lunedì 15 ottobre 2018

The Predator

di Shane Black.

con: Boyd Holbrook, Trevante Rhoades, Olivia Munn, Thomas Jane, Jake Busey, Sterling K.Brown, Keegan-Michael Kay, Jacob Tremblay, Alfie Allen, Yvonne Strahovski, Brian Prince.

Azione/Fantastico/Horror

Usa, Canada 2018















Non c'è pace per il povero Shane Black; la sua vena decostruttiva e lo stile personalissimo non si sposano più con i gusti del pubblico; e non perchè la sua formula sia invecchiata male, tutt'altro: sono i gusti del pubblico ad essere degenerati, virati verso la vuotezza della narrazione seriale forzata (l'MCU e tutti gli universi condivisi che ha generato) orfana di elementi quali la caratterizzazione dei personaggi, l'umorismo nero e adulto e la violenza grafica estrema.
Se già "Iron Man 3" (il più riuscito della serie) era stato accolto male dal pubblico, nonostante il grosso incasso, ad andare peggio è toccato all'attesissimo quarto film sul Predator; serie, quella del cacciatore spaziale, che non ha mai avuto fortuna con il grande pubblico, nonostante l'amore che questi riversi sul personaggio: già "Predator 2" fu un mezzo flop, tanto che per vedere il terzo capitolo si è dovuto attendere sino al 2009, con quel "Predators" vero e proprio soft-remake che, nonostante gli ottimi incassi, ha convinto ben pochi. Ma se "Predators" era un film di certo non brutto, ma che bruciava molto del suo potenziale, giustificando così l'accoglienza tiepida da parte degli spettatori, del tutto ingiustificato è l'astio riversato sulla creatura concepita da Black (che lavorò persino al primo film in veste di assistente sceneggiatore e attore) e da un redivivo Fred Dekker (voluto da Black alla sceneggiatura); o forse una giustificazione c'è: è un film troppo spiazzante per lo spettatore medio, mentalmente omologato a trame e personaggi fatti con lo stampino.




Sia chiaro: la sceneggiatura imbastita da Dekker e Black è tutto fuorchè perfetta; molti sono i buchi nella costruzione della storia e le forzature ingiustificate. Ma lo spirito iconoclasta che c'è alla base è a dir poco gustoso: i due si divertono come matti a fare a pezzi quello che è un classico canovaccio da film d'assedio, inserendo elementi estranei e facendone a pezzi i luoghi comuni.
Primo fra tutti, quello dei personaggi principali: al bando marines granitici e poliziotti eroi, a dover sopravvivere agli attacchi del predator è ora un manipolo di soldati pazzi da legare; i dialoghi che questo stralunato gruppo di sopravvissuti spara in faccia allo spettatore sono quanto di più anticonvenzionale si possa immaginare, tra umorismo politicamente scorretto e parolacce assortite erano anni che ad Hollywood non si ascoltavano linee di dialogo così fresche.




L'effetto fotocopia rispetto al primo, classico, film viene così eliminato fin da subito. E dopo un pò, anche l'effetto nostalgia verso il cinema anni '80 in toto viene preso a calci. L'idea di mettere un bambino al centro di un film sul predatore alieno, nelle mani di un autore meno capace, ben avrebbe potuto trasformare il tutto in una sorta di "Stranger Things" per adulti; ma a Black non importa nulla dei bambini e del loro senso dell'avventura e trasforma il piccolo co-protagonista in una sorta di MacGuffin vivente, utile solo a spostare l'azione da una coordinata spaziale all'altra; persino le sue scene più ridondanti vengono costruite con un gusto sincero per l'anticonvenzionalità, come quella in cui distrugge accidentalmente la casa del buzzurro.




E a controbilanciare lo scalcinato gruppo di anti-eroi, i due autori inseriscono anche una novella Ripley, interpretata con grinta dalla bellissima Olivia Munn, che parte come una scienziata goffa per trasformarsi, poco a poco, in un eroina cosciente di se.
L'aspetto più riuscito di "The Predator" è però il suo essere un film incredibilmente retrò, che non ha bisogno di grosse scene d'azione per riuscire o di un ritmo indiavolato per coinvolgere; Black dirige il tutto in modo secco, talvolta non riuscendo a tenere bene la tensione, ma senza mai scadere nel piatto.




Facile è, dunque, per uno spettatore disabituato ad un certo modo di concepire il cinema di genere restare alienato dinanzi a "The Predator"; facile è insultare un film che non fa nulla per rientrare nei canoni del già visto e del già detto, che non si conforma nè alla Hollywood della narrazione seriale per bambini, nè alla fascinazione spicciola per il passato; per un film che non è nè moderno, né nostalgico, ma è solo sè stesso, che vuole solo essere un onesto e divertente spettacolo per adulti.
Uno spettacolo che, pur al netto di una storia imperfetta, è forse un film troppo intelligente per il pubblico odierno, ultima testimonianza di un modo di fare spettacolo che purtroppo oramai appartiene al solo passato.



2 commenti:

  1. A me è piaciuto molto, maledetta la Fox che deve sempre ficcarci il naso in fase di montaggio!

    Nebraska è un bellissimo richiamo a Napoleone e Desolazione dei film di Carpenter. 😂

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    1. Si, hanno dovuto rigirare e rimontare molto. Speriamo esca una director's cut in home video

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