venerdì 19 luglio 2013

Hulk

The Hulk

di Ang Lee

con: Eric Bana, Nick Nolte, Jennifer Connelly, Sam Elliott, Josh Lucas.

Supereroistico/Drammatico

Usa (2003)













Tra la miriade di personaggi creati da Stan Lee, l'incredibile Hulk merita sicuramente un posto d'onore per la fama che ha acquisito nel corso degli anni; nato nel 1962, il gigante di giada si caratterizza inizialmente come semplice "omone che spacca tutto", alter ego del pacato scienziato Bruce Banner che, in un eccesso di pretestuosità senza eguali, dovrebbe simboleggiarne una sorta di "lato oscuro", ma che di fatto si attesta come semplice controparte cartacea dei mostroni nipponici che tanto furoreggiavano all'epoca negli Usa; il personaggio acquista un'effettiva dignità drammatica solo nel 1977, grazie alla splendida serie Tv, nella quale viene per la prima volta enfatizzato il lato drammatico del personaggio di Banner: costretto ad una fuga perenne e ad una vita ai margini della società civile, lo scienziato combatte con tutto sé stesso per reprimere il suo lato "verde", finché non impara a dominarlo e a sfruttarlo per fare del bene; incarnazione talmente ben riuscita che Stan Lee deciderà di trapiantarla di peso nel fumetto, ove il gigante comincerà, dopo 15 anni di distruzione gratuita, ad avere una caratterizzazione effettiva.


Sull'onda del trabordante successo di "Spider-Man" (2002), la Universal decide, un anno dopo, di trasporre sul Grande Schermo le avventure del gigante verde, puntando al rilancio; se infatti nella pellicola dedicata al tessiragnatele la regia era stata affidata dalla Sony a Raimi, per Hulk non si bada a compromessi e viene chiamato in cabina di regia un autore d'essai vero e proprio: Ang Lee; cosa abbia a che fare l'autore di capolavori quali "Il Banchetto di Nozze" (1993) e "I Segreti di Brokeback Mountain" (2005) con un personaggio a fumetti è un enigma tutt'oggi senza risposta; fatto sta che, forte di un budget stratosferico, il regista hongkonghese si diverte fin dalle prime inquadrature a costruire l'intero film come un gigantesco albo a fumetti semovente: movimenti di camera laterali, colori saturi, split-screen e montaggio analogico mimano perfettamente l'effetto comic su schermo, avvicinando questa trasposizione ad un cinecomic vero e proprio.


Lo stile iperbolico di Lee rappresenta però al contempo uno dei principali difetti della pellicola, poiché cozza irrimediabilmente con una trama talmente seria da sfiorare il ridicolo; la sceneggiatura scritta a sei mani da John Turman, Michael France e James Schamus predilige infatti il lato umano del personaggio all'azione pura e semplice: Bruce Banner (Bana) viene tratteggiato come uno scienziato mite, dominato dalla tirannica figura paterna (Nolte, magnifico come sempre), la cui trasformazione in Hulk lo porta a confrontarsi con il suo lato oscuro; peccato che nel riscrivere le origini del personaggio gli autori ne tradiscano lo spirito; Banner diviene il mostro, infatti, non a causa di una serie di radiazioni che danno vita alla sua rabbia, ma a causa degli esperimenti a cui il padre lo sottoponeva in tenera età; ne consegue che Hulk non è un'incarnazione della rabbia repressa, bensì una sorta di semplice abominio da controllare; l'intera narrazione si focalizza così sullo scontro tra padre e figlio, con il primo che assume, verso la fine, l'improbabile forma di villain mutante, senza però riuscire ad appassionare come si deve, vista l'ovvietà della caratterizzazione che viene data ai due.


Il poco divertimento che la pellicola concede risiede, neanche a dirlo, nelle scarne sequenze d'azione: tre in 2 ore e 20 di durata, di cui la prima è inguardabile a causa degli avversari scelti: un gruppetto di cani mutanti, tra cui spicca un improbabile barboncino mannaro; il risultato finale è quanto meno spiazzante: troppo serio per divertire, troppo ridicolo per appassionare, questo "Hulk" è un ibrido poco riuscito di aspirazioni psicoanalitiche basiche ed estetica fumettistica fuori controllo; poco male: l'incasso non esorbitante porterà la Marvel Studios, nel 2007, a ricreare da capo il personaggio su schermo, con un reboot firmato dal duo Louis Laterrier/Edward Norton molto meno ambizioso e, per questo, più riuscito.

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