giovedì 1 febbraio 2018

Professor Marston and the Wonder Women

di Angela Robinson.

con: Luke Evans, Rebecca Hall, Bella Heathcote, Connie Britton, JJ Field, Monica Giordano, Oliver Platt, Chris Conroy, Maggie Castle.

Biografico

Usa 2017

















Un successo inaspettato, quello di "Wonder Woman", forse dovuto, al di là della qualità del film in sè, al momento in cui è giunto al cinema, con l'ascesa furibonda del nuovo movimento femminista ed alla vigilia degli scandali sessuali che hanno riscritto (quasi sempre giustamente) le regole di Hollywood. Dinanzi agli oltre 800 milioni di dollari incassati ed alle ottime recensioni, la Warner non ha potuto che tirare un sospiro di sollievo, trattandosi del miglior successo del DCEU.
Successo celebrato con l'uscita in sala di "Professor Marston and the Wonder Women", biografia del creatore dell'Amazzone della DC. Una biografia che si concentra sul triangolo amoroso tra Marston, sua moglie Elizabeth e la loro ex allieva Olive Byrne, mostrando con garbo la psicosessualità del trio, le applicazioni delle teorie psicologiche e sessuologiche di Marston, nonchè le sue concezioni femministe, per ricostruire il processo creativo che lo ha portato ad inventare la supereroina più famosa di sempre, ma alla quale manca una componente essenziale: il coraggio.




Un amore impossibile, quello di Marston, Olive e Elizabeth. Un triangolo altresì perfetto: lui mascolino, Olive dalla femminilità dolce e delicata, Elizabeth più determinata e colta. Due donne, queste, che insieme formano la figura femminile perfetta, così come individuata da Marston nei suoi studi di psicologia; da qui l'ispirazione per Wonder Woman, donna sensibile, ma determinata, naif ma al contempo colta, forte ma non violenta, emancipata eppure incredibilmente femminile.



Il trio diviene punto focale, il racconto un inno all'amore libero e nulla più. La Robinson sviluppa una tesi semplice fin oltre i limiti del semplicistico: Marston e le sue compagne sono nel giusto, il resto non conta. La figura dell'eminente psicologo viene così sminuita: poco o nulla si racconta della sua collaborazione con l'OSS prima, la CIA dopo, della sua partecipazione ai primi studi del progetto MK Ultra e persino l'invenzione della macchina della verità passa quasi subito in secondo piano.
Allo stesso modo, il suo feticismo viene letto come semplice esternazione del desiderio sessuale; ma nel bondage vi è una componente di sottomissione, neanche negata nel film, che però non viene mai questionata come forma di possessione della figura femminile.




Allo stesso modo, la figura di Wonder Woman viene usata come semplice avatar della liberazione sessuale, se non del puro libertinaggio. Del suo ruolo di simbolo femminista vero e proprio, nulla viene detto; così come è indulgente lo sguardo della Robinson verso il progetto inteso da Marston di emancipare le nuove generazioni inserendo riferimenti alla sessualità nei fumetti: intenzione a dir poco controversa, che viene anch'essa riletta in chiave schiettamente positiva.



Non c'è voglia di approfondire nulla, solo di gridare la liberazione dei costumi contro il taboo della sessualità canonica, questionata fin dalla prima scena. Davvero poco se si tiene conto della vita di Marston e dell'importanza delle sue teorie, prima ancora che di quella della sua creatura fumettistica.

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