sabato 31 agosto 2013

X-Men Le Origini: Wolverine


X-Men Origins: Wolverine

di Gavin Hood

con: Hugh Jackman, Liev Schriber, Danny Huston, Lynn Collins, Will I Am, Taylor Kitsch, Dominic Monaghan, Ryan Reynolds.

Supererostico/Azione/Fantastico

Usa (2009)













Esaurito il primo ciclo di film dedicati agli X-Men con il mediocre "Conflitto Finale" (2006), la Fox decide di continuare a sfruttare il brand dei mutanti di casa Marvel con una serie di spin-off, il primo dei quali viene dedicato al personaggio più famoso ed apprezzato del gruppo, l'artigliato canadese Wolverine, che già nel mondo dei comics era protagonista di una celebre testata in solo; film fortemente voluto dal suo protagonista Hugh Jackman, "X-Men le Origini: Wolverine" è l'ennesimo esempio di film-fumetto idiota, autocompiaciuto e genuinamente brutto, in cui nulla è da salvare.


Creato da Len Wein ed Herb Trimpe, Wolverine esordisce su carta nel 1974 come antagonista dell'incredibile Hulk, per poi essere promosso a comprimario nel gruppo degli X-Men giusto un anno dopo; il forte successo di pubblico della testata, rinnovatasi anche grazie all'inclusione del personaggio, porta la Marvel a creare una serie apposita per Wolverine, la quale esordisce nel 1988 con un intenso story-arc ambientato in Giappone al quale partecipa anche Frank Miller in veste di illustratore; la serie regolare trasforma Wolverine da semplice icona dei fumetti ad icona pop, simbolo di una bestialità ferina incontrollabile e carismatica; e di fatto l'intera caratterizzazione del personaggio ruota attorno alla sua natura bestiale: James Howlett detto "Logan", figlio illeggittimo di un ricco proprietario terriero del XIX secolo (nato da uno stupro perpetrato ai danni della moglie dal fattore Dog Logan), è un mutante i cui poteri consistono nella rigenerazione corporea, che lo rende di fatto immortale, e in una serie di affilati artigli retrattili sugli arti superiori che, assieme ai sensi ferini, lo rendono simile ad un ibrido uomo-bestia; il carattere forte ed indomabile di Logan lo porta spesso a scontrarsi con i suoi stessi compagni: la sua natura bestiale, acuita da anni di rancori e solitudine, lo rende un "diverso tra i diversi", un personaggio tragico perché schiavo della sua stessa natura animalesca; altra caratteristica di Wolverine è l'amnesia totale che lo ha colpito a seguito di esperimento genetico, che gli ha donato anche uno scheletro ricoperto di un'indistruttibile lega detta "adamantio"; escamotagè narrativo vincente, che permette agli sceneggiatori di ambientare storie in più epoche storiche e di far riemergere dall'oscuro passato eroe fatti e personaggi inediti.


Basato su due degli story-arc più celebri di Wolverine, "Origins" (del 2003) e "Weapon X" (del 1991), "X-Men le Origini: Wolverine" tenta di spiegare il passato del personaggio e di colmare i vuoti narrativi lasciati nelle precedenti pellicole, verso le quali si pone come vero e proprio prequel; connessione narrativa che però si realizza a stento: le incongruenze con i flashback visti nel primo film sono palesi e pongono questo antefatto in totale contraddizione; senza contare che nel secondo film si specificava come i famigerati artigli dell'eroe fossero frutto di un esperimento governativo, mentre in questo prequel viene mostrato come Logan di fatto li possedesse già molto prima dell'esperimento; l'amnesia del personaggio viene giustificata, nell'epilogo, con un escomatagè narrativo totalmente ridicolo: una sorta di pistola "cancella memoria" con il quale l'eroe viene colpito da Stryker per cercare di fermarlo.


Se le contraddizioni con i precedenti film sono vistose, ancora più marcate sono quelle interne alla trama; della famosa bestialità del personaggio nulla viene mostrato: Wolverine viene caratterizzato come un semplice soldato che, di punto in bianco, decide di abbandonare il suo corpo di appartenenza (formato esclusivamente da mutanti) perchè stanco di sottostare agli ordini del volitivo Stryker, in una scena a dir poco ridicola; quando questi, anni dopo, rincontra il suo vecchio capo e afferma che "lo ha trasformato in una bestia" le risate sono assicurate; risate che davvero si trattengono a stento durante la visione: il ridicolo involontario fa capolino fin dal prologo, in cui vengono spiegate le origini secolari del protagonista e mostrato il suo primo omicidio in modo esilarante; ridicolo che si palesa, prepotente ed inevitabile, anche in scene d'azione tirate su alla bene e meglio da Hood, vistosamente a disagio con le sequenze action: tutte costruite sulla fisicità di Jackman, queste sono palesemente finte, ricreate in studio con un green-screen sul quale i fondali sembrano appiccicati con lo scotch e che si fondono malissimo con le riprese in esterni; colpa, oltre che di una regia svogliata e poco ispirata, di effetti speciali da due soldi, palesemente finti, che mandano all'aria ogni forma di sospensione dell'incredulità.


Inutile cercare di appassionarsi alla storia, che di fatto si conclude nel solo prologo; per il resto ogni azione, ogni traccia narrativa ed ogni relazione è puramente pretestuosa, atta unicamente a portare in scena un numero esorbitante di personaggi, per la sola ed unica gioia dei fans, tutti privi di carisma e della anche più basica forma di caratterizzazione; tra i tanti, l'apparizione più attesa dagli appassionati era quella del mutante Gambit (malamente impersonato dalla star di "Lost" Taylor Kitsch): assente storico nei film precedenti, il mutante-biscazziere è protagonista indiscusso del terzo atto, dove arriva perfino a voltarsi verso il pubblico e ad esclamare "Ti sono mancato?", rivelando la natura strettamente "for fanatics only" dell'intera operazione.


Tutto il resto è una serie di gag stupide, azione malriuscita e sequenze prive di mordente, che trascinano stancamente il film verso un finale ovviamente aperto, in cui ogni traccia narrativa viene malamente conclusa dalle famose "scene extra" in puro Marvel style. Persino la scena dell'esperimento, che sulla carta avrebbe dovuto essere cupa e drammatica, viene risolta senza la minima enfasi e con un epilogo ridicolo, nel quale Jackman sfoggia prepotentemente la sua scultorea fisicità correndo a chiappe nude per i boschi; e nonostante l'intera pellicola si concentri su di lui e sul suo alter ego, alla fine l'unico personaggio a bucare davvero lo schermo è Sabretooth, fratello "malvagio" dell'eroe che, grazie al carisma di Liev Schriber, divora letteralmente ogni scena in cui appare. Colpa, al solito, di una sceneggiatura scialba e stupida e di una regia poco ispirata; fatto sta che i fans sembrano apprezzare il lavoro di Jackman e soci: il film è un successo e spiana la strada ai successivi "X-Men: L'Inizio" e "Wolverine l'Immortale" (2013), entrambi più riusciti di questo primo spin-off dedicato ai mutanti reietti.

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