giovedì 29 agosto 2013

Watchmen


di Zack Snyder

con: Patrick Wilson, Jackie Earl Haley, Jeffrey Dean Morgan, Billy Crudup, Matthew Goode, Malin Ackerman, Carla Gugino.

Cinecomic/Fantastico/Distopico

Usa (2009)

















--SPOILERS INSIDE---

La grandezza di un autore del calibro di Alan Moore può essere intesa appieno anche semplicemente sfogliando le pagine di uno dei suoi massimi capolavori, quel "Watchmen" che negli anni '80 sconvolse critica e pubblico grazie alla profondità dei temi trattati e alla splendida caratterizzazione dei protagonisti, tanto che il Time finì per inserirlo nella classifica dei 100 migliori romanzi in lingua inglese del '900; serializzato tra il 1986 e il 1987 (di pari passo con un altro grande capolavoro del fumetto occidentale, quel "Il Ritorno del Cavaliere Oscuro" di Miller che ridefinì storia ed identità di Batman e, con esso, quello del fumetto mainstream), "Watchmen" è un'opera complessa ed affascinante, un'ucronia distopica basata su due presupposti apparentemente inconciliabili: l'omaggio alla tradizione del fumetto supereroistico a stelle e strisce e la sua totale disintegrazione mediante la creazione di personaggi complessi e dalla psicologia sfaccettata, che si muovono in mondo che rispecchia i problemi e le contraddizioni della società occidentale dell'epoca.


In 12 volumi, strutturati come un intenso countdown verso un finale apocalittico e spiazzante, Moore intesse una trama contorta, ricca di colpi di scena e rivelazioni inaspettate, basata per la maggior parte sulla descrizione dei personaggi e del loro ruolo di supereroi in un mondo squarciato dalla Guerra Fredda; l'universo di "Watchmen" si basa infatti su di un assunto quantomeno intrigante: negli anni '30, a seguito del successo delle prime testate supereroistiche, normali cittadini cominciano a vestirsi con costumi sgargianti e a pattugliare le strade; la moda dei vigilantes comincia a dilagare e questi divengono subito delle celebrità; superato l'entusiasmo degli inizi, gli eroi divengono ben presto obsoleti a causa della mancanza di nemici pittoreschi da sconfiggere, e decidono di continuare a servire il paese ognuno a modo loro: chi come agente del governo (il Comico), chi come supereroe privato al servizio della cittadinanza (Capitan Metropolis), chi ancora come semplice celebrità (Silk Spectre); mentre la Guerra Fredda e il Pericolo Rosso si affacciano prepotentemente alla ribalta, accade l'impensabile: nasce un vero super-uomo dotato di poteri quasi divini, il Dr. Manhattan, subito usato dal governo statunitense come deterrente anti-nucleare; anni dopo, nel 1985, una nuova generazione di vigilantes, attivi fino alla fine degli anni'60 e poi costretta al ritiro al seguito dell'emanazione di una legge anti-eroi, deve fare i conti con il lascito del proprio passato: Nite Owl, geniale uomo di scienza rampollo di una ricca famiglia, passa le sue giornate nella nostalgia dei giorni di gloria; Ozymandias, divenuto un ricchissimo imprenditore sfruttando la sua immagine di eroe mascherato, lavora con il governo per la salvaguardia del pianeta e per il progresso tecnologico; il Dr.Manhattan continua la sua opera di deterrenza, aiutando al contempo gli scienziati nello sviluppo di nuove tecnologie; la nuova Silk Spectre, figlia della precedente, deve fare i conti con il suo rapporto disfunzionale con Manhattan e con il burrascoso passato della genitrice; infine il misterioso Rorschach, la cui identità è ignota persino ai suoi ex compagni, continua a ripulire le strade con il pugno di ferro; l'esistenza di questo gruppo di ex eroi viene sconvolta dall'assassinio de Il Comico, vigliante mascherato della prima generazione poi passato tra le fila dei servizi segreti, ucciso in circostanze misteriose; l'indagine sulla morte del Comico, però, è solo il preludio ad una serie di eventi catastrofici che sconvolgerà l'intero pianeta.


Moore traccia uno perfetto spaccato di un gruppo di personaggi disfunzionali, incarnazione degli archetipi classici del supereroe: il Dr. Manhattan altri non è che Superman, un uomo i cui poteri illimitati hanno reso simile ad un dio e che, di fatto, ora possiede ben poca umanità; Ozymandias è l'essere umano che, grazie alla disciplina marziale e alla meditazione stoica, riesce a superare molti dei limiti derivanti dalla sua natura, fino a sfiorare lo status del divino; Nite Owl è una sorta di Batman invecchiato, la cui vita totalmente dedita alla repressione dei crimini ha portato ad una sorta di dipendenza dalla propria identità alternativa, ora repressa sotto la quotidiana mediocrità, ma pronta a sgusciare fuori con prepotenza; Rorscharch, infine, è il lato oscuro di ogni eroe: un uomo ossessionato dal concetto stesso di giustizia al punto da distruggere qualsiasi cosa si contrapponga ad esso.
Evitando ogni idealizzazione, Moore mostra il lato può nascosto e problematico di ogni personaggio, costruisce ciascuna psicologia con una cura unica, creando figure vive e credibili; personaggi, si diceva, che anzicchè combattere improbabili criminali in costume, devono misurarsi con i problemi più vivi ed urgenti della società del secondo dopoguerra: le rivolte studentesche, la guerra del Vietnam e sopratutto la minaccia nucleare, vista come pericolo incombente; il tutto in una società cambiata grazie alla presenza del super-uomo e al progresso che esso ha portato, un'ucronia dickiana nel quale gli Usa hanno vinto la guerra in Vietnam, Nixon è presidente da quasi vent'anni e la società è pregna di una tecnologia avvenieristica.
Per omaggiare la golden age del fumetto superoistico, Moore, di concerto con il disegnatore Dave Gibbons, da ai personaggi la classica fisionomia da super eroe, con mascelle squadrate e muscoli pompati; immerge poi l'intera storia in colori vivi e pulsanti, con disegni sgargianti perfetti eredi dello stile pop degli anni'60, contrapposti alla cupezza noir della storia; nel racconto, Moore ibrida la narrazione per immagini con la narrativa canonica, concludendo ogni volume con estratti delle memorie dei personaggi, come la biografia del primo Nite Owl nei primi numeri; infine, omaggia la forza evocativa del media fumettistico con una narrazione metareferenziale: un "fumetto nel fumetto" letto da uno dei personaggi secondari e usato come metafora della deriva psicologica e morale dei personaggi principali.


Successo commerciale a livello globale, "Watchmen" attirò fin da subito le attenzioni dei produttori di Hollywood, i quali acquisirono i diritti di sfruttamento dell'opera già alla fine degli anni'80; un primo adattamento su grande schermo venne affidato niente meno che a Terry Gilliam che, innamoratosi del fumetto, accettò l'incarico con entusiasmo, salvo poi dover abbandonare il progetto a causa della sua intrinseca difficoltà: la storia di base è stata scritta e concepita per essere narrata mediante il media fumettistico e mal si prestava ad essere riadattata per quello cinematografico; insoddisfatto della sceneggiatura, che a suo dire sacrificava troppo degli splendidi personaggi in favore della narrazione, Gilliam rifiutò di girare il film anche come omaggio a Moore, con il quale nel frattempo aveva stretto una forte amicizia. Il progetto di adattamento restò quindi congelato per quasi vent'anni; con l'avvento della "febbre dei supereroi" al cinema, la Fox riprese l'iniziativa di adattamento del capolavoro di Moore nel 2005, per la regia di Paul Greengras e su sceneggiatura degli sciagurati Orci e Kurtzman, che nell'adattare il comic originale sconvolsero totalmente trama e personaggi arrivando finanche a cambiare l'iconico finale; progetto che fortunatamente non vide mai il buio della sala: persi i diritti di sfruttamento, il progetto passò così in mano alla Warner, che affidò la regia a Zack Snyder, fresco fresco del successo (di pubblico) ottenuto con il suo "300"; se sulla carta il regista sembrava la scelta peggiore per adattare un'opera complessa e raffinata come "Watchmen", il risultato finale è, fortunatamente, molto meglio di quanto si potesse sperare: una trasposizione letterale del fumetto originale che ben ripropone storia e personaggi, pur con le dovute differenze.


Il merito della riuscita è da attribuirsi proprio alla regia di Snyder che, paradossalmente visti i suoi lavori precedenti, riesce a creare sequenze potenti ed esteticamente appaganti; con una sceneggiatura che è un semplice copia-incolla del fumetto, Snyder ripropone tutti gli aspetti più riusciti dell'opera di origine: dalla paura per il nucleare alle idiosincrasie dei personaggi, il film ripropone passo passo ogni singolo evento mostrato nel fumetto, con le inquadrature basate talvolta sulle singole tavole; il gusto estetico di Snyder si fa sentire e dona una sua personalità al film che lo allontana dalla matrice cartacea; abbandonati i colori sgargianti e saturi, il regista immerge la storia in una luce cupa, fatta di forti contrasti cromatici, con la tonalità blu scuro a farla da padrone nelle scene in notturna; il 1985 alternativo viene rappresentato non più come un "futuro alternativo", ma come un passato ucronico, nel quale le scenografie avvenieristiche del comic lasciano spazio ad architetture retrò e verosimili; nella costruzione delle scene Snyder non abusa dei ralenty (miracolo!), comunque presenti, e coreografa le poche sequenze d'azione con un gusto per la plasticità unico; talvolta, però, il regista si lascia prendere la mano e finisce per non controllare il film, come nel lungo combattimento iniziale, dalla tempistica talmente dilatata da sembrare eterno, o come nella scena di sesso tra Nite Owl e Silk Spectre che, costruita sulle note dell' "Allelujah" di Leonard Cohen  finisce per essere ridicolmente fuori luogo.


Ed è proprio l'uso della colonna sonora uno degli aspetti più interessanti del film: con pezzi del calibro di "All along the Watchtower" di Jimi Hendrix e "The times they are A-changing" di Bob Dylan, Snyder riesce a costruire sequenze forti ed evocative, come la splendida opening o, ancora meglio, la lunga sequenza del funerale; la trasposizione di un'opera monumentale e complessa, in apparenza inconciliabile con le tempistiche cinematografiche, diviene così un cinecomic riuscito e che rispetta il materiale di partenza con una venerazione quasi religiosa; anche se con una vistosa differenza: il finale totalmente riscritto.
Il piano apocalittico di Ozymandias viene ripensato e l'intero ultimo atto viene riscritto quasi completamente; se nel fumetto l'ex super-eroe creava una sorta di alieno transdimensionale e lo scatenava su New York per creare un nemico comune utile a rinsaldare i popoli della Terra ed evitare la catastrofe nucleare, nel film l'alieno viene rimpiazzato dal Dr.Manhattan, che Ozymandias fa credere ostile alle nazioni; i motivi di questo cambiamento sono ufficialmente ignoti e sono dovuti al trattamento effettuato da Orci e Kurtzman nel 2006; una delle cause del cambiamento può forse essere ricercata nella natura strettamente fumettistica dell'opera originale: su schermo, il polipone alieno forse non avrebbe reso a dovere, finendo per divenire ridicolo anzicchè spaventoso; fatto sta che il terzo atto, riscritto dal Alex Tzé e David Hayter, tutto sommato funziona, sopratutto nel dipingere Ozymandias come un finto villain, un uomo che decide di superare la differenza tra bene e male per un fine più grande e che per questo rimane solo, abbandonato anche da coloro che dovrebbero ringraziarlo; unico neo: lo splendido dialogo finale tra lui e il Dr.Manhattan viene eliminato e ripreso solo successivamente, in una sequenza tra Nite Owl e Silk Spectre; la riflessione sulla mancanza di una "fine", intesa come epilogo alle azioni umane e sulla conseguente futilità di ogni azione, messa in bocca a due personaggi ordinari non rende a dovere, vanificando l'inquietitudine che dovrebbe comunicare.


Il lavoro svolto sui singoli personaggi è tuttavia encomiabile, merito sia della sceneggiatura "letterale", ma anche di un gruppo di attori di indubbio talento; chiamati ad interpretare personaggi non facili, gli attori, tutti pressocché sconosciuti al grande pubblico, svolgono un buon lavoro sia dal punto di vista della fisicità che del carisma; su tutti svettano Patrick Wilson e Jackie Earl Haley (che già avevano collaborato in precedenza in "Little Children" nel 2006): il primo è un Nite Owl sfatto ed ingrassato, ma ancora credibile come super-eroe, il secondo un Rorscharch folle, ma controllato, mai istrionico o sopra le righe; buona anche la resa del personaggio del Dr.Manhattan, la cui voce non viene modificata elettronicamente, a rimarcare una componente umana sopita ma presente; l'unico attore fuori parte è Matthew Goode, il quale purtroppo non riesce ad essere credibile nei panni del machiavellico Ozymandias a causa della mancanza del fisico necessario.


Adattamento letterale ma divertente, il film di "Watchmen", pur non rendendo in toto giustizia al capolavoro di Moore, rappresenta un bel esempio di cinecomic: esteticamente affascinante ed intrigante nei contenuti, è l'ennesima prova di quanto il media fumettistico possa dare di buono al cinema, quando usato per veicolare opere forti e non solo per il misero intrattenimento di un pubblico di bambocci.

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