domenica 12 maggio 2013

Crying Freeman

di Christophe Gans

con: Mark Dacascos, Julie Condra, Kevan Ohtsji, Rae Dawn Chong, Tchéky Karyo, Mako.

Azione/Fantastico

Canada, Francia, Giappone, Usa (1995)











Creato da Kazuo Koike (già autore dell'imprescindibile "Lone Wolf e Cub") nel 1986, "Crying Freeman" è un manga divenuto subito cult a causa degli elementi più caratteristici della letteratura a fumetti nipponica come percepita dallo spettatore occidentale: la violenza esplicita e la forte connotazione erotica. Protagonista è Yò Hinomura, detto "Cryining Freeman", un vasaio giapponese coartato come killer dalla triade cinese; sottoposto ad un durissimo addestramento ipnotico, Yò diviene un assassino spietato, la cui coscienza riemerge ogni volta che uccide sottofroma di lacrime, che sgorgano copiose dai suoi occhi.


Protagonista di una storia violenta ed erotica, ma al contempo elegante e coinvolgente, "Crying Freeman" diviene subito oggetto di culto in tutto il mondo, tant'è che già nel 1990 vengono prodotti ad Hong Kong due film che lo vedono protagonista: "Dragon from Russia" e "Killer's Romance", dallo scarso riscontro internazionale; nel 1995 il regista francese Christophe Gans (poi divenuto celebre con il buon adattamento di "Silent Hill" nel 2006 e già fautore di un bel episodio del film antologico "Necronomicon" sempre del '95), decide di portare su schermo il killer piangente in una produzione dall'alto budget e dal profilo internazionale; "Crying Freeman" è uno dei pochissimi adattamenti occidentali di un fumetto giapponese, nonchè uno dei migliori.


Riprendendo a piene mani stile e stilemi del soggetto di base, Gans mischia yakuza movie, film di arti marziali, noir e love story in maniera perfetta; la sua regia è lenta, meditativa, totalmente basata sull'atmosfera e sulla fisicità dei due protagonisti: Mark Dacascos, atleta marziale formidabile e sosia del compianto Brandon Lee, e la bellissima Julie Condra, americana ma dai lineamenti vagamente orientali; la messa in scena di Gans è elegantemente autocompiaciuta e smaccatamente barocca: ogni coreografia, ogni passo degli attorri ed ogni movimento di macchina è studiato fin nei minimi dettagli; il punto di riferimento è il John Woo dei primissimi anni '90; la voglia di stupire ed ammaliare di Gans è però un'arma a doppio taglio: la lentezza e l'eleganza ingessano fin troppo il ritmo, che diviene troppo inutilmente lento nella parte centrale e non valorizza l'azione, relegata totalmente al finale, in cui deflagra totalmente; il risultato è, dunque, una pellicola stramba: ammaliante, ma claudicante, che vuole affascinare lo spettatore con la violenza e la sensualità, riuscendoci, ma al contempo disperdendo parte dell'attenzione con i virtuosismi della messa in scena.


"Crying Freeman" resta comunque un'operazione interessante: un manga la cui atmosfera e i relativi temi sono perfettamente trasposti su pellicola, un action elegante, autocompiaciuto e barocco, ma anche affascinante; un caso raro nel panorama esangue del genere degli anni '90, in cui a farla da padrone erano Van Damme e soci.

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