mercoledì 1 maggio 2013

Dredd- La Legge sono Io

Judge Dredd

di Danny Cannon

con: Sylvester Stallone, Armand Assante, Diane Lane, Max Von Sydow, Rob Schneider, Jurgen Prochnow, Joan Chen.

Azione/Fantascienza

Usa (1995)










Massacrato dalla critica statunitense, ignorato dal grande pubblico e snobbato dai fans del fumetto originale, "Dredd- La Legge sono Io" rappresenta, al contempo, il perfetto esempio di blockbuster sottovalutato, cinecomic riuscito e film d'azione se non inteligente, quanto meno non offensivo verso il suo pubblico.


Origini e caratterizzazione del personaggio sono, bene o male, le stesse che saranno conservate nel successivo "Dredd" di Travis, con una differenza fondamentale: qui c'è una storia degna di questo nome, che vede il giudice di strada di Mega City 1 condannato per un crimine che non ha commesso; vezzo narrativo che all'epoca suscitò le ire dei fans: era inammissibile il fatto che un personaggio noto per la sua inflessibilità fosse accusato di un crimine, se pur per meri motivi di racconto (ma si sa: tentare di ragionare con i fans è inutile e deleterio); ancora più oltraggiosa fu la scelta di far togliere l'iconico elmetto al personaggio e mostrare il volto di Stallone, allontanandosi dal simbolismo del comic originale; la verità è, forse, in fondo un'altra: è impossibile trasporre un fumetto nato come parodia violenta e sarcastica del thatcerismo e della repressione istituzionale senza tentare di dare una tridimensionalità al suo protagonista ed immergerlo in una storia con colpi di scena e rivelazioni inaspettate; pena sarebbe la noia o, peggio, il ridicolo, ossia ciò che avviene nella pellicola del 2012, che, fiera della sua indipendenza produttiva, del basso budget e della piena aderenza all'opera originale, finiva per suicidarsi a pochissimi minuti dall'inizio.



L'origine umoristica del personaggio qui viene ripresa sopratutto nel I atto: Dredd è un inflessibile giudice di strada, che si esprime a cannonate e sentenze (di morte), generando un'ironia nera tutto sommato godibile; la violenza del personaggio viene fortunatamente tenuta a bada, nel racconto, dal personaggio di Fargo (Von Sydow), suo mentore, che ricorda a lui (e allo spettatore) come la violenza non sia un metodo per far rispettare la legge; dopo decenni di film d'azione in cui il protagonista (sulla scorta dell'Ispettore Callahan e del Giustiziere della Notte) è un cane sciolto in cerca di giustizia, un personaggio che agisce violentemente per far rispettare un valore costituito di legge ed ordine appare, all'interno del contesto del cinema americano, come una ventata d'aria fresca; Dredd non è un semplice vigilante, ma il braccio violento della legge, che però non va mai contro di essa, ma si ostina asservirla fino all'ultimo (concetto più volte ribadito all'interno del film); se personaggi come l'Ispettore Callahan e i suoi epigoni, che si divertono a scardinare a piacere l'ordine costituito ogni volta che questo risulti loro troppo stretto, sono talmente sovversivi da rappresentare una minaccia persino in un ordinamento di natura genuinamente fascista (tant'è che l'epiteto di fascista affibbiato al personaggio di Eastwood risulta persino riduttivo per descriverlo), Dredd è un fascista vero e proprio: la legge gli dà il potere di uccidere, lui esegue senza fare proteste e fa di tutto per portare ordine; il cattivo gusto viene per fortuna evitato dal contesto in cui il personaggio è immerso: un futuro distopico in preda al caos e a non meglio specificate guerre di quartiere, la cui origine, purtroppo ignorata dalla sceneggiatura, avrebbe potuto aggiungere una profondità inedita al film.


Il giudizio morale sul personaggio spetti, in ultima analisi, alla sensibilità del singolo spettatore: è più immorale celebrare un eroe individualista, che non si fa scrupolo ad uccidere chiunque non rispetti la sua privata idea di ordine e giustizia, o un eroe i cui poteri sono si controllati e regolati dal sistema in cui opera, ma che ha comunque libero giudizio su vita e morte di chiunque violi la legge?
Dilemma che fortunatamente non impedisce di godere della pellicola: "Dredd- La Legge sono Io" non è propaganda, ma puro intrattenimento hollywoodiano.


A differenza del film del 2012, quello del '95 è un kolossal mainstream prima maniera, con un cast stellare (oltre alla super-star Sylvester Stallone, ancora al top delle celebrità di Hollywood a metà degli anni'90 troviamo anche il leggendario Max Von Sydow, la bellissima e brava Diane Lane e Armand Assante, lanciato proprio da Stallone nel suo esordio alla regia "Taverna Paradiso" del 1978) e, sopratutto, con valori produttivi tutt'ora invidiabili; scenografie ed effetti speciali sono al top: Mega City 1 è una metropoli viva, ricca di particolari e dallo stile distopico e cyberpunk fortemente debitore del lavoro di Syd Mead, ma ugualmente sbalorditiva per forme e colori; i costumi (ai quali lavorò anche Versace), gli oggetti di scena e i veicoli denotano un gusto per l'estetica che, salvo sporadici casi, oggi si è del tutto perso nelle produzioni ad altissimo budget; in ultimo, perfino la musica di Alan Silvestri, con le sue note marziali del tema principale, riporta alla mente un modo di fare cinema di intrattenimento come non se ne fa più.


D'altro canto l'anno di produzione è il 1995: di lì a poco tra "Independence Day" e "Armageddon" (1998) il blockbuster hollywoodiano medio diverrà per sempre foriero di stupidità e patriottismi assortiti; in "Dredd", invece, si respira ancora l'aria del cinema action anni'80, e non a caso tra gli sceneggiatori troviamo il veterano Steven E. De Souza; il regista Danny Cannon, al suo terzo lungometraggio e poi apprezzato regista di serial tv, è invece un semplice mestierante, che non sempre valorizza le belle scenografie fisiche o le scene d'azione, ma che almeno sa imprimere ritmo al racconto, non eccede con la violenza, spesso lasciata fuori campo, nè insiste troppo sulla fisicità di Stallone (fortunatamente).


In un periodo in cuo vengono aprezzati filmacci quali "Transformers" (2007) e "Iron-Man" (2008), viene davvero voglia di rivalutare in meglio un onesto kolossal come questo "Dredd", la cui ricchezza visiva stupisce oggi più che negli anni in cui fu prodotto.

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