martedì 16 ottobre 2018

Paura nella Città dei Morti Viventi

di Lucio Fulci.

con: Catriona MacColl, Christopher George, Carlo De Mejo, Janet Agren, Giovanni Lombardo Radice, Fabrizio Jovine, Daniela Doria, Michele Soavi.

Horror/Gore

Italia 1980
















Il successo di "Zombi 2" consacrò Fulci come il massimo cantore del macabro italiano, un maestro del cinema di genere in grado di ibridare con efficacia thrilling e grand guignol, dotato di un occhio per i dettagli che gli permetteva di creare immagini splendide. Comincia qui il periodo più fecondo della sua carriera, quello che gli consentirà di essere ricordato nei decenni dai fan del cinema horror più estremo. E la migliore incarnazione della sua filosofia orrorifica viene contenuta nella cosiddetta "Trilogia delle Porte dell'Inferno" (poi divenuta una tetralogia con il trascurabile "Le Porte del Silenzio" nel 1991), che comprende i suoi exploit più famosi: "Paura nella Città dei Morti Viventi", "Quella Villa accanto al Cimitero" e "L'Aldilà".
Proprio "Paura" contiene in nuce tutti quelli che saranno i tratti caratteriali della trilogia: un'attenzione maniacale per lo stile visivo, la predilezione per un'atmosfera onirica (anche a scapito della coerenza logica) ed un gusto per la violenza estrema. Purtroppo "Paura" rappresenta anche il meno riuscito dei tre film, scadendo spesso nel compiacimento spicciolo per l'effettaccio speciale e, quindi, nella violenza gratuita.



Fulci omaggia Lovecraft, riprende il suo ciclo apocalittico ambientando la vicenda a Dunwich, la città dei morti viventi del titolo. E conia un incipit originale, con il suicidio di un prete che apre una delle Sette Porte degli Inferi, con un'apocalisse prossima a venire. Sempre da Lovecraft riprende l'idea di una risoluzione ambientata oltre un abisso, nei sotterranei di un cimitero a fare da antinferno, contenitore di tutti i mali.
Come Argento nel coevo "Inferno", Fulci azzera quasi del tutto la narrazione: la scarna trama serve solo a legare tra di loro gli eventi orrorifici, a riunire i personaggi in un mero canovaccio che ne giustifichi la dipartita. L'enfasi è così posta sul puro orrore, sull'immaginario claustrofobico e rivoltante dato dalle visioni da incubo che si diverte a creare.




Almeno due sono le sequenze da antologia; la prima è il risveglio nella tomba di Catriona MacCall, che sarà ripresa da Tarantino in "Kill Bill vol.II", perfetta messa in scena dell'incubo alla Poe di essere seppelliti vivi, tesissima e disperata. La seconda è la rivoltante immagine della morte della ragazza in macchina, che vomita lentamente le sue interiora sotto gli occhi stupefatti di un giovanissimo Michele Soavi, suprema incarnazione del grand guignol al cinema.
Così come da antologia è l'atmosfera da incubo, che trasforma la visone in un viaggio onirico in un mondo altro, ammantato da una nebbia perenne e fatto di puro spavento, dove ogni cosa è possibile e la morte si cela al di là del vetro di una finestra. E dove neanche il finale è una risoluzione, quanto un semplice "risveglio" che trattiene con sè la paura (in realtà l'epilogo filmato andò perduto e Fulci dovette letteralmente improvvisare una chiusa al montaggio).




Purtroppo, a discapito della bella atmosfera e delle immagini evocative, Fulci cade nella trappola più ovvia, ossia quella della gratuità; c'è una forma di compiacimento nella violenza, gettata a dosi massicce in faccia allo spettatore; compiacimento acuito della mancanza di vera tensione nella costruzione delle uccisioni; basti vedere, su tutte, la morte del matto interpretato dal caratterista Giovanni Lombardo Radice per rendersi conto dell'errore commesso: un personaggio creato appositamente per essere fatto fuori, una scena prevedibile sin dall'inizio, condotta con più gusto per il risultato gore che per la costruzione della tensione, ossia caricando la scena con un anticlimax che contraddice lo stile che il grande autore aveva adottato in "Zombi 2", dove le sequenze orrorifiche erano per questo sempre riuscite.




Resta ovviamente l'ottimo lavoro fatto sul mood, avvolgente e sconvolgente; ma ciò non basta per rendere "Paura" ai livelli degli altri due capitoli della serie.


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