mercoledì 17 aprile 2024

Una Bella Grinta

di Giuliano Montaldo.

con: Renato Salvatori, Norma Bengell, Nino Segurini, Marina Malfatti, Dino Fontanesi, Raffaele Triggia, Iginio Marchesini, Gino Agostini, Brenno Baratella.

Drammatico

Italia 1965

















Ottenuta (nel bene e nel male) l'attenzione di critica e pubblico con "Tiro al Piccione", Giuliano Montaldo si ritrova per qualche motivo a dirigere pellicole exploitation per un paio d'anni. E' in tale periodo che firma con lo pseudonimo di Elio Montesi il documentario pruriginoso "Nudi per Vivere", così come un episodio del piccante "Extraconiugale".
Dovrà attendere fino al 1965 prima di potersi dedicare ad un'opera congeniale, quando dirige "Una Bella Grinta", dramma umano e lavorativo che lo porta a confrontarsi con gli effetti dell'allora imperante boom economico.



Ettore Zambrini (Rentato Salvatori) è un piccolo imprenditore del settore tessile con grandi aspirazioni. Strozzato dai debiti regressi, è pur pronto a farne di nuovi per espandere la sua attività. Nel frattempo, la moglie Luciana (Norma Bengell), da cui si era separato qualche tempo prima, sembra volersi riavvicinare, ma continuando al contempo una relazione extraconiugale...




Due tracce narrative eterogenee: da una parte lo spaccato del mondo della piccola imprenditoria, dall'altra il melodramma della gelosia, talvolta declinato come un noir.
Montaldo usa due storyline per creare un unico ritratto, quello di un uomo caparbio, "grintoso", che non si arrende davanti a nulla pur di arrivare al successo. Non un arrivista in senso stretto, quanto il tipico italiano volenteroso di espandere i propri averi e orizzonti, volendo al contempo mantenere i rapporti famigliari.
Zambrini, in tal senso, è una figura riuscita, quasi empatica visto anche il carisma di Salvatori: un uomo che viene dal nulla e che vuole una fetta della ricchezza che in Italia si sta finalmente generando. La rivalità in amore diventa così una metafora delle pressioni sociali e economiche che è costretto a sopportare.
Pressioni che hanno la forma degli strozzini, quei ricchi "dai capelli bianchi" pronti ad approfittarsi del parvenu per spennarlo selvaggiamente. Il rivale, viceversa, è un giovane, un ragazzo che che come il protagonista ha una sana voglia di vivere.
Montaldo non patteggia per Zambrini, ne descrive la lotta e il trionfo con distacco cinico, limitandosi a dipingerne le gesta per lasciare al pubblico ogni giudizio. Un personaggio che in ultima analisi è negativo, ma la cui storia è senz'altro drammatica.



La commistione narrativa talvolta funziona, talaltra meno. Di certo la mano dell'autore riesce a dar vita a sequenze interessanti, come quella dell'inseguimento per i vicoli di Bologna, reminiscenza di tanto cinema di genere americano e non. Ma l'insistere in una storia di tradimento e crimine finisce per l'ingolfare il ritmo a tratti in modo troppo marcato; tanto che la descrizione della rivalità con gli altri imprenditori e di quelle figure volitive resta davvero la parte più riuscita di tutto il film.
"Una Bella Grinta" mostra quindi il lato di un'ambizione non sorretta da un'esecuzione adeguata, ma rimane lo stesso un'operazione convincente. Montaldo tenterà di replicarla decenni dopo con "L'Industriale", aggiornando storia e personaggi all'Italia del XXI secolo, con esiti questa volta disastrosi.

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