tornare nell'ombra, come una pellicola che viene rimessa in magazzino; la metafora extradiegetica del film è però solo una sottotraccia: quello che interessa a Raimi è, al solito, intrattenere il pubblico, farlo divertire e, al contempo, sperimentare nuove forme filmiche.


L'autore riesce qui nell'intento abizioso di fondere cinema e fumetto lavorando quasi esclusivamente su inquadrature fisse, che vengono costruite come vignette; i grandangoli forzati e le posizioni sghembe ed oblique riescono perfettamente ad imitare il linguaggio dei comics: ogni inquadratura sembra uscire direttamente da un albo a fumetti e, al contempo, a non essere statica, anche grazie all'uso del mitico effetto vertigo per aumentare l'enfasi.
La transizione tra una scena e l'altra, inoltre, non è data dai classici stacchi, ma da dissolvenze veloci, talvolta incorciate serratamente l'un l'altra, come a simulare il passagio dell'occhio del lettore da una vignetta all'altra; effetto straniante ed originale, che anticipa di ben 13 anni il lavoro, simile ma molto meno riuscito, che Ang Lee farà in "Hulk" (2003).
Nonostante la produzione di serie A, Raimi non rinuncia anche qui agli effetti artiginali: lo stop-motion, omaggio all'amato Ray Harryausen, viene usato perfino per le scene in cui sono gli attori a recitare, aumentando l'effetto straniante e creando un'atmosfera ancora più pop.


Lontano anni luce dalle atmosfere solari e naif della futura trilogia di Spider-Man (2002-2006), "Darkman" è un film cupo e violento: il volto orrendamente sfregiato dell'eroe è puramente rivoltante, il suo carattere mentale è instabile e ai limiti della pazzia pura, la sua vendetta truce e violenta; Raimi non rinuncia al sangue, si limita a contenerlo all'interno delle belle scene d'azione, in cui dimostra una maestria inedita per la plasticità e le coreografie (basta guardare il bel prologo per rendersene conto); inoltre, per la prima volta, Raimi usa un registro smaccatamente melodrammatico: Darkman non viene dipinto come un semplice antieroe, ma come un vero e proprio reietto, un poveraccio costretto a vivere per la strada e a soffrire della privazione di un corpo normale; l'empatia si trasforma quindi in commozione pura.


Con un budget più alto del solito, l'autore può permettersi qui un cast di tutto rispetto: Liam Nesson, non ancora divenuto una star, ma già famoso, presta voce e corpo al protagonista, in una performance singolare all'interno della sua carriera, se si tiene conto che per tutto il film recita con un pesantissimo trucco addosso; Frances McDormand, moglie dell'amico Joel Coen, recita per la prima volta in un horror, concedento anch'essa una prova credibile, anche se talvolta un pò troppo sopra le righe; da leccarsi i baffi, infine, il cameo del mitico Bruce Campbell, che appare nello splendido epilogo.


"Darkman" è un film interessante e riuscito: un vero e proprio luna park in cui si susseguono fumetti, horror, dramma, vendetta e love story perfettamente amalgamati; uno degli apici del cinema di Raimi ed un perfetto esempio di pellicola di genere coraggiosa ed originale.



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