venerdì 19 aprile 2013

M.Butterfly

di David Cronenberg

con: Jeremy Irons, John Lone, Barbara Sukowa, Ian Richardson, Annabel Leventon.

Drammatico 

Usa (1993)



















---SPOILERS INSIDE---

Nel 1993 a David Croneberg viene affidato un compito per lui inedito: una trasposizione cinematografica da un'opera teatrale, il "M.Butterfly" di David Henry Hwang, che dal 1988 riscuoteva un notevole successo sui palchi di Broadway; riunitosi con Jeremy Irons, qui di nuovo suo protagonista dopo la splendida performance in "Inseparabili" (1988), Croneberg fa suo lo spunto di partenza e crea una delle sue opere più originali ed importanti.




Ambientato nella Cina degli anni '60, "M.Butterfly" narra la complessa e tormentata storia d'amore tra il funzionario dell'ambasciata francese Reneè Gallimard (Irons) e la cantante lirica cinese Song Liling (John Lone), in realtà uomo e spia del regime maoista.




Tema centrale è questa volta l'ambiguità: l'ambivalenza non solo sessuale (la vera identità di gender di Song) ma anche percettiva; Reneè vive stretto tra due mondi inconciliabili, l'Oriente e l'Occidente, ambivalenza che lo porta a percepire in modo del tutto personale e traviato la realtà che lo circonda; ai suoi occhi la Cina è ancora un paese arcaico e misterioso: resta affascinato dagli usi e dalle costumanze per lui inedite, ma la sua visione è del tutto parziale; il rapporto con Song lo porta ad aprire gli occhi, creando una forma di scontro tra culture, magnificamente simboleggiato dal dialogo, nel primo atto, sull'effettiva caratterizzazione della protagonista della Butterfly di Puccini; questa viene da lui inizialmente vista come una vittima, ma Song gli fa capire come tale sua visione sia data esclusivamente dal pregiudizio sulla fragilità della donna orientale, difetto che in Occidente non verrebbe affatto tollerato.





Scontro tra culture e scoperta dell'ignoto che viene descritta da Cronenberg mediante uno stile per lui inedito: le inquadrature si allargano e i set divengono location reali ed in esterni, magnificamente valorizzati dalla sua composizione scenica, come nella scena della visita alla Grande Muraglia; ottimo anche il lavoro sui costumi, volutamente sgargianti per enfatizzarne l'effetto straniante che hanno sul protagonista.





Tema centrale dell'opera, tuttavia, non tanto lo scontro tra civiltà, quanto il topos croenenberghiano della mutazione, che qui si fa non solo carnale e percettiva, ma anche identitaria; la scoperta del gender di Song è un colpo duro per il protagonista, la cui identità, nel terzo atto, va letteralmente in pezzi; egli stesso divene la Butterfly della sua tragedia personale, che in un rovesciamento di ruoli, viene sedotto e abbandonato dalla sua affascinante compagna.
La carne, qui, è vero e proprio corpo estraneo: il fascino, per Reneè, risiede nella castità di Song, il cui corpo non può naturalmente essere mostrato; l'attacamento per una forma di attrazione del tutto casta, che si sostanzia unicamente in una scena di penetrazione anale mostrata ma non enfatizzata, porta il protagonista alla repulsione effettiva per il nudo e, quindi, per il corpo; la sua attrazione è data dal fascino più che dalla carne in sè, come mostrato nella scena in cui è costretto ad andare a letto con la dignitaria tedesca: donna anch'essa affascinante, ma dalla fisicità estrema, il cui corpo nudo, vecchio e sfatto provoca nel protagonista una forte ripulsa.




La trasfigurazione del gender, per Cronenebrg, è dovuta ad una percezione traviata della realtà, si diceva; e di fatto per quasi tutto il film lo sguardo di Renè è celato da un'ombra: i suoi occhi non vogliono vedere la realtà, preferiscono immaginarla; la percezione dello spettatore diviene tutt'uno con quella del protagonista, come nel precedente "Il Pasto Nudo"; e nel finale, splendido, anche la percezione dello spettatore svanisce assieme al suo protagonista: ridotto ad una caricatura di sè stesso, Renè si suicida, compiendo la trasformazione definitiva nel Monsieur (non Madame) Butterfly del titolo.




"M:Butterfly" è un melodramma forte ed incisivo, una delle opere più belle e risucite di Cronenberg.

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