lunedì 17 settembre 2018

Sulla mia pelle

di Alessio Cremonini.

con: Alessandro Borghi, Max Tortora, Jasmine Trinca, Milvia Marigliano, Elisa Casavecchia.

Drammatico

Italia 2018

















Tra le vergogne che lo Stato Italiano può vantare, ci sono le infinite violenze che le forze dell'ordine si divertono a perpetrare ai danni degli indagati più deboli. Chissà perchè, di casi come quello di Cucchi se ne contano a centinaia: ragazzetto di periferia arrestato per spaccio e morto misteriosamente durante la custodia cautelare in attesa di giudizio, sorta di versione para-legittimata della macelleria messicana di genovese memoria; vien da chiedersi come mai cose del genere non capitino mai ai sottoposti al 41-bis o ai politici corrotti che, in media ogni 15 giorni, finiscono dietro le sbarre per appropriazione indebita. Evidentemente, agli occhi di molti membri delle forze dell'ordine, il piccolo spaccio è un reato ben più orrendo del traffico internazionale, dell'omicidio di massa o della concussione. Resta il fatto che il caso Cucchi è l'ennesima vergogna di cui l'arma dei Carabinieri si è macchiata ed è rimasta impunita.



Per fortuna, un film come "Sulla mia pelle", pur con tutti i limiti possibili, può rendere giustizia in senso lato alle vittime di abusi statalizzati, se non altro con la cronaca del dolore inutilmente loro inflitto. E nel raccontare gli ultimi sette giorni di vita di Cucchi, il film di Cremonini trova una propria dimensione discendente nella descrizione di una morte annunciata, che tocca il meglio quando è il suo solido protagonista a restare in scena.



La cronaca della morte di Cucchi è cruda e schietta. Nulla viene lasciato al caso: le colpe del ragazzo non vengono mai celate, sia quando si tratta di accertarne la responsabilità penale (nelle prime scene viene mostrato come di fatto fosse uno spacciatore), sia quando rifiuta testardamente le cure. Non c'è idealizzazione del personaggio: Cucchi non è un martire, quanto una vittima di una violenza che, benchè lasciata fuori scena, risulta fine a se stessa, puro sfogo violento di un branco di bestie.
Da qui la discesa verso la morte, con il protagonista che ad ogni scena è più dolorante, più chiuso nel suo malessere fisico in attesa di una morte che giunge quasi come una liberazione dal male inflitto.
Borghi ritrae Cucchi usando prevalentemente il corpo, perdendo peso, muovendosi a scatti, senza mai esplicitare il dolore fisico che lo attanaglia, lavorando di sottrazione riuscendo a non scadere mai nel freddo.



Decisamente meno riuscite sono le scene che vedono protagonisti la famiglia Cucchi. Nonostante l'impegno degli interpreti, la direzione e la sceneggiatura fanno somigliare i loro battibecchi a quelli proprie delle fiction Rai, tanto sono piatti e stereotipati. Tant'è che l'intero film avrebbe beneficiato se fossero state eliminate: nulla viene aggiunto da quei dialoghi zeppi di luoghi comuni, tutto viene comunicato dalle immagini del corpo del protagonista, le sole che alla fine, giustamente, restano impresse, a monito di un ingiustizia ancora non punita.



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