venerdì 25 ottobre 2024

Buio Omega

di Joe D'Amato.

con: Kieran Carter, Cinzia Monreale, Franca Stoppi, Sam Modesto, Anna Cardini, Lucio D'Elia, Mario Pezzin.

Italia 1979


















Quando si parla di Joe D'Amato, la mente non può che correre alle decine di exploit hard che ha diretto e prodotto nel corso di tre decenni. Ma se ci si riferisce a lui come autore di film di genere, in particolare di pellicole horror, la mente non può che giungere immediatamente ad un titolo diventato famoso anche presso chi di horror magari ne mastica poco o niente, ossia Buio Omega.
Un film che in realtà si discosta platealmente dalla tradizione orrorifica dell'epoca, sia quella nostrana fatta ancora di "giallo movies" a là Dario Argento, che quella più fantastica di stampo baviano: non ci sono serial killer dai guanti neri, né streghe vendicative, tantomeno zombi affamati di carne umana, benché non manchi il cannibalismo. La storia di Buio Omega è in realtà più ricercata, caso strano nell'ambito della filmografia di Massaccesi, che ha sempre fatto della derivatività il suo cavallo di battaglia; non che le influenze anche importanti manchino, tutt'altro, potendosi benissimo ascoltare l'eco di Hitchcock e dei suoi Rebecca- La Prima Moglie e l'immortale La Donna che visse due volte, ma anche quel L'Orribile Segreto del dottor Hichcock di Riccardo Freda che per primo si rifece ai classici per portare in scena una morbosa storia d'amore coniugale.
Quello che il buon Massaccesi fa qui è semplicemente quello che ogni vero filmmaker fa, ossia rielaborare le influenze altrui per creare qualcosa dotato di una propria personalità; cosa che, per una volta, gli riesce davvero.




In un paesino dell'Alto Adige, il giovane Frank (Kieran Carter), appassionato di tassidermia, ha da poco sepolto la giovane e bellissima moglie Anna (Cinzia Monreale). Incapace di dire addio all'amata, decide di trafugarne il cadavere e imbalsamarlo, così da tenerlo ancora nel talamo nuziale. Situazione precaria complicata dalla presenza di Iris (Franca Stoppi), sinistra governante perdutamente innamorata del giovane vedovo.


















La trama è quella di un dramma d'amore virato all'orrore puro, quello più terreno, dato dalla devianza rivoltante di una mente a pezzi, la quale porta alla necrofilia e all'omicidio. Un soggetto che Massaccesi riprende sia da Freda che da quel Il Terzo Occhio, dimenticato thriller con venature necrofile interpretato da Franco Nero nel 1966. Non per nulla, anche Buio Omega porta la firma di Mino Guerrini, che aveva già diretto quel deviato horror gotico.
Massaccesi ovviamente carica lo stesso soggetto con tutto il sesso e la violenza possibile e Buio Omega diventa automaticamente una sorta di storia d'amore fatta di budella eviscerate, un racconto della gelosia incasellato in mezzo a corpi fatti a pezzi a suon di mannaia, il ritratto di una mente folle immerso in una pozza di carne putrescente; in poche parole, un'ideale via di mezzo tra l'exploitation più viscerale e una rielaborazione in abiti moderni delle storie del terrore di stampo vittoriano.














All''interno di un classico intreccio che potrebbe figurare benissimo in una produzione Hammer del decennio precedente, Massacesi aggiunge poi un paio di ossessioni tipiche del cinema nostrano anni '70 e del suo stesso cinema.
La prima è data dalla tematica dell'incesto, che si affaccia in modo esplicito solo in una scena per poi restare tra le righe per tutto il film. L'amore sempiterno di Frank per Anna altro non è se non la sublimazione di quello mai consumato per la madre, della quale la donna è una perfetta sosia. Il personaggio di Iris diventa così doppio oscuro non solo della angelica moglie, ma anche della madre, data la differenza di età tra i due. Il legame anch'esso morboso che li unisce è anche qui quello tra un figlio e una madre virato alla devianza più genuina, come esplicitato nella scena in cui lei lo allatta al seno per sedurlo e calmarlo.
La seconda è data dal cannibalismo, che D'Amato inserisce come riferimento a quel filone che aveva ampiamente saccheggiato in quegli anni e che prende le forme dei morsi che sovente Frank infligge alle sue vittime, a sottolinearne lo stato di devianza irrecuperabile, non tanto quella di un amante folle, quanto quello di un vero e proprio psicopatico ossessionato.


















A decretare la riuscita del racconto è in primo luogo l'azzeccatissimo cast. Kieran Carter funziona certamente per la sua bellezza glaciale, ma soprattutto per la sua inespressività, che lo rende una maschera fredda e immobile persa nella contemplazione di un amore perduto. Franca Stoppi, con i suoi lineamenti da tipica signora meridionale, è perfetta nei panni della volitiva matrona. Mentre la bellissima Cinzia Monreale, dai lineamenti candidi e fragili, incarna alla perfezione l'ideale di un amore etereo.
Ciò che rende Buio Omega del tutto indimenticabile è poi la cosa più ovvia, ossia il gusto di Joe D'Amato per l'eccesso senza freni.


















Come sempre nel suo cinema, la regia non lascia nulla all'immaginazione: l'eviscerazione del corpo di Anna avviene a pieno favore di macchina, con le budella sfilate via dal ventre e gli occhi sostituiti da protesi. Anche la macellazione del corpo dell'autostoppista americana diventa un trionfo di carni spappolate dinanzi all'obiettivo curioso della regia. La sensazione di disgusto che ne deriva è semplicemente sublime, ma la mano di Massaccesi si ritrova anche in modo più sottile (per modo di dire) quando rende del tutto insostenibile una scena sulla carta normale, ossia il pranzo a base di spezzatino, il quale viene ritratto in modo decisamente più rivoltante di maciullazioni ed eviscerazioni.




















La costruzione delle scene è qui più ricercata che in molti altri exploit di D'Amato. L'occhio per l'inquadratura a effetto non manca mai, con la macchina da presa che sa davvero come muoversi nei meandri della grande villa, ricercando soluzioni sempre belle sul piano estetico. E per una volta, Massaccesi non deve limitarsi a copiare la sonorità dei Goblin, potendosi permettere quelli veri; peccato però che le note della loro partitura, pur orecchiabile e affascinante come sempre, finisca per stridere con la cupezza di storia e personaggi.


















Buio Omega è così un racconto morboso e voyeuristico perfettamente riuscito e persino godibile e affascinante. Si da per scontato, ovviamente, che lo spettatore non si lasci impressionare facilmente dalla sua carica gore, la quale rappresenta sicuramente un punto di interesse, ma per una volta non l'unico all'interno di un film di Joe D'Amato.

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