martedì 27 agosto 2013

Il Cavaliere Oscuro


The Dark Knight

di Christopher Nolan

con: Christian Bale, Heath Ledger, Michael Caine, Aaron Eckhart, Gary Oldman, Maggie Gyllenhall, Morgan Freeman, Eric Roberts, Cillian Murphy.

Noir/Supereroistico

Usa (2008)














---SPOILERS INSIDE---

Divenuto cult ancora prima della sua uscita, anche a causa della tragica dipartita del compianto Heath Ledger, "Il Cavaliere Oscuro" è, all'interno dell'invasione di supereroi al cinema degli anni '00, l'unica vera pellicola degna di essere definita "cinema", la prova definitiva di come sia possibile creare un'opera non semplicemente di intrattenimento basandosi su un personaggio del fumetto mainstream e un perfetto saggio sulla potenza visiva ed evocativa del mezzo cinematografico.


Merito del regista Christopher Nolan e di suo fratello Jonathan, qui in veste di sceneggiatore unico al posto di Goyer; il premiato duo di fratelli inglesi trae spunto da alcune delle graphic novel più celebrate con protagonista Batman, tra le altre lo splendido "Il Lungo Halloween" di  di Joeph Loeb e Tim Sale, ma reinventa totalmente personaggi e situazioni in chiave squisitamente noir; ancora più che in "Batman Begins" (2005) l'atmosfera diviene cupa e i caratteri dei personaggi principali (Batman, Gordon e Harvey Dent) estremamente sfaccettati e complessi; il piglio "realista", inoltre, diviene sempre più pregnante: inseguimenti, sparatorie e fughe vengono dirette con un gusto per la fisicità davvero unico.


A fare la differenza con le altre produzioni a grosso budget è, manco a dirlo, la splendida sceneggiatura; i Nolan imbastiscono una trama complessa, ricca di colpi di scena ed inversioni, e costruiscono l'intera narrazione come uno scontro tra le personalità dei tre personaggi principali: Batman, il Joker, qui caratterizzato come sua perfetta e totale nemesi, e Harvey Dent.
Batman è qui ritratto, come nella pellicola precedente, come un vigilante cosciente del suo ruolo anti-sociale: un uomo divenuto simbolo della lotta alla criminalità che deve ora fare i conti con il suo lascito; nella prima parte del film, infatti, appaiono, per la prima volta su schermo, gli emulatori, gente ordinaria che imita l'eroe nella lotta al crimine; ma anzicché incoraggiarli, il crociato incappucciato gli dissuade dall'imitarlo: la rivalsa del singolo sul sistema non è la soluzione alla criminalità dilagante; il dilemma morale che attanaglia il personaggio viene ritratto non tanto tramite i dialoghi, ma con l'azione, o per meglio dire con le sue stesse azioni: Batman non si ferma davanti a nulla pur di sconfiggere la sua nemesi, tanto che nel terzo atto arriva ad usare un sistema di spionaggio pur di rintracciare il Joker: l'eco della paranoia dell'epoca della guerra al terrorismo irrompe così nel cinema di intrattenimento; e Nolan tratta l'argomento senza manicheismi di sorta: è perfettamente cosciente dell'immoralità delle azioni del personaggio, tuttavia suggerisce allo spettatore come, di fatto, la mancanza di mezze misure sia talvolta l'unico strumento adatto a vincere una guerra; l'immoralità delle azioni viene lasciata, così, al giudizio del pubblico, anche se nel finale, con la distruzione del sistema, l'autore prende apertamente parte contro l'abuso della forza manipolatrice propria dello strumento spia.


Di fatto, nell'economia del racconto, il vero eroe è il procuratore distrettuale Harvey Dent, il quale persegue i crimini mediante la legge, mai andando contro di essa; Dent è il "cavaliere bianco", un uomo dalla morale fortissima che non accetta sconti; e di fatto ammette che persino Batman dovrà essere giudicato per i crimini che ha commesso; la trasformazione di Dent in Due Facce diviene, così, simbolicamente la distruzione di un sistema legale che fa fatica ad affermarsi in un mondo corrotto e che, una volta corrotto esso stesso, rappresenta un pericolo maggiore del crimine che una volta perseguiva; non per nulla, il climax effettivo della pellicola vede uno scontro tra i tutori dell'ordine (Batman e Gordon) e i rottami del sistema ora impazzito (Due Facce).


L'altro polo del racconto è dato dal personaggio del Joker; villain per eccellenza, il clown principe del crimine è caratterizzato, similmente alla sua controparte cartacea, con un anarchico privo di ideali; il Joker incarna la distruzione fine a sé stessa, una criminalità sfuggita ad ogni controllo e ad ogni forma di etichetta, che esiste solo come negazione dell'ordine costituito e come forza disgregatrice definitiva dei valori sociali; lo scontro tra il clown e il cavaliere oscuro è, nelle stesse parole dei due, lo scontro per l'anima della città, ossia per l'affermazione del proprio ideale (o anti-ideale); e i Nolan sono abilissimi nel ritrarlo nella magnifica scena dell'interrogatorio, in cui l'eroe si scopre impotente di fronte ad un personaggio di fatto privo di punti deboli poiché privo di ogni briciolo di moralità, o, ancora meglio, nell'epilogo del II atto, in cui il criminale prende coscienza dell'effettiva caratura morale del suo antagonista, mediante un monologo da antologia. Il Joker ha di fatto un unico scopo: bruciare tutto ciò che incontra, nel senso di distruggere e corrompere quanto di buono c'è nella società, perfetta incarnazione dell'anarchia metropolitana post anni'90; non per nulla, egli non ha origini né nome, è una scheggia impazzita con un unico obiettivo effettivo: far perdere a Batman quel poco di morale che gli è rimasta, fargli sporcare le mani con il suo stesso sangue in modo da fargli perdere ogni speranza di redenzione.


A far più paura del Joker e di Due Facce è, però, quello che può essere considerato il terzo villain effettivo della pellicola: la criminalità organizzata, ritratta, come da tradizione nel cinema di genere, come un sindacato criminale del quale fanno parte sia la mafia italoamericana che le semplici bande di strada; la criminalità è il vero nemico dell'eroe, che si ritrova, per tutta la prima parte del film, a combattere contro i suoi mezzi apparentemente illimitati e alla corruzione che essa crea; corruzione che di fatto azzera la differenza tra buoni e cattivi: molti dei poliziotti della task force di Gordon si scopriranno corrotti, a riprova della forma tentacolare ed implacabile che essa assume; ed ogni paragone con la realtà è puramente voluto dagli autori: è davvero ironico come un blockbuster di genere basato su di un personaggio a fumetti vecchio di settant'anni riesca ad interpretare la società odierna molto meglio di molte altre pellicole volutamente impegnate (e qualsiasi riferimento all'attuale cinema civile italiota non è casuale).


Ma "Il Cavaliere Oscuro" è innanzitutto un ottimo film di intrattenimento: denso di azione e colpi di scena, stupisce per inventiva visiva e narrativa; se il coinvolgimento non manca fin dalle prime battute (pur mancando talvolta la sospensione dell'incredulità di fronte ai colpi di scena alcune volte rafforzati), è il gusto estetico di Nolan a stupire maggiormente; il piglio realista porta l'autore a concepire l'intera narrazione in modo lineare e la sperimentazione del formato IMAX, usato per la prima volta in una pellicola di finzione, crea sequenze genuinamente spettacolari, perfettamente valorizzate da una regia precisa e rigorosa; banditi i virtuosismi, salvo che alla fine dello scontro tra Batman e Joker, con un inquadratura rovesciata da antologia, Nolan usa uno stile classico, basato sulla plasticità dell'inquadratura e sul ritmo imposto dal montaggio; l'uso della narrazione parallela è sbalorditivo per la precisione del ritmo con cui le scene si intersecano tra loro, e la fisicità estrema delle scene d'azione, in cui la CGI è usata solo in modo correttivo, mai costruttivo, porta a sequenze action da antologia, come l'inseguimento a metà film o, ancora  di più, lo splendido prologo con la rapina in banca.


Inutile lodare il lavoro del cast: se Ledger ed Eckhart incarnano perfettamente i villain classici dell'Uomo Pipistrello, Bale si riconferma perfetto come Batman e i comprimari Oldman, Caine e Freeman offrono interpretazioni sobrie da manuale.
"Il Cavaliere Oscuro" è una pellicola riuscita ed incisiva, il blockbuster allo stato dell'arte, la prova di come una pellicola commerciale, nata con il solo intento di lucrare su di un personaggio collaudato, messa nelle mani di un autore sapiente, possa generare vero Cinema.

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