mercoledì 1 maggio 2013

L'Armata delle Tenebre

Army of Darkness

con: Bruce Campbell, Embeth Davidtz, Marcus Gilbert, Ian Abercrombie, Richard Grove, Bridget Fonda.

Fantastico

Usa (1992)













Terzo capitolo della triologia del Necronomicon, "L'Armata delle Tenebre" è senza ombra di dubbio il capolavoro di Sam Raimi, nel quale confluiscono tutti in una volta e tutti insieme la sua smodata passione per i B-movies americani degli anni'50-'60, quella per i fumetti, il gusto sfrontanto e divertito per l'esagerazione e, sopratutto, una genuina ed irresistibile voglia di divertire lo spettatore con trucchi ed effetti volutamente d'àntan.
 

L'incipit riprende l'epilogo de "La Casa 2", ribaltandone l'esito: ritrovatosi in un Medioevo fantastico invaso da forze demoniache, Ash (Bruce Campbell) non viene accolto subito come un salvatore, ed anzi fatto prigioniero perchè ritenuto la fonte del male incombente; dopo aver sconfitto un mostro in un combattimento all'ultimo sangue, in cui il nostro eroe sfoggia la sua mitica motosega a braccio come se fosse un'arma steampunk ante-literam, Ash libera accidentalmente un'intera armata di scheletri demoniaci; coadiuvato da un improbabile gruppo di cavalieri, dovrà cercare di contrastarla, sconfiggere il suo comandante (sua nemesi diabolica) e cercare di "ritornare al futuro".



Abbandonati i toni splatter e cupi dei capitoli precedenti, Raimi immerge la vicenda in un tono demenziale a dir poco irresistibile: gli effetti speciali volutamente naif, con castelli di cartapesta e maschere di lattice, sembrano usciti da un sandalone della "Hollywood su Tevere" di trent'anni prima, con l'aggiunta di un umorismo sardonico, acido e talvolta nerissimo; tramite il personaggio di Ash, qui promosso a protagonista assoluto, Raimi si diverte a sbeffeggiare lo stereotipo dell'eroe action del decennio precedente: a botte di battute fighe (da antologia la mitica "dammi un pò di zucchero, baby!") e pose da macho, Ash incarna ora il tipico ruolo del maschio alpha pompato; peccato, però, che il suo quoziente intellettivo da americano medio lo porti a combinare quasi esclusivamente guai: la sua spocchia insensata causa il risveglio dell'armata delle tenebre, semplicemente perchè si rifiuta di voler ripassare a memoria il cerimoniale! Come il Jack Burton di "Grosso Guaio a Chinatown" (1986) di Carpenter, anche Ash diviene parodia dello spaccone americano yankee che furoreggiava nei cinema tra gli ann'80 e '90, con una grossa differenza: il personaggio di Raimi incarna anche la stupidità del capitalista medio, che è convinto di poter vendere qualsiasi cosa per trarne profitto; non a caso, seda gli animi dei villici recitando una specie di pubblicità del remington che impugna, prodotto di punta del supermercato in cui faceva il commesso, quasi come se il reclamo pubblicitario sia l'unica forma di comunicazione di massa che conosce.



Se Ash è il perfetto sberleffo all'intrinseca stupidità del moderno, di certo Raimi non lesina buoni auspici nemmeno per l'uomo del passato: la purezza Medioevo, la cavalleria e il coraggio dei guerrieri non vengono enfatizzati nemmeno per sbaglio; l'Età di Mezzo, per Raimi, è solo foriera di superstizioni e stupidità, perfettamente descritti nella scena del duello iniziale, in cui i villici sono convinti di poter placare il male sacrificando ad esso i nemici sconfitti.


L'intetno dell'autore è però anche qui l'esclusivo divertimento, che viene assicurato dalla carica citazinista: gli scheletri in stop-motion sono un omaggio sentito al miticho "Gli Argonauti" (1963); ma se nel classico animato dal mitico Ray Harryhausen le creature erano mute ed inquetanti, qui sono ciarlone e sboccate, foriere di uno humor demenziale a dir poco irresistibile; umorismo la cui risucita è dovuta anche all'interpretazione di Bruce Campbell che, prestandosi anima e corpo nel doppio ruolo dell'eroe e del suo antagonista, dà vita ad una serie di gag fantastiche, come quella, da antologia, del primo incontro con il suo gemello malvagio, o, ancora più riuscita, quella dell'assalto delle "mani scheletriche" dopo l'apertura del Libro dei Morti.



Tutto il resto è puro divertimento cinefilo: tra battaglie in stop-motion, comparse con scarpe da tennis, battutacce assortite ed un tocco di erotismo, "L'Armata delle Tenebre" diverte ed incanta, prova di come l'omaggio "nerd", se ben congegnato e scevro da autocompiacimenti, possa generare vero cinema.

Nessun commento:

Posta un commento