domenica 21 luglio 2013

The Punisher

di Jonathan Hensleigh

con: Tom Jane, John Travolta, Laura Harring, Ben Foster, Roy Scheider, Samantha Mathis, Kevin Nash.

Azione/supereroistico

Usa (2004)














A partire dal 1998 si assiste all'invasione dei film supereroistici nelle sale, in particolare delle trasposizioni di personaggi dell'universo Marvel; in appena 6 anni vengono prodotte 2 pellicole su Spider-Man, 2 sugli X-Men, 2 su Blade, senza contare i vari Hulk, Daredevil, Elektra e simili; in una simile rincorsa al personaggio da sfruttare, non poteva mancare il revival di uno dei simboli del media fumettistico mainstream: il Punisher, alias Frank Castle, che già aveva calcato gli schermi nell'omonima pellcola dell'87; per la gioia di tutti i suoi fans (e solo la loro), il Punisher torna ad imbracciare le armi in un nuovo film nel 2004, sfaggionado persino la sua iconica t-shirt con teschio bianco, con esiti tutt'altro che memorabili.


La storia di base è sempre quella: Frank Castle (Tom Jane) è un agente dell'FBI e reduce della guerra in Medio Oriente; durante un operazione sotto copertura, Castle uccide il figlio del boss Howard Saint (John Travolta), il quale di tutta risposta gli massacra l'intera famiglia... proprio tutta: durante una riunione che comprende zii e nipoti, si assiste ad una carneficina in pieno sole dal quale il nostro si salva a stento; sopravvissuto alla morte grazie alle cure di un misterioso stregone vodoo (!), Castle mette in atto la sua proverbiale vendetta.


Cerchiamo subito di mettere in chiaro le cose: questo "Punisher" non è né un film d'azione, tantomeno un apologo sulla vendetta; è, più semplicemente, un cinecomic travestito da trasposizione; il punto di riferimento è la serie a fumetti con protagonista il vigilante italo-americano apparsa sulle pagine del periodico "Marvel Knights", ad opera del geniale Garth Ennis (che in seguito curerà anche la serie "Punisher MAX", la quale, per atmosfera e caratterizzazione del personaggio, sembra un vero e proprio adattamento su carta del film di Glodblatt) e caratterizzata da un umorismo folle e grottesco; ecco dunque che una trama in partenza seria ed adulta viene sviluppata come una sorta di commedia splatter, in cui i personaggi sono tutti rigorosamente sopra le righe e la violenza è talmente parossistica da spingere al sorriso; il Punisher qui presentato non è un soldato stanco e schiavo del proprio istinto, ma un mattacchione che preferisce imbastire una ridicola storia di tradimento per disfarsi dei suoi nemici e che combatte, a turni come in uno strambo videogame non interattivo, una serie di macchiette folli e stupide (tra cui spicca il mitico personaggio de "Il Russo", protagonista di una breve sequenza di lotta).


L'atmosfera cupa e tormentata del film dell'87 cede qui il passo ai paesaggi assolati di Tampa: scelta quantomeno risibile visti i contenuti; i personaggi, inoltre, sono piatti e bidimensionali, a partire dal protagonista e dal villain; Frank Castle è semplicemente un vigilante in cerca di vendetta, che nell'ultimo atto si "evolve" (notare l'uso delle virgolette) nel canonico giustiziere della notte american style, che si crede migliore di tutto e tutti a causa della tragedia che lo ha colpito, facendo raggiungere al film vette di cattivo gusto davvero inusitate; tant'è che per cercare di dargli un minimo di spessore nella parte centrale si assiste persino ad una crisi alcolemica che ne dovrebbe giustificarne le azioni, ma che si rivela solo come un modo pacchiano per cercare di dare una sorta di psicologia a buon prezzo; non aiuta, infine, la scelta di Tom Jane come interprete: dotato del fisico necessario a rendere credibile il personaggio, Jane è però sprovvisto della proverbiale "faccia da duro" necessaria per tale tipo di ruoli, tant'è che il suo Punisher più che uno psicopatico vendicativo sembra un cagnolino bastonato che si difende; d'altro canto, il villain Howard Saint, interpretato da un evanescente John Travolta, non ha carisma né incute timore, tant'è che lo stesso epiteto di cattivo pare calzargli stretto; l'unico personaggio azzeccato resta quello della sua compagna, Livia, che buca lo schermo grazie alla performance della bellissima Laura Harring.


Dulcis in fundo: la regia di Hensleigh è piatta e monocorde, senza guizzi nè invenzioni; se si escludono, naturalmente, le citazioni di "Interceptor- Mad Max" (1979) dal quale vengono ripresi pari pari l'inquadratura dell'uccisione della famiglia e il climax, senza un minimo di ritegno. Nella migliore tradizione del comic-movie del periodo, "The Punisher" non rende giustizia alla controparte cartacea, tantomeno ai modelli di riferimento: gli action-movie degli anni'70, che qui rivivono solo sotto forma di scialba citazione.

Nessun commento:

Posta un commento